2.5.10

ospedale san spreco

L'ospedale San Carlo ora ha sul tetto una bella insegna luminosa, recante la denominazione del nosocomio, casomai qualche distrattone non capisse cosa sia quella serpe che si affaccia sulle case Gescal di San Siro. Le letterone sono costate 200mila euro e la somma è stata prelevata dal fondo etico dell'ospedale. La struttura, inaugurata nel 1967, ha, tra i tanti problemi, quello di essere da tempo fatiscente, con pezzi dei rivestimenti esterni crollati e pericolanti. Pochi giorni fa è stato inaugurato un impianto fototermico, mentre a febbraio era stata varata una pista di elisoccorso. Si era in campagna elettorale e con grande pompa Formigoni annunciava l'inizio del servizio di eliambulanza per la fascia ovest milanese. Peccato che l'eliporto verrà smontato e portato via! Un ospedale serve alla collettività, ma ancora una volta nel settore pubblico si assiste alla predominanza di interessi particolari. Questa sera la trasmissione "Report" si è occupata del modello sanitario lombardo, egemonizzato all'eccesso da soggetti privati e partiti, a scapito delle cure per i cittadini. In Italia la sanità ruota tutta intorno ai benedetti "DRG" (Diagnosis Related Groups), importati dagli Usa e dall'Europa: con questo sistema si rimborsa alla struttura erogante la prestazione effettuata, secondo parametri predefiniti. Così, se nel sistema pubblico per un medico non cambia fare una o mille operazioni, nel privato invece sì, tanto da far lievitare gli stipendi dei guaritori fino a 70/80.000 euro e più; mensili! Con operazioni inutili ma ben remunerate. E' così che si rinuncia alla salute come diritto universale, con le aberrazioni risapute, come il caso della Humanitas di Rozzano (valvole cardiache difettose impiantate a tutti i costi per profitto) e la tristemente nota "clinica degli orrori", la S.Rita (ormai rinverginata col nome "Istituto Clinico Città Studi"), per il cui processo il pm ha chiesto l’aggravante della crudeltà. Crudeltà, sì, di fare una diagnosi sbagliata, scientemente, per lucro. A esempio, quella del morbo di Alzheimer è possibile in vita con una biopsia del cervello, ma è una procedura difficile e dolorosa e si preferisce continuare in base a schemi per esclusione, con valutazioni di tipo probabilistico. Spesso però, siccome i posti-letto per questa malattia sono i più remunerati, ai (presunti) malati di Alzheimer sono dedicati numerosi reparti negli ospizi, anche se per molti il morbo non è certo quello ma altri (demenze post-infartuali, psicosi, malattie rare). Capita così di "spingere" già prima dell'istituzionalizzazione verso questa diagnosi, con assurdità inaudite (può un ictus causare il morbo di Alzheimer? Sì, certo, se sei medico e l'ospizio ti unge se gli mandi nuovi "clienti"). Rotelli, il boss messo a fuoco da Report, si salvò nel processo - tra gli altri - per l'esplosione della camera iperbarica al Galeazzi scaricando le colpe su un primario. Ma altri processi incombono su questo imperatore della medicina, anch'esso figlio d'arte: cioè di un piduista. Poi c'è chi ha cliniche e giornali, come gli Angelucci. Su tutto, svetta la benedizione del marchio fondato dal defunto don Giussani. Ippocrate...chi era costui?

"Ma lei perché fa il prete?" (Giovanni Battisti Montini a don Verzé, qualche tempo prima di sospenderlo dal ruolo sacerdotale)

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