27.6.10

rispettare i bambini

Il mondo si potrebbe ormai permettere un grande lusso: amare i bambini e rispettarli.
A Firenze si è appena conclusa Pitti bimbo: non trovo solo esecrabile che esista un commercio fiorente su abiti e accessori per bambini - naturalmente ricchissimi - ma che dei piccoli vengano fatti sfilare. Nonostante esistano l'Unicef, la dichiarazione dei diritti del fanciullo e una caterva di discorsi sul rispetto dell'infanzia, sappiamo che le azioni sono ben lungi dal proteggere i piccoli delle società: bambini soldati, lavoratori, prostituiti, morenti per fame, malattie e guerre. 
E da noi? Sorvolando sul fatto che oggi molti comincino a chiedersi se mandare i propri bambini all'oratorio, mi domando se sia sufficiente il codice di autoregolamentazione tv e minori. Intanto, spero che Mike Bongiorno si sia portato con sé nella tomba i programmi con piccoli concorrenti: una barbarie che sembra incoraggiare atteggiamenti adulti da calare sui piccoli; il traslato è che, nello scimmiottare i grandi, ai bambini venga aperta la porta del sesso proprio "adulto". Penso infatti che simili programmi avessero tra i telespettatori molti pedofili; sorgono poi dubbi inquietanti sul fatto che ci siano genitori disposti a "vendere" i propri figli. Per andare in tv, certo, ma...solo quello? C'è anche la pubblicità di settore, con corollari di agenzie (tutte serie?) e soprattutto bombardamenti a tappeto di spot per bambini: anni fa erano proibiti, anche se la cosa durò poco. Ma i piccoli vengono indottrinati al consumo, restano ipnotizzati più dagli spot che dai cartoni, indotti così a "ricattare" i genitori per le compere. Sotto i 6 anni i bambini non possono difendersi, parola di Federal Trade Commission. Ci sono paesi europei che hanno bandito o limitato la pubblicità per bambini. Ma da noi i piccoli mangiano, ingrassano, e si addormentano con la tv. Con buona pace dei genitori che in un caso su due non controllano nemmeno cosa guardino i figli sul piccolo schermo.
Sarebbe infine davvero un lusso se i bambini non venissero usati nelle pubblicità: una grande forma di rispetto sarebbe disegnarli, invece di usarne l'immagine per veicolare acquisti - e anche comportamenti. Ma non è così; per vendere giocattoli, pappe, pannolini, detergenti, perfino automobili e polizze i bambini vengono buttati in "pornografia" alla grande.
© 2010 Peanuts Worldwide LLC
La televisione fa male a tutti  e non mi riferisco alle campagne persecutorie della Rai volte a estorcere il canone a tutti i costi - terrorismo compreso. Sarebbe utopia somministrarla ai bambini col contagocce  o  proprio per nulla. Ma è più facile parcheggiarli davanti al più grande educatore di tutti i tempi e purtroppo non si tratta di Steiner o di Freire. Ora col digitale terrestre proliferano i canali tematici dedicati ai bambini. Con l'imperativo di vendere, vendere e ancora vendere. Quanto rimpiango la tenerezza di Charles Monroe Schulz, che i bambini li disegnava con un umorismo e un esistenzialismo capaci ancora d'incanto. Non c'è bisogno di citare Umberto Eco, per definire i Peanuts poesia.

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