23.7.10

Bonifiche e malefiche

Dopo che, come in una profezia, le dichiarazioni di sindaco e vicesindaco sull'inesistenza della mafia a Milano vengono confutate da inchieste, arresti e così via, sembra che anche sulla cementificazione - affare privilegiato delle mafie - e ambiti correlati si stiano scoprendo gli altarini. Majorino invoca un'inchiesta su Santa Giulia, ma è il solito favoreggiamento del Pd al Pdl: le aree sottoposte a bonifica sulla carta ma non di fatto sono molte di più.  Terreni inquinati, con la compromissione della falda e quindi dell'acqua, sono infatti presenti in molte aree interessate da speculazione edilizia. E' il caso della Bicocca: nel quartiere-cantiere cronico, per anni è stata ritardata l'apertura di quello che doveva esserne il simbolo, la collina dei ciliegi; nome poetico, a coprire, come nel resto dell'area, i veleni di decenni di lavorazione industriale. Veleni sono interrati nella maggior parte delle zone con un passato industriale: Bovisa, dove stavano i gasometri, Sesto San Giovanni (dove si ritrova ancora Zunino e la Risanamento Spa), il nuovo quartiere Ravizza tra le vie Bazzi e Ripamonti e quello Ventura a Lambrate.
Non ci vuole il Pecorella né un medium per capirlo: eseguire bonifiche regolari richiede denaro, tempo, strumenti; non conviene a chi, come la 'ndrangheta, guadagna sul movimento terra che deve svolgersi senza intoppi. Basta osservare un cantiere su un area dal passato industriale: all'inizio magari i sondaggi si fanno, pro-forma, ma anche questo non è detto si verifichi; poi non si vedono addetti con tute bianche, maschere, attrezzi e macchinari appositi, né mezzi speciali. Si scava e si comincia subito a costruire. Le bonifiche non convengono e, tanto, gli effetti di queste gravi omissioni sono invisibili, striscianti e lenti. Ma col tempo diventano stragi. Mafiose.

Nessun commento:

Posta un commento