6.3.11

Batpirla

-"Mamma mamma! Mi compri la casa di Batman?! Eh, mamma?"
-"Cosa?! M'hai preso per la Moratti!? Invece, guarda che bella 'sta macchinina."
- "Uh,,guardia di...finanza! E che fanno?"
- "Arrestano i ladroni... E molto più di Batman!"

Che il figlio di Moratti abbia voluto una casa con batcaverna e altre amenità simili, per quanto mostri un livello mentale da ritardato, è evidentemente secondario rispetto alla gravità degli illeciti su cui sta indagando la magistratura. Il familismo immorale è una metastasi  dell'etica pubblica: considerare i legami familiari come unico vincolo sicuro per mantenere un ricco potere è lo stesso pensiero che informa il capitalismo familiare come pure i gruppi mafiosi. Le grandi aziende di famiglia guarda caso sono quelle che hanno ottenuto maggiori vantaggi dai diversi partiti politici, che hanno così favorito interessi privati, a scapito del benessere collettivo: oltre agli Agnelli, è il caso di Benetton, Del Vecchio, Pirelli, Ligresti, Impregilo e, ovviamente, Berlusconi. Il paradosso è che tra favori politici e rampolli deficienti, spesso i vegliardi faticano a lasciare in eredità il timone ai giovani della famiglia: a parte l'ottenebrato cronico Lapo Elkann, vale la pena ricordare il figlio di Caprotti, padrone dell'Esselunga, che stornò per sé soldi dell'azienda ottenendo così di essere diseredato dal padre (che pure minacciò di vendere tutto a una società americana).
Il meccanismo mafioso permea quindi la criminalità organizzata vera e propria come quella rivestita di una patente di legalità. Nelle mafie il senso della famiglia è fondamentale e lo si vede già da termini e rituali: padrini, famiglie, vendette bianche, il ruolo delle donne sia per stringere allenze tra clan con matrimoni che per inculcare ai piccoli l'etica mafiosa (omertà, fedeltà, etc) oltre a essere, le più giovani, le nuove menti delle famigghie, con notevoli competenze informatiche o economiche per gli studi compiuti spesso all'estero. Quindi, di nuovo un discorso di managerialità che accomuna famiglie capitaliste e mafiose. 
Da questa faccia immorale del familismo discendono poi il nepotismo, le raccomandazioni, le parentopoli...
Anche nelle piccole imprese c'è un capitalismo familiare; ma oltre a chi, per  formazione e impronta familiare, si danna onestamente e con buoni risultati, c'è chi si ritrova invece un piccolo tesoro che crede di poter trasformare in un impero, portando presto al fallimento la piccola azienda, con buona pace dei pochi dipendenti gettati sul lastrico, nonostante la decantata laurea alla Bocconi del figlio (d'androcchia).
Se possa esser giusto che un panettiere passi il negozio al figlio, nella speranza che l'attività non fallisca e anzi rimanga florida, è dannosissimo che le grandi aziende si affidino a elementi spesso cresciuti così viziati da essere degli emeriti imbecilli: lauree più o meno comprate, stage in aziende clienti, master farlocchi fanno sì che i nuovi manager consanguinei debbano costantemente ricevere favori politici per non ritrovarsi a fare i lavapiatti. Il figlio di Moratti non è da meno: nottambulo, spaccone fino alla rissa, con uno sguardo non acutissimo, si ritrova costretto giudizialmente a pagare i maxilavori  eseguiti in via Ajraghi, e forse, in futuro, a dover corrispondere quel milione di euro per una variazione di destinazione d'uso non richiesta. Sarebbe stato bello se si fosse parlato del ripopolamento dei pipistrelli a Milano, che, mancandovi, hanno reso le invasioni zanzariche terribili, ma sicuramente più preoccupante è la riforma giudiziaria che bolle in pentola a favore del malato di mente di Arcore; perché, anche in questa storia, senza la magistratura non si sarebbe avuta giustizia...

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