2.5.12

Pizzeria "Al riciclaggio"


Le mafie vivono accanto a noi, come morti vivi ed è possibile riconoscere i locali che  i clan usano per pulire il denaro. Infatti i proventi delle azioni più ripugnanti (armi, prostituzione, spaccio, pizzo, videopoker, etc.) per loro è importante averli belli lindi, come se venissero da lavori onesti, per seminare l'investigazione degli affari lordi.
Le attività scelte sono nella ristorazione, tipicamente pizzerie e ristoranti. Vengono aperti in zone non di rado poco apprezzate commercialmente, dove un'attività vera sopravviverebbe a fatica. L'ambiente va dal kitsch più vomitevole al tamarro puro, senza badare a spese, nonostante la clientela non sia proprio numerosa, così abbondano fontane, lampade, fioriere, ammattonati improbabili, volte pacchianissime, monitor lcd a ogni angolo del locale. I gestori sono molto menefreghisti: se uno si presenta a un orario non gradito, si sente rifilare le peggio scuse per fargli capire di smammare. In certi luoghi turistici il proprietario in persona si fa avanti coi passanti per invitarli a consumare, in quei postacci si ha la sensazione di essere indesiderati, se non si è in qualche modo affiliati. Per forza! Spesso lo stabile in cui sorge l'attività è nel controllo e dimora del malavitoso, che arriva a intestare alla moglie l'esercizio commerciale. L'hinterland a forte penetrazione mafiosa è la mecca per queste attività di facciata: Buccinasco, Settimo, Gaggiano, Cologno... Ma anche Milano, come dimostrato dai recenti fatti a Città Studi. Non è detto che si tratti di ristoranti a carattere o gestione calabrese, ma spesso sì.
Già Repubblica parlava di pasta-connection e di un locale su 5 in mano alle 'ndrine a Milano come a Roma. A Baggio solo i bar tenuti da cinesi non sono controllati dai capibastone. Consolante, vero?

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