9.12.12

Un blog e un assistente sociale


Non sono pentito di avere questo (ed altri) blog, né faccio marcia indietro su "Compagno bastardo", dopo l'accoltellamento di un compagno; gli sono solidale, ma non credo sia giusto che chi ha un credo politico rischi la vita perché rimangono legali gruppi di neonazisti, parola che per me echeggia una patologia psichiatrica. Di costoro si dovrebbe occupare la polizia e non, a esempio, di rubare bambini: quello è un lavoro da assistenti sociali e sicuramente la categoria lo svolge un po' meglio. Umorismo a parte, a me che lo sono un assistente sociale (pur  a riposo forzato, visto che l'aiuto sociale esiste per miracolo), preme precisare che non ritengo un conflitto avere una deontologia, che rispetto e ricordo, ed esprimere le mie opinioni con questo blog. Anche in modo molto critico, in apparenza poco corretto; credo però di averne i motivi. E mi fa innervosire tremendamente chi arriva a disprezzare una persona disabile, o malata, bisognosa, magari senza dimora.
La nostra categoria è tra le meno amate, eppure molti professionisti quando devono ricorrere all'allontanamento di un minore non lo fanno a cuor leggero. Spesso anzi la percezione degli assistenti sociali sulle situazioni di disagio dei minori è più ottimista di quella generale, proprio per la perizia su questo fenomeno. La decisione più grave risponde a necessità equivalenti e non è più come un tempo, in cui non si considerava come principio cardine l'interesse del minore e quindi mantenere l'individuo il più possibile legato al suo ambiente di vita.
Naturalmente scrivendo qui vivo la mia identità, non il ruolo professionale - attualmente non opero come a.s. e se lo facessi terrei protetta tale attività. Ma ho un sacro rispetto per quella deontologia, come declinata particolarmente nel codice etico professionale internazionale, bellissimo, anche dopo la revisione del 2004, per brevità e lucidità. Un documento ben diverso dal codice italiano, che dopo la riscrittura del 2009 è cresciuto di volume e durezza, specie nella parte delle punizioni. Gli ordini professionali sono un'invenzione fascista e il nostro appare debole, gestito da una sorta di casta (anche qui) che sembra poco attenta alla realtà. Come nel propugnare la formazione professionale obbligatoria quando il lavoro latita o, ancora, nel caso dell'ordine lombardo, esaltarsi per la collega Guida, vicesindaco con delega all'educazione dai tristi risultati.
Mi si possono fare rimproveri di ogni tipo, anche per ciò qui i commenti non sono moderati (salvo il filtro anti-spam offerto da Google). Ma ho un'etica e sono per la giustizia sociale. Proprio il paragrafo così intitolato, del codice deontologico internazionale, all'ultimo punto afferma: "5. Lavorare in solidarietà - Gli assistenti sociali hanno l'obbligo di contestare le condizioni sociali che contribuiscono all'esclusione sociale, alla stigmatizzazione od oppressione, e ad adoperarsi per una società inclusiva."

2 commenti:

  1. A pelle questo post è un poco disorganizzato, però si capisce il senso del principio di fondo: l'accettazione dell'altro, per ciò che è e non per ciò che vorremmo che fosse. Scopro qui, ed è piacevole, il codice internazionale. Concordo pienamente sul nuovo codice italiano: farraginoso, pedante e, temo, molto, molto moralista.

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  2. Concordo, miciobigio. Il discorso mi è "slittato" un po', riprendendo il post precedente e per l'emozione di un punto focale: accettare l'altro dovrebbe essere un "must" come la legge è uguale per tutti. Sono lieto che tu abbia incontrato il codice internazionale grazie al blog. Grazie!

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