19.2.13

Umberto Maroni

Oggi mi è arrivata a casa la simpatica letterina elettorale di Maroni. Per principio non voto mai chi manda questo genere di materiale. Intanto, c'è la fragilità della riservatezza, pur avendo cambiato residenza da pochi mesi (mentre nello stesso tempo l'avviso del bollo auto in scadenza è giunto al vecchio indirizzo). Però si sa, è facile trovare gli elettori, le liste in cui siamo registrati sono infatti pubbliche e sciacallate regolarmente per marketing politico e commerciale.
La missiva padana si apre con un inquietante "caro amico", mentre per me "amico" e "leghista" sono due parole assolutamente in antitesi. La lettera spara poi boiate da bar, tipiche di un venditore di pentole, per parlare all'orecchio dello stomaco delle persone. Tali demenzialità sono quindi riprese nel pittoresco volantino allegato, riportante una foto da gita al santuario del gorgonzola, con vari figuri intorno a un Salvini sempre più grasso e inebetito e un Maroni vetusto dall'espressione vagamente demenomata.
Non entro nel merito delle promesse elettorali, infarcite di pregiudizi contro il Sud d'Italia e il Lazio. Non una parola su Bossi e sulle ruberie di cassa, di cui Maroni non può essere affatto all'oscuro. Ma lui sa come districarsi, avendo lavorato nell'ufficio legale del Banco Ambrosiano di Calvi.
Voglio ricordare che ho aperto questo blog proprio per odio della lega, per l'ipocrisia con cui costoro, dando addosso agli immigrati, sono sempre rimasti deboli con i forti, vale a dire la 'ndrangheta. Era sospetta la loro mafiafobia e ormai è un dato certo: il rapporto tra lega e mafia nasce ben prima di Belsito.

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