3.6.13

Lettera a un mafioso

Non posso iniziare chiamandoti "signor", "gentile" e tanto meno "caro". E tu sai meglio di me il perché. Lo sai perché mentre noi perdiamo, a volte, dei cari, quelli sì, tu passeggi con la morte a fianco fino alla fine dei tuoi giorni.
Tu sai meglio di me perché c'è chi si pente anche nella mafia più dura, più crudele. Quando strangoli un ragazzino di 12 anni, la cui colpa è solo di essere figlio, quando uccidi con l'esplosivo innocenti insieme a una neonata, quando nell'acido fai sciogliere la madre dei tuoi figli, quando inventi troppi suicidi bevendo acido muriatico, allora non puoi che morire come mafioso e tentare di voler vivere veramente. In un carcere o braccato, ma sapendo di avere fatto la cosa giusta.
Per quanto, quanto ancora pensi di poter evitare il rimorso, il piombo, il disprezzo di milioni di persone, tutte le morti che fingi di non sapere... Ma tu sai meglio di me cosa significhi respirare solo odio, trasmetterlo ai figli, distruggere le tue donne se non ci stanno. Come Lea. C'è una foto di lei al mare, mentre fuma, l'espressione forte, dolce, nervosa. Terribile pensare che lei sia morta; quel corpo non esiste più.
Per quanto pensi di andare avanti così? Sapendo che tutti i tuoi soldi puzzano di sangue. Armi, spaccio, prostituzione, gioco d'azzardo, inquinamento... Non è quantificabile il numero di persone che uccidi veramente. Però, comincia a contare da te, poi familiari, affiliati... Il primo cadavere sei tu, dentro. E, prima o poi, anche fuori.
So che avrei più speranze a parlare a un cactus, perché il cuore tu lo hai sciolto nell'acido mafioso. Ma provo, chissà... Chissà che tu non cambi. Che non ti venga voglia di inginocchiarti, come chiedeva Rosa Schifani. Che tu non rimanga di merda, a ricordarti che il giudice Paolo è morto col sorriso.
E' difficile... No, anzi, è impossibile scriverti con umanità. E' più facile insultarti. Sperare nella tua sconfitta. Nella tua scomparsa.
Forse non sparirai mai, ma stai certo che non mancheranno nemmeno altri coi nomi Pippo, Ninni, Graziella, Peppino, Mauro, Rosario, Beppe, Felicia, Giovanni, Paolo, Giuseppe, Peppe, Francesco, Armida, Lea... Noi, il 99%. E tu sei solo, con la tua faccia allo specchio già scheletrica.

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