11.11.14

Benedette telecamere

Le telecamere, ormai disseminate ovunque, sono uno strumento di controllo demonizzato per via del sapore da "Big Brother" (certo, poi bisogna che qualcuno le controlli...). Eppure possono anche servire per scagionare innocenti. Lo è il caso del barista di Acireale, picchiato e calunniato da poliziotti, come ha raccontato "Chi l'ha visto" nella puntata del 5 novembre.
Oltre alla causa del fatto (venti fottuti centesimi), alla prevaricazione di divise indegne, la cosa più inquietante è il pensare, come fa lo stesso sventurato barista, che se non ci fosse STATO l'impianto di videosorveglianza, la parola di quest'uomo a fatica sarebbe valsa contro quella di un poliziotto. Non importa se ti fai il culo dalla mattina alla sera, tutta la vita: una sera arriva un pischello in divisa e per una minchiatina può anche rovinarti la vita (aveva ragione Bukowski!).
Non dovrebbe nemmeno importare se il culo te lo fai dietro le tue cose, qualsiasi esse siano. Così, se ci fosse STATO uno straccio di telecamera nelle celle e nelle camere di sicurezza, probabilmente si sarebbe saputo cosa accadde, quando cercarono l'anima a forza di botte a uno, che pensavano fosse senza dimora (quindi senza diritti), quello Stefano Cucchi a cui furono persino spente delle sigarette addosso. Oppure, si sarebbe appreso come Giuseppe Uva è stato eliminato per una relazione con la donna di un carabiniere. Con quelle benedette telecamere, forse questi omicidi di Stato non si sarebbero nemmeno avuti. Ma fa male pensarlo, un po' come il periodo ipotetico dell'irrealtà del signore del bar di Acireale.
Nel caso del maestro anarchico Franco Mastrogiovanni, proprio le telecamere del reparto psichiatrico hanno ripreso la sua feroce agonia, lunga 82 ore, non lasciando dubbi su quella che fu una vera esecuzione capitale. Così come gli "occhi elettronici" di una farmacia e di una passante mostrano che Michele Ferrulli è STATO giustiziato per strada. Da dei poliziotti.
Le telecamere hanno "salvato" anche chi è rimasto vivo: Filippo Narducci, pestato dalle divise  presso un distributore di benzina, il cui impianto di sorveglianza ha contraddetto i verbali degli agenti; Stefano Gugliotta, ripreso innocente dai telefonini degli abitanti della zona; Luigi Morneghini, che riportò sui Navigli 40 fratture ad opera di due poliziotti, incastrati da una telecamera stradale.
Eppure la giustizia fatica a punire chi lo STATO lo serve e anche solo affermarlo attira denunce. Devo scrivere grazie ad Acad per aver segnalato, dalla sua preziosa pagina facebook, questa ennesima storia di violenza totale, ma grazie soprattutto per la lotta volta a ottenere giustizia per chi non c'è più, nella speranza che valga per chiunque, in futuro, l'habeas corpus, sancito all'articolo 13 della nostra Costituzione.

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