18.9.15

rifugiati black bloc

L'uomo col viso insanguinato non è un soldato turco ma il suo bambino è vivo, sofferente ma vivo. Ecco, ma che ci sarebbe da aggiungere? Déjà dit anche il messaggino del segretario Onu, in shock per gli scontri in Ungheria. E allora che parola si potrebbe usare per definire ciò che prova chi, come i feriti nella foto, fuggendo dalla morte, si trova perseguitato mentre lancia pietre di lacrime, urla slogan di futuro, futuro semplice, come la parola "Open!". 
Nel piccolo orto del mio blog non sto sulla notizia e infatti qui non si tratta di fatti puntuali, questa è cronicità in un satanico favoreggiamento di genocidio. Mi ha sempre colpito il termine lacrimogeno ma qui... qui si esagera.
Pazienza, c'è la Croazia, 60.000 mine lì da più di vent'anni. Ma anche là, dopo aver visto passare 8000 persone in un solo giorno, non sanno che fare se non chiudere, con l'Ungheria che si incacchia, la Bulgaria schiera l'esercito e pure la Slovenia ha ritrovato dall'armadio la divisa da Laibach
Utopia che funzioni la diplomazia internazionale, la UE vota le quote e i paesi si scannano palleggiandosi le colpe. L'Europa è buona per merci e capitali: le persone si arrangino, che siano poveri autoctoni o esotici. Anzi no, mettiamoli a costruire auto, dice Merkel. 
20 milioni di siriani dispersi per il mondo. Il vescovo di Aleppo ha chiesto aiuto perché i cristiani rimasti non lascino il paese, ma non si illude: "Nel nome dell'interesse economico, in Occidente siete pronti a svendere intere comunità."

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