28.9.16

in ricordo di Renzo e Augusto

Non saprei cosa scrivere. Non vorrei farlo, ma la notizia del secondo lutto è stata insopportabile.
Renzo era meraviglioso. Ricordo un "colloquio" di assunzione durato un pomeriggio che fu qualcosa di eccezionale (Renzo era avanti) con lui che fumava, parlava, ora era serio, ora rideva, con questo collo da boxeur, i tatuaggi, tutta quella vita addosso. Poi non fui preso e in fondo fu meglio così, ma sorvolo. Tempo dopo, mi telefonò. Ero assistente sociale da pochi giorni, con un mese di contratto in una materna estiva. Io non capivo, se era entusiasta del mio curriculum o che, insisteva per andare a lavorare con lui. Quella volta rifiutai io, perché mi sentivo in difetto rispetto all'incarico accettato per un mese. Ma Renzo era incredibile. Era un ottimo operatore sociale - la qualifica è un po' gelida, ma ci può stare, nell'indeterminatezza sistemica voluta, nel sentirci tutti parte di qualcosa che scompare, il welfare. Non si poteva entrare in chiesa al funerale di Renzo, era stracolma. Non a caso.
Augusto... Augusto, cavoli, stavo pensando di scrivere un post sulla fierezza e quel residuo di alta civiltà che si vive in Romagna ancora oggi, dopo esserci stato al mare. Augusto era di lì e... Anche lui è andato. Anche lui per un cancro. Era così vivo. Scrivendo il titolo, ho pensato che si assomigliavano, Renzo e Augusto. Il secondo era un infermiere e ti rimetteva al mondo. Lo dico più per la sua umanità, lui riusciva a scaldare il gelo della medicina. Amava le moto, la buona tavola e adoravo ascoltarlo. Ridevo di gusto e mi caricavo per il massacro del turno di notte.
Non eravamo intimi. O forse sì, se posso dirlo, nella deontologia. Loro da coordinatori tenevano al personale, lo coccolavano. E anche gli utenti, che così, con buoni operatori, ottenevano veramente aiuto. 
Riposate in pace, angeli in terra.

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