15.4.13

Via della morte, Milano

Fiori a febbraio in via Bisceglie
A Milano un'immagine come quella a fianco è piuttosto ripetuta. Lampioni, pali, transenne, persino marciapiedi e cordoli hanno dei fiori a ricordare la morte di qualcuno, spesso con bigliettini e foto che raccontano di scomparsi in giovane età.
A leggere le ultime statistiche dell'Istat sugli incidenti stradali è in realtà Roma la città con più eventi accidentali e gravi. Naturale, dove c'è più popolazione e interessi c'è più traffico e quindi rischio. Ma proprio per questo è la Lombardia la regione con più incidenti e morti sulle strade.
I numeri hanno sempre una notevole freddezza e l'Istat su questo tipo di rilevazione è stata criticata per carenze e imprecisioni. Voglio però soffermarmi sul dato che, se a morire tra i pedoni sono maggiormente gli anziani, specie donne, sulla strada soccombono di più i giovani tra i 20 e i 24 anni. Non penso di esser l'unico a immaginare che molti di questi "incidenti" siano in realtà cercati. Tentati o meno, sono dei veri suicidi. L'aver alzato il gomito, la velocità eccessiva, il mancato rispetto della precedenza sono tutti elementi autodistruttivi. Se poi da anni diminuiscono incidenti, mortali e non, temo che la causa non sia l'aumento della sicurezza, ma l'impoverimento generale che fa diminuire il traffico. Certo, la mia potrà essere una percezione errata, lo ammetto.
I più deboli resteranno sempre pedoni e ciclisti, ma a priori nessuna categoria può dirsi esemplare nel comportamento; il fatto che periscano i più giovani per me è sintomatico, soprattutto in quella che era un po' l'America della nazione, Milano. Qui mi pare sia ancora più avvertibile, da chi è nell'età della speranza, un senso del tragico a cui mancano risposte istituzionali: la latitanza di futuro. E forse proprio noi 40enni e più, col nostro incolpevole essere precari e disoccupati,  gli testimoniamo che i sogni resteranno tali.

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