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Zona Rossa a San Siro?

 E rieccoci alla stagione dei concerti estivi, che infesteranno San Siro Stadio, Trotto e Galoppo fino a fine luglio, per ben trentadue (32!) date, il che significa un evento ogni due giorni: uno sfacelo. Nel non curarsi dei cittadini, Comune e Governo condividono un totale disinteresse visto che sono all'ultimo anno di mandato (la premeir era commossa alla parata del 2 giugno sì, perché è stata l'ultima da capa del governo).
Se la musica ha diritto ad esistere, nonostante certi artisti siano discutibili (ma poi devono proprio suonare tutti qui?!), come un Cremonini (quest'anno, niente Stadio ma La Maura) o una Elodie (non pervenuta dopo i flop del 2025), e si paghino prezzi spaventosi per i concerti, rimane l'amarezza per la gestione scellerata di San Siro. Con, ancora, non ben chiare le sorti dello Stadio, anche se pare che alcuni scavi (sondaggi?) siano cominciati. Ma la disinformazione regna sovrana, un po' come nel famigerato cantiere della preferenziale di viale Umbria, dove è stato rimosso amianto senza dirlo a gran voce, già. O, ancora, come nell'espianto di verde alla Piazza D'Armi nella vicina Baggio.
Ma i residenti, e gli altri poveri cristi che da San Siro ci devono passare, che diritti hanno (abbiamo)? Peraltro, a cercare indicazioni sulla zona rossa, che si dice "confermata", né Comune, ATM, e testate varie, come quella, in eutanasia, in foto, non si preoccupano di dire quale sia. Quella della pagliacciata delle Olimpiadi? O dell'anno scorso? Presumibilmente, l'ultima, ma invece di propagandare che aumenti l'uso dei mezzi pubblici - mentre due terzi usano veicoli propri - potrebbero almeno avere pietà di noi tapini, che a San Siro ci viviamo, ci andiamo o ci passiamo.

Povera San Siro!

E anche povera Baggio e poveri QT8, Quinto Romano e Gallaratese.
Quest'estate è un vero tormento per tutti i concerti che si svolgono tra Stadio, Ippodromo e persino la fangosa Acquatica, col suo Festival Latrino Americano.
Il piano di zone verdi e rosse per contenere il traffico si è rivelato un boomerang. Ci sono residenti che sono stati bloccati e non sono potuti tornare a casa, anche se tra loro c'erano anziani, disabili e bimbi - senza nulla togliere a chi, ahinoi, lavora. E in generale, la viabilità è continuamente un disastro.
Il profitto a danno dei residenti: ancora una volta la città puttana senza cuore ha mostrato il suo volto più infame. Si possono pensare eventi da 70.000 persone in una zona così angusta? Siam mica all'Arena di Reggio Emilia o al parco di Monza. Boicottare la Coca Cola, quindi, diventa un buon gesto, almeno contro gli I-Days, che di Indipendente non hanno proprio un fico secco.
E così, ecco un concerto fatto di smog, parcheggi selvaggi, a danno anche del verde, rumorosità non solo della (presunta) musica ma soprattutto del traffico.
Questa foto, scattata da un residente, è emblematica. Via Novara è un ingorgo tremendo e, si noti, soprattutto in direzione autostrade. Sì, perché qui il concerto è finito e la tregua arriverà solo a notte fonda. Al centro della foto, sulla corsia in direzione Centro, il simbolo della zona 30 pare beffardo. Anche perché la ciclabile dipinta - e per lo più in disuso, già crea traffico quotidianamente.
Nemmeno consola pensare che non tutti i "musicisti" abbiano fatto il pienone, come accaduto con negramaro e club dogo. Ma alle proteste dei residenti di rivedere l'ordinanza viabilità e parcheggi il Comune non ha risposto. D'altronde, ormai restano solo due settimane di tortura. Ammesso che le date dei concerti non cambino, come già successo. Ma è snervante stare a cercare chi e quando suona. Persino i commercianti della zona a volte restano spiazzati e se gli chiedi nomi e date, capita che non li sappiano neanche loro.
Il Comune sembra fare lo struzzo. Resta poco da patire, va bene, il che però vuol dire ancora 9 concerti in 14 giorni. Più appunto il festival latrino all'Acquatica, che terminerà solo a fine luglio, portando ancora in dono a Quinto Romano e Baggio traffico, sosta selvaggia, microcriminalità, spazzatura e il decesso di un campo coltivato, usato come parcheggio, facente parte del Parco Agricolo Sud, come ricordato da consiglieri del Municipio 8, ignorati dallo stesso Comune.
E magari il futuro dello Stadio saranno i concerti? Non vediamo l'ora..

Sancte Syre, ora pro nobis

Chi era San Siro? Il "fanciullo con cinque pani d'orzo e due pesci" che poi Gesù moltiplicherà. Dopo aver seguito Pietro a Roma, Siro andrà ad evangelizzare intorno al Po, diventando vescovo di Ticinum (Pavia). A lui verrà poi dedicata la chiesa di San Siro alla Vepra, scomparso affluente del Vettabbia. Del tempio è rimasta l'abside, in via Masaccio 20, fagocitata da una residenza che dopo i Fossati divenne Villa Triste, teatro delle torture agli antifascisti, perpetrate dai grandissimi bastardi figli di merda della banda Koch.
San Siro è quindi un quartiere e il celeberrimo stadio, che per molti identifica la stessa Milano. L'impianto non verrà demolito, ma una volta abbandonato da Milan e Inter, che  vanno via, nell'hinterland, il Meazza verrà usato per eventi, concerti e spettacoli. Sì, ma chi pagherà la ristrutturazione? Quanti eventi ci vogliono per coprire le spese?
Mai si sono visti così tanti concerti allo stadio come nel 2023, e se ci aggiungi quelli ai due Ippodromi (Galoppo e La Maura) ce n'è quasi uno ogni sera. Che gioia (per residenti e viabilità ordinaria). Ma anche tanti eventi basterebbero a pagare San Siro, pure usandolo tutto l'anno, specie col sacrosanto intervallo deciso dal Comune (mai due concerti di fila)?
Sono quasi sei anni che si dibatte sulle sorti del Meazza. Tra sindaco, partiti e privati ci si rimpalla le responsabilità, le squadre di calcio non volevano pagare il rifacimento, necessario per diverse esigenze, dicono, di ammodernamento. Solo che i costi alla fine sarebbero stati forse superiori all'edificazione di un nuovo stadio.
Intanto il Milan è in crisi sia di uomini che di finanze. E anche l'Inter non se la passa bene, in cerca di giocatori e sponsor.
Alla fine, per tutti si tratta solo di soldi. Attualmente le due squadre pagano più di 8 milioni di euro di affitto all'anno, che secondo il Comune sono anche le spese di manutenzione dello Stadio. Con un impianto loro e un sacco di commerci in più (alberghi, ristoranti, mall...) Inter e Milan guadagnerebbero una marea di denaro. E lo faranno.
Ormai la situazione è ridicola, col sindaco che si spaventa per il vincolo di interesse culturale (i 70 anni del secondo anello), mentre in teoria lo stadio si appresta a diventare centenario, proprio nel 2026, con la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali.
Col rischio che l'evento segni anche il funerale di San Siro, avverandosi la profezia dell'ex sindaca Albertini, per cui il Meazza diventerà una cattedrale nel deserto, tipo il vicino PalaTrussardi, un concentrato di degrado in stato di abbandono. 
Una volta tanto, Sala ha però proposto un'idea notevole: vendere lo stadio alle due squadre, magari per 70 milioni di euro. Che è un decimo, pare, di quanto dovrebbero spendere i club per avere un nuovo impianto, con tanto di sponsor esclusivo, a testa
Come finirà? Con tonnellate di cemento ad assagox e rozzangeles, e la mafia ringrazia, mentre San Siro verrà avvolto da buio e disperazione?
 «Se sei il nemico, questo stadio ti schiaccia, ma se ti copre le spalle è una sensazione fantastica» Roman Weidenfeller

Milano crudele

Le feste hanno portato a galla la crudeltà di cui Milano si nutre, e sempre più, nonostante, o forse non a caso, una giunta di sinistra. Sì, sinistra appunto, nel senso di infausta, bieca, minacciosa. Che governicchia Milano da ormai un decennio.
La violenza in Duomo contro le donne a Capodanno può aver sorpreso un po' tutti, i carabinieri in primis, presenti e pure in assetto antisommossa, ma chissà, timorosi di fronte a decine di disperati. Egiziani. Ma non c'è nulla di sorprendente. Le periferie non si riprendono il centro, solo gli restituiscono la crudeltà, di cui si alimentano. Fatta di esclusione, sogni infranti, mica tutti possono fare i puttani come il cantante Mahmoud per poi farsi diventare famosi con una canzoncina deficiente.
I ragazzi violenti in Duomo non possono essere perdonati. Ma andrebbe compreso perché vivono in stanzette precarie, dove non c'è nulla se non montagne di vestiti, firmati, quelli che avevano addosso quei miserabili. Anche se noialtri siamo cresciuti poveri a San Siro, ma non per questo facevamo violenza alle ragazze. Vivevamo gli ultimi scampoli di etica, del compagno, del cattolico o di quello della strada ma che, in qualche modo, rispettava le donne.
Certo, le mafiette egiziane, fatte di caporalato, lavori duri, tra impresucce dedite a pulizie e edilizia, non possono far sognare e così i ragazzi imparano a odiare, quando i sogni sfigurano in incubi, vissuti ogni giorno nelle periferie più crudeli, di San Siro, Corvetto, "Nolo"... D'altronde, sarà un pregiudizio ma i primi a non fidarsi degli egiziani, sono proprio gli egiziani stessi. Divisi per credo religioso, sunniti e sciti, e la minoranza cristiana, non a caso esule in massa qui in città.
Dieci anni di sinistra a Milano e cosa abbiamo? 
Dietro alla discussione dello stadio si sta perpetrando uno stupro a un quartiere, fatto di cemento e mafie, grosse queste qua, perché dopo le scuderie di Axum-Capecelatro si sta demolendo l'Ippodromo del Trotto. Ma come? A tradimento, come gli egiziani in Duomo a CapoDanno. Senza avviso. Senza un fottuto cartello fuori, come vorrebbe la legge, ma in fondo l'ATS è emanazione del Comune. Senza che uno stramaledetto giornalista o la farneticante newsletter del Comune avvisino del fatto, e del perché, del come, del quando. Così come i lavori in piazzale Cimitero Monumentale, ripresi a tradimento, senza avviso, perché la logica degli appalti ci ha portato operai della Repubblica Ceca, economici sì, che però hanno sbagliato i lavori. Ma va bene così, vai di porfido, o di pietrisco come in piazzale Lavater, che durerà poco, basti vedere via De Castillia, a Milano, che sembra riecheggiare Sarajevo sotto i bombardamenti.
Intanto non deve fare notizia che si muoia per strada. Diverse persone senza dimora sono morte, durante questo freddo, durante l'ignavia del Comune (e dei giornalisti locali omertosi, TUTTI),  che ha previsto meno di 400 posti letto nei dormitori in quest'inferno. D'inverno. Per risparmiare. E amen se si cacciano via quelli che dormono in posti visibili, qua dobbiamo fare le Olimpiadi. Invernali. A Cortina D'Ampezzo. Ma che pena si dovrebbe prevedere per chi, per qualche soldo di merda, mette a repentaglio la vita dei più poveri?
Il massimo della pena per stupro, senza aggravanti, è dieci anni. Mentre i macellai dell'umanità, i politici, non verranno condannati, mai, pavidamente, proprio come sono loro: cagasotto che non ci diranno mai, mai, di aver dato il culo alle mafie.

il dolore di San Siro

 Da un paio di mesi le scuderie del Trotto, a San Siro, non esistono più. Abbattute in un lampo, l'area su cui sorgevano ora appare un cimitero. Probabilmente ci vorrà un po' perché vengano autorizzate le opere da costruire. Un mall, un hotel, case... E una vaga promessa di un parco sono le voci che corrono sul futuro di un pezzo di storia di San Siro. Ma certo, le puttane senza cuore del Comune di Milano autorizzeranno di tutto, d'altronde lo spazio vicino allo stadio è stato reso edificabile quando c'era ancora sindaco Pisapia, nel 2014. Gente di sinistra.... Sì, come no.
Durante l'emergenza chi deve approfittare non si ferma e la società americana, Hines, s'era già comprata la Torre Velasca, l'ex plazzo delle Poste a Cordusio, più altri "pezzi" della città e andrà avanti. Il boss della Hines Italia ha affermato che la società sarà la locomotiva del futuro (immobiliare) di Milano. Senza aggiungere però che i binari correranno a tutto vantaggio di un solo gruppo sociale: quello dei ricchi. Chissà poi chi movimenterà terra e cemento: la 'ndrangheta?
Le rogge, di cui San Siro è piena, daranno non pochi problemi, come già accaduto ai box interrati tra le vie Capecelatro e Pessano, contigui all'area delle scuderie. Ma la nemesi sarà un'altra: i rischi di investimento non sono pochi, a Milano non si è mai costruito come negli ultimi anni e la città è come se fosse stata stuprata, mentre i Maran millantano che gli oneri di urbanizzazione permettono di migliorare case popolari e servizi sociali. Davvero?
Distruggete il passato, uccidete la storia. Pensate solo ai soldi, create isole per ricchi. E un giorno, a furia di massacrare le persone con un costo e una qualità della vita insostenibili, i vostri miracoli si riveleranno essere solo degli incubi.

Buio a San Siro

Non mi ero mai reso conto di amare tanto San Siro. L'ho compreso ora vedendo com'è ridotto il quartiere. Questo cancello sbarrato ha una forte valenza simbolica: significa la chiusura del tunnel che dalle scuderie porta all'impianto del Trotto. Lo spiega il sito da cui è tratta la foto, Ippica2.0 con tutta la commozione di chi vede un settore faticare a vivere. Si potrà dire che in recessione c'è ben altro che va a fondo. Ma qui ci sono posti di lavoro, famiglie con alloggi, un comparto con lunghe tradizioni, da cui sorgeva un pronostico defunto, il totip, che arrivava a sponsorizzare Sanremo. Io che quel mondo l'ho conosciuto un po' capisco solo ora il valore, specie ambientale, che hanno gli impianti, sia di gara che di allenamento. Tra fantini, artieri e fabbri c'era un patrimonio di saperi, soprattutto storici: i ricordi del distaccamento nazista a san Siro durante la guerra, le combine nelle corse, le leggende, gli incidenti, le vitttorie, il fieno che arrivava dalla Camargue... Anche questo scompare. Dopo le zone del parco Trotter e di piazza Prealpi i cavalli a Milano erano san Siro. Ma non più. E dio solo sa che faranno ora di tutte quelle aree verdi. Verdi!
Non sarà un caso che qui ci fosse la villa Triste meneghina (via Paolo Uccello 17/19). Ora però che non c'è più il palaLido, che la viabilità è delirante, che ci sono scuole troppo colorate (via Paravia) o troppo sperimentali (via San Giusto) e quindi tradite, adesso che il Lido stesso sembra cadavere, che pure i graffiti avevano avuto un riconoscimento (viale Caprilli), che l'area dell'ex Palazzetto dello Sport intanto è sempre la stessa eco-bomba, che a Figino si costruisce di nuovo (di nuovo?! o_O) ci si deve consolare che il quartiere varrà di più con la metro. Se sopravvive, ma tutta quella terra smossa, quelle mega-trivelle, quelle gru, quei camion hanno un solo puzzo, che non si era mai sentito così bene da queste parti: quello dei soldi cruenti della 'ndrangheta.

Autosalone piazzale Lotto

Avevo sperato che l'unica esternalità positiva dei cantieri della linea 5 a San Siro sarebbe stata la scomparsa di quell'improvvisata vendita di auto usate che infesta piazzale Lotto, arrivando sin fino in Zavattari. Purtroppo così non è stato.
Dagli anni '90 il piazzale è disseminato di queste macchine. All'epoca c'era un tizio calvo, coi baffi, che le gestiva. Se qualcuno s'azzardava a imitarlo, si ritrovava danni vari, dalla carrozzeria alle gomme. Ciò deve valere anche ormai che il mafiosello ha appaltato l'attività a dei cittadini, probabilmente romeni, che stazionano regolarmente sotto una pensilina Atm vicino al capolinea della 95.
I cartelli "vendesi" riportano alcuni numeri di cellulari, sempre gli stessi. Le auto sono senza assicurazione e chissà per il bollo, ma quello che colpisce è che la situazione sia sotto gli occhi di tutti senza alcun intervento del Comune. Già nel 2010, in occasione della tracciatura di linee blu in Lotto, il sito buonenotizie.it aveva parlato della cosa e di indagini in corso da parte della Locale. L'impressione è che grossi o piccini che siano, i piedi che non si vogliono calpestare in città sono numerosi, stante l'immobilismo una prerogativa delle diverse amministrazioni comunali. Anche per questo, come dice Biagio Simonetta, Milano è in provincia di Reggio Calabria.

Le sventure di San Siro

10/9: Piazza Esquilino invasa dalla fogna "destata" dal cantiere M5
Oltre al Garibaldi, violentato anche da altro cemento, la linea 5 ha reso San Siro un quartiere degradato. E' il prezzo da pagare per un servizio che impreziosirà(?) l'area. Eppure i cantieri sono malvisti. Critiche vengono mosse da diversi abitanti su come sono stati impiantati e la foto a fianco potrebbe confermarlo. Un episodio (quasi come la sparatoria di una settimana fa) che non ha fatto notizia perché forse San Siro ultimamente non ama molto il sindaco.
Non bastava un evento calcistico o d'altro genere ogni 3 giorni (un terzo di smog in più), il traffico, anche pubblico, impazzito, i parcheggi inesistenti (per la gioia dei residenti), la militarizzazione, gli atti di microcriminalità e violenza durante le partite - e per quanto ufficializzata da poco, la partenza dell'Inter che snellirà il Meazza e la zona dai suoi match è ancora tutta da "costruire".
Intanto il quartiere vive una situazione alla Quarto Oggiaro di una volta, spaccato com'è dai cantieri. Capita che i mezzi di soccorso fatichino a raggiungere il luogo di un'emergenza, e mica solo durante le partite. Poi, soprattutto i topi d'auto hanno imparato che a San Siro si frega bene anche senza calcio.
Il Palazzetto dello Sport, o meglio l'area su cui sorgeva, resta una bomba ecologica, abbandonata a sé; il 7/11 verrano sfrattati i cavalli delle piste ippiche contigue al parco di Trenno, un gran bel pezzo di verde a rischio, come del resto le altre appetitose aree della Snai che, con in giro grandi delinquenti come un D'Alfonso, non si può mai sapere che fine faranno, all'uscio i Berlusca&Moratti (Ligresti ha già pasteggiato in zona, grazie); questo, nonostante la vocazione che si vorrebbe ecologista della giunta Arancione scolorito.
La preoccupazione più grande resta il termine dei lavori della linea fantasmilla: se il Lotto 1 non ha ancora visto l'inaugurazione (dopo ferragosto la sorpresa dell'ennesimo rinvio), il 2, Garibaldi-San Siro, verrà terminato nel 2017?

Sparatoria in via Capecelatro

Il luogo della sparatoria (immagine tratta da Maps)
Ieri, lunedì 1° ottobre, nel pomeriggio dopo le 15 si è verificata una sparatoria in via Capecelatro, a pochi passi dallo stadio San Siro. Pare che non vi siano stati feriti e anzi a terra, davanti al carrabile delle scuderie dei cavalli è rimasta una pistola. Questo denoterebbe inesperienza, dato che l'arma non viene certo abbandonata sul luogo di un crimine da un professionista, per la possibilità che fornisce di rintracciarne il possessore. Sarà per questo motivo che sui media, a quanto pare, non è stato dato risalto al fatto. 
Forse c'è il timore di non poter arginare un allarme violenza in città. Ma qualcosa sta succedendo, come, può essere, già accaduto a Roma. Fortunatamente non siamo di sicuro in una situazione "all'americana" perché da noi procurarsi armi è ancora difficile. Ma non impossibile. 
La criminalità organizzata nel mettere le mani sulla città sta travalicando un confine. Il silenzio sulla sparatoria, se ci risparmia dalle accuse infondate del colpevole clown De Corato, non ci mette però in guardia da un aumento di violenza che andrebbe compreso e combattuto. D'altro canto, è indubbio che quando non si contrasta ma invece si privilegiano le mafie, come con l'Expo, c'è da aspettarsi di tutto. Proprio ieri il Monti s'è augurato un "cammino sollecito" della preparazione della manifestazione(!). Intanto Pisapia lodava Milano quale capitale della cooperazione internazionale. Sì, tra le mafie, appunto...
Magari salterà fuori che l'episodio in questione non andava gonfiato, maturato com'è, chissà, nella decadente camurria del mondo dell'ippica.
Comunque teniamo gli occhi aperti. Questo inverno potrebbe essere ancora più duro, per tanti motivi.

Aggiornamento del 5 ottobre - E' stata resa nota la vicenda dai media: una rapina di sigarette, tentata con una pistola finta ma senza il tappino rosso; l'autore del gesto, arrestato dalla polizia dopo diversi spari, lavorava all'Ippodromo, dove viveva. Resta comunque il mistero per cui siano passati almeno due giorni prima che la notizia diventasse di dominio pubblico.