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6 proiettili

 Un proiettile può ferire. O uccidere.
Due pallottole possono anche non andare a segno. Oppure sì.
Tre colpi possono essere letali. 
Quattro maledetti proiettili sono decisi, assassini.
Cinque spari sono un omicidio, senza scampo.
Sei fottute pallottole dimostrano quanto siano bastardi tiranni come quella merda di Khamenei, e i suoi "uomini", che hanno massacrato decine di persone.
Sei pallottole per la dolce Hadith, colpevole solo di chiedere diritti UMANI.
Riposate in pace, Mahsa, Hadith e tutti coloro che volevano solo pace giusta.

suicidi in divisa

 Sono ormai 50 gli agenti delle Forze dell'Ordine che si sono uccisi nel 2022, mentre sono 355 i Carabinieri, agenti di Polizia, Guardia di Finanza, Polizia Penitenziaria e Polizia Locale che si sono tolti la vita dal 2014 al 2021. Un numero impressionante, che lascia sgomenti e deve far interrogare su ragioni e, soprattutto, prevenzione.
Tra turni e trasferimenti male organizzati, stress, burn-out, per molti agenti è difficile conciliare la carriera con una vita familiare decente. E mobbing, solitudine, pressing dalle gerarchie, mancato riconoscimento del proprio servizio, creano angoscia, insieme al sentirsi parte di un sistema fallimentare, fatto che forse ha agito anche nel caso dell'ultimo suicidio, di un poliziotto, avvenuto al CPR di via Corelli a Milano giorni fa.
Rivolgersi a uno psicologo è considerato poco virile, oltre a causare sospensioni e demansionamenti dal livello operativo. Anzi, il sostegno psichico pare sia stato creato proprio per enucleare e sbarazzarsi dei "deboli". Così, quella delle Forze dell'Ordine, è la categoria professionale col più alto tasso di suicidi. E, di converso, la prima causa di morte tra le divise è proprio il suicidio. La modalità prescelta è principalmente quella dell'uso dell'arma di servizio. Non a caso.
Per gli agenti, essere grassi, non eterosessuali, o semplicemente donna, è considerata una disgrazia. Questo vale ancor di più per corpi di tradizione militare, come i Carabinieri, che contano 22 suicidi solo quest'anno.
Viene da pensare ai macellai dell'umanità, i politici, che usano le divise per proteggersi e controllare, come avvenuto col Covid, senza preoccuparsi di un sistema iniquo, dove lo strapotere di chi comanda detta, davvero, legge. Un commissariato o una caserma sono corrotti a partire da chi li guida. E chi non ci sta... Viene trasferito o costretto a farlo.
La prevenzione dovrebbe essere la stessa che per i "civili": fornire formazione e informazione per riconoscere il disagio e chiedere aiuto, senza essere per questo criminalizzati. Se è vero che nel 90% dei casi di suicidio tra le divise è la depressione la causa, è lì che si dovrebbe andare ad incidere. Gli psicologi dovrebbero poi essere esterni ai corpi di polizia, per assicurare una vera presa in carico terapeutica, almeno finché il supporto alla sofferenza verrà usato per punire invece che par aiutare. Altrimenti, vedremo solo aumentare i suicidi in divisa, come già sta accadendo...

"Untori"

Il termine untore, di manzoniana (e non solo) memoria, ricorre oggi quando la cronaca si occupa di chi abbia volontariamente contagiato altre persone col virus Hiv. Scrivo di questo perché, oltre a rendermi conto che molti ignorino l'argomento, qualche ora fa ho subito un tentativo di infezione.
Il sentimento che muove chi vorrebbe far ammalare altri è principalmente la vendetta: chi viene colpito dal virus spesso non sa chi sia stato a trasmetterglielo. Allora, perché non vendicarsi? Per quel che ho visto, il delirio di onnipotenza colpisce una sparuta minoranza di sieropositivi, perché la maggior parte si preoccupa di curarsi (o di lasciarsi andare ma senza fare il Sansone coi Filistei). A volte però, proprio chi si loda definendosi come persona che evita di mettere a rischio gli altri, mente spudoratamente. Come un tale che soprattutto d'estate, approfittando delle punture delle zanzare, le schiacciava per poi trovare un pretesto per dare la mano. Questo dimostra un'ingenuità di fondo perché com'è noto la veicolazione dell'Hiv è più facile con più esposizioni e coi rapporti sessuali non protetti, mentre la carica infettiva, grazie agli antiretrovirali assunti in sieropositività, è spesso troppo bassa per poter essere infettiva, inoltre un altro fattore di rischio è la presenza di altre MTS nel soggetto "ricevente".
Non voglio essere allarmista ma mi preme scacchiare un argomento spinoso. Untore sarà una parola stigmatizzante e dispregiativa e certo si deve evitare il terrorismo, ma trovo giusto mettere in guardia da un pericolo che tra l'altro rientra, pur non frequente, nelle vicende di aggressione ad operatori sociali - ed infatti è quello il mio caso. Le istituzioni non fanno molto nella lotta all'Aids? Certo, ma la latitanza dello Stato è infinita e il Ponte Morandi docet. Comunque, anche se non efficace al 100%, il buon vecchio preservativo resta una difesa e chi insiste per non usarlo è un po' sospetto. Critico perciò chi vorrebbe (alcune associazioni gay) che i rapporti sessuali non protetti non venissero considerati pericolosi: a parte che per quanto temibile, l'Hiv non è l'unico virus (micidiale) a trasmissione sessuale, purtroppo capita che quelli che deliberatamente cerchino di contagiare, tentino proprio la via del sesso e, delirio di onnipotenza o consapevolezza di mantenere un'alta carica virale, dei farmaci non fanno assolutamente uso! Neppure assolverei la negligenza (sono malato ma non lo dico al partner) perché ognuno dovrebbe essere responsabile del proprio comportamento.
Quanto a me, mi rendo conto ancora una volta che lo Zen è fondamentale: non rimpiangere la torta, se inizi il compleanno al Pronto Soccorso ingoiando antiretrovirali...

maledetto Comune

Nel giro di un paio di giorni il Comune di Milano ha mostrato alla mia famiglia il suo volto istituzionale più becero. 
La prima perla è un accertamento anagrafico, eseguito il 7 agosto: fantastico, non è ideale effettuare una procedura simile ad agosto? E infatti nel nostro caso va a vuoto e l'avviso, lasciato mestamente in casella come una pubblicità, indica laconicamente di telefonare al Municipio competente entro 3 giorni. La posta in gioco è alta: in caso di cancellazione anagrafica si rischia di non essere più cittadini, quindi senza più diritto a un documento d'identità, al medico, a votare, ad avere uno straccio di assistente sociale et cetera. Per fortuna, andando a dare da mangiare ai gatti qualcuno trova l'avviso e ci si accorda col burocrate di turno. Notare la firma del messo (male) che si potrebbe ipotizzare si chiami "signor Otto".
Passa un giorno e al sottoscritto arriva un bel verbale di oltre 600 euro per un'infrazione stradale, con l'ingiunzione di pagare entro 30 giorni. Oh be' si può chiedere di versare a rate, il moduletto è sul sito del Comune e serve una marca da bollo di 16€. A casa mi sono messo a cercare ma finché non ho scaricato dal sito dell'Amminsitrazione il verbale, proprio non capivo cosa avessi fatto. Sorvolando sulla foto del rilevatore automatico, scattata di notte quindi con la targa e l'incrocio ben poco visibili e ancora, sul fatto che la notifica sarebbe avvenuta 139 giorni dopo l'infrazione (quindi ben oltre i 90, termine previsto dall'art. 201 c.1 del Codice della Strada), la cosa più paradossale è che la notifica non sarebbe avvenuta! Infatti nella relazione della stessa, di cui mostro il particolare, è indicato che l'atto viene depositato alla Casa Comunale in quanto il trasgressore sarebbe "trasferito ignorasi dove". Quindi all'epoca non ho potuto contestare la multa e perciò neanche evitare l'aggravio (di 150 euro) per il ritardato pagamento!
Bello no? Dopo 4 anni non è facile manco ricordarsi cosa si era fatto una certa sera, figurati poter reagire.
Ora, ho chiaramente fatto istanza di autotutela avvisando che sono pronto ad andare davanti al Giudice di Pace, ma ancora ho nelle orecchie i colpi bassi dell'avvocata del Comune che, in un'udienza sempre per una multa, giunse a dire davanti al giudice "manco glielo fanno l'Isee a questo qui"(sic). Non pensai, se fai l'avvocato per il Comune sei una mezza calzetta, ma solo: e dire che ti pago anche io!
Alla fine, mi verrebbe come al solito da vomitare quanto terrificante sia la città, periferie discariche, quartieri popolari terra di nessuno, ma potrebbe apparire vendicativo. Semplicemente, vorrei sapere perché il Comune di Milano sia diventato un vero e proprio campione di sadismo.

18 settembre '18. Dopo un primo avviso di presa in carico, l'Ufficio Sanzioni mi comunica di aver annullato il provvedimento a mio sfavore. Intanto, sia io che degli impiegati pubblici hanno perso tempo e, nel loro caso, denaro della collettività.

3 is a tragic number

C'è un fornitore di telefonia mobile onesto? Ho avuto disservizi da tutti e quattro e in particolare con la "3", di cui sono cliente da più di 7 anni. Nel 2012 improvvisamente la mia chiavetta internet comincia a non funzionare di giorno. Prove incrociate, telefonate al servizio clienti ma niente, mistero, finché dopo alcune settimane scopro dal sito di H3g che sono state introdotte delle limitazioni di banda. Finalmente, dal callcenter ammettono e mi dicono che "è colpa della Bersani". Perciò, se scarico più di 2 giga di dati in 4 giorni, la mia banda viene limitata dalle 7 alle 24, come indica il monitor di sistema di Ubuntu, che all'ultimo grafico mostra la cronologia di rete.
Sembra tutto a posto, non fosse che navigo sotto i 10 kb. Scherziamo? Significa non navigare! Ma la Carta dei Servizi di 3 indica, nella limitazione, una velocità massima di 64 kb in ricezione (roba da connessione analogica). Dopo varie proteste e rassegnazione, perché durante il blocco non vado mai, mai oltre i 10 kb (anzi...), nel 2014 chiedo una conciliazione con H3g. Loro si trincerano dietro quel "massima", per cui la velocità non è garantita ma teorica. In compenso io non ho garantito il servizio. Nell'immagine il totale non inganni: quei 13 Mib hanno richiesto mezz'ora di connessione. Alla fine la 3 mi offre 100€, a "titolo di ristoro". Rifiuto, voglio navigare. O i 100€ o amen, rispondono, e così accetto. 
Bersani non c'entra nulla, sono le compagnie ad aver deciso le limitazioni, in nome di un'equa distribuzione del segnale, rifacendosi alla delibera AGCOM 154/12/CONS, che parla di qualità e Carte dei servizi. Ai gestori importa soprattutto non incorrere nelle sanzioni, non garantendo quanto promesso, previste dal c.d. Codice delle Comunicazioni elettroniche.
Nei giorni scorsi mi chiama un'operatrice del 133; straniera, parla un italiano stentato. Mi offre una tariffa speciale di 3 con Fastweb. Non aspettavo altro! Così chiedo la documentazione per decidere con calma. Va bene, ma devo acconsentire alla privacy, per l'altro gestore che non ce l'ha. L'operatrice mi registra i sì. L'indomani la mail arriva non con la documentazione, ma la conferma che ho un nuovo abbonamento con Fastweb. Mi incavolo, per mail e ai soliti operatori stranieri rispondo che sono stato ingannato, che mi rivolgerò alla Postale. Mi lamento con la 3 su Google+, invano. Morale, ho ricevuto una miriade di telefonate dal 133. Ora mi chiamano due volte al giorno. Oggi, per curiosità, ho risposto: parlavano di un nuovo smartphone, per me. No grazie. 
Da anni cerco di non navigare oltre i 500 Mib al giorno. Difficile, visto che la rete è sempre più fatta di video (e pure in autoplay). Poi chissà, magari troverò un servizio su linea fissa conveniente, per intanto accetto il digiuno elettronico di giorno. Però temo che l'affarismo senza scrupoli trovi sponda nella negligenza istituzionale, che forse non vede di buon occhio il poter usare la rete al meglio. Parola di uno che ha lavorato (in somministrazione) sia per 3 che per Fastweb...

PRA ≠ privacy

Banalmente, dati pubblici non danno privacy. Ma perché, se devo fare la revisione dell'auto, mi giungono lettere di officine che mi ricordano la scadenza e mi invitano da loro?
Una sibillina circolare del 2010 del (presunto) garante della privacy legittima l'uso del Pra da parte di società del settore auto o di ricerca statistica, per comunicazioni di interesse come la scadenza della revisione. Peccato che la circolare vieti alle stesse società di usare i dati per finalità di comunicazione commerciale e per l'invio di materiale pubblicitario, in assenza di consenso dell'interessato. Le risate! Chi mai mi scriverebbe per ricordarmi un impegno, così, gratis et amore dei? Solo il buon portale dell'automobilista, non per nulla emanazione del ministero dei trasporti, quindi un servizio pubblico, non dedito al profitto (in teoria). E' invece evidente che la proposta commerciale c'è, se le officine mi invitano ad andare da loro con una chiarezza comunicativa ineguagliabile: tariffa, orari, mappe, contatti e persino l'informativa sulla privacy!
Dubbi: se a me una visura al PRA (ottima onomatopea) costa 8,83 euros, quanto cavolo spendono 'sti qua per avvisare il prossimo della revisione, calcolando pure il costo di personale, stesura, stampa e invio delle missive? Non sarà che all'Aci c'è... compiacenza? Tanto interesse non potrebbe celare pratiche truffaldine? La revisione costa sui 70 euros, ma che ne sa un automobilista, magari senza un meccanico per la vita come il mitico Renzo di Affori, quando ascolta discorsi tipo: "Guardi, deve cambiare gomme, marmitta, freni e ammortizzatori, il tutto per... E' debole di cuore? Soffre di svenimenti? Il tutto per... [un salasso]. Su, non pianga, ha in omaggio i tappetini [costo 10 euros all'emporio cinese]. No, il tagliando è a parte. No, niente pagamenti in natura... Piuttosto, a reni come sta? Scherzo! Sarà mica nel Crif, eh?"
Che poi il Pra sia un sistema inutile (W la Motorizzazione!), costoso, fascista (di nascita) e poco trasparente l'ha già spiegato Sergio Rizzo sul Corriere. La santa Corte dei Conti lo diceva già decenni.
In definitiva, le letteracce mi hanno un po' intimorito, come se non avessi alcun firewall a proteggere la mia sferetta privata. Ma, mi domando, in generale quanto sia utile quel registro. E se il PRA fosse utile a uno stalker? Troppo pindarico? Chissà che non sia già accaduto...

l'indice cappuccio&brioche

Mi sconcerta la quotazione a Milano della classica colazione fuori casa, soprattutto in periferia. Ormai è quasi impossibile trovare cappuccio e brioche sotto i 2 euro. Ma che si tratti di un caseggiato popolare, con rave notturni di blatte e roditori, alle pendici di Quarto Oggiaro o di San Siro, il prezzo medio è 2 euro e 30 centesimi. Con vari corollari scandalosi: il latte a volte è del discount, il caffè lungo o il cappuccio sono la pulitura della macchina espresso, se il cliente è distratto e non abituale il barista può evitare di ricaricare il portafiltro, per non dire del latte portato a temperature gastritogene, anche qui per risparmiare quando invece un singolo cappuccio costa come un litro del nettare bianco. Chicche finali, la disaffezione per cui salutare non è dovuto ed emettere lo scontrino tanto meno - solo che qui si tratta di illegalità. Guarda un po', spesso invece sono i gestori cinesi a rispettare questi ultimi due punti fermi. 
Mandare avanti un bar non deve essere facile, soprattutto ora che i consumi sono rattrappiti. Mi pare però poco furbo alzare i prezzi e tenere bassa la qualità di un servizio cui si rivolgono molti cittadini; è come si sentissero dire già dal mattino, da una delle prime azioni, che Milano è scorbutica, disgustosa e, sostanzialmente, ladra.

Benedetti distributori automatici

Nonostante sia ancora da convertire in legge dalla Camera (entro il 5 agosto) il cosiddetto decreto "ecobonus" miete già delle vittime: i distributori automatici di cibi e bevande. Ritenendo più colpiti lavoratori e studenti, fruitori principali di queste macchine, i senatori hanno scongiurato la tentazione dell'esecutivo di far passare l'Iva dal 4 al 21% per le vending machine, ma l'aliquota è ora proposta al 10%. Di per sé non parrebbe una variazione eccessiva, se non fosse che diversi distributori stanno già scomparendo, dai negozi a loro esclusivamente dedicati alle pompe di benzina.
Quello dei distributori automatici è uno dei campi in cui si sono buttati in molti per sbarcare il lunario. Margini di guadagno ridotti, rischi di rapine, danni e imprevisti (come il costoso aggiornamento software per le nuove banconote) offrono già molto da pensare a questi piccoli imprenditori. La novità governativa è un altro bel grattacapo per chi certo non diventerà ricco coi distributori automatici. 
Per me non è una questione banale e voluttuaria: l'Italia è il maggior produttore europeo di distributori automatici e uno dei principali del mondo (esporta il 70% della produzione). L'organizzazione di settore Confida calcola in 34.000 gli occupati in questo segmento nel 2010. Senza contare che gli alimentari erogati sono, è evidente, per lo più italiani e anche "nobili", come il latte fresco o crudo caricato quotidie direttamente dagli allevatori. In definitiva non mi pare così peregrino potersi dissetare, nutrire, risvegliare con un caffè (magari al ginseng) a qualsiasi ora, trovando chicche come gli alimenti per vegetariani.
Probabilmente sarà difficile veder sparire i distributori automatici da aziende, scuole e metropolitane, però mi colpisce l'incapacità finanziaria anche di questo governo: raggranellare gettito da oggetti indispensabili (come i cd-rom allegati ai testi scolastici) è una vigliaccata, quando è risaputo che, per dire, liberalizzare la cannabis o esigere le tasse di concessione dei malefici videopoker porterebbero fior di finanze allo Stato. Eh... Mica si possono pestare i piedi alle mafie, che su spaccio e gioco d'azzardo prosperano vieppiù, governo ladro (e vile)!