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Stazioni mortali

L'uccisione del giovane di 22 anni... Già una frase così fa rabbrividire. L'omicidio che si è consumato a Milano Certosa due sere fa è terribile. Ormai un caso politico, dove sembrano più credibili le accuse sull'insicurezza dei treni. Perché non è successo sulla strada e le zone dove non arrivano facilmente le pattuglie sono spesso pericolose: le famigerate aree pedonali, tanto care alla crociata contro le auto, le zone verdi e, non ultime, le stazioni. Ieri un regolamento di conti tra nordafricani a Garbagnate ha bloccato la circolazione. Martedì sera, proprio quando è morto il ragazzo a Certosa, una violenta rissa si è consumata tra la Stazione di Lambrate e via Valvassori Peroni - ma questa, non ha fatto notizia, mentre una gazzella e una volante cercavano, invano, di tenere in pace le aree intorno alla Stazione.
Come non condividere l'idea di chi dice che su un convoglio, spesso ci sia solo il capotreno per la sicurezza? O che le stazioni lombarde siano terra di nessuno? "Il numero di reati negli ultimi anni è cresciuto, anche ai danni del personale di Trenord". 
Concordo con chi dice che Milano Certosa sia una stazione degradata da anni e ho provato brividi, a ripensare a quando abitavo lì vicino e dovevo andarci. Il sottopassaggio mi faceva una paura tremenda, ho subito tentativi di aggressione, mi salvavo scappando e, poi, trovando la soluzione nel passarci in bici,  a tutta velocità. Mentre, per i treni, rinunciavo a usarli di sera, finendo poi ad avere un'auto, perché più sicura. Parlo di più di vent'anni fa. Perché dopo, ovviamente, non ci sono più stato. 
Non si può che invocare la presenza di più agenti. Ma al di fuori delle zone rosse, che quanto a ferrovie sono Centrale, Garibaldi e Rogoredo, restano gli incubi di Lambrate, Certosa, S. Cristoforo, e tutte le altre del Passante.
È evidente che il problema siano i fondi, proprio come ricordato quando, l'anno scorso, finalmente Cadorna ha visto la creazione di un punto Polfer: lì veniva annunciato che però il presidio sarebbe rimasto sguarnito in alcune fasce orarie.
A Lambrate, dalle 18 alle 7, c'è un vigilante a sorvegliare tutta la stazione(!). A Rogoredo, due. Lambrate, peraltro, anche se non vede fermare treni passeggeri di notte, rimane aperta, e attraversata per lo più da merci. E il comune si ostina a lasciare enti di volontariato a distribuire cibarie e vestiario ogni sera, fuori dalla Stazione, attirando confusione, degrado, cibo buttato che ha alimentato colonie di topi, oltre a mercatini di beni avuti gratis, e l'indotto (spacciatori che si fingono homeless, prostituzione, traffico di rifugiati...).
C'è bisogno di meno paura. E che prendere un treno non sia una scommessa per la vita.  

Con i Ghisa

 E forse anche con le divise, mi verrebbe da dire. Certo, c'è anche la malapolizia, ma gli agenti che lavorano, lo posso dire, per noi, sono migliaia e migliaia.
Ieri notte, un uomo della Polizia Locale si è suicidato in un parco, proprio dietro casa mia. Un luogo che attraverso quasi ogni giorno e che oggi era deserto. Non c'era alcun segno dell'uomo che, quasi all'ora dei suicidi, si è tolto la vita. Sembra abbia usato la sua stessa pistola, il che è frequente tra le divise che si ammazzano da sole. Perché non ce la fanno più, perché sono i primi a vivere e sapere le ingiustizie. 
Molti direbbero, ma a fare il vigile in fondo non è che succeda chissà che. Quanto mai falso e i casi di cui si occupa la Polizia Locale sono i più disparati. Solo il Nucleo Tutela Donne e Minori ogni anno gestisce qualcosa come 500 fascicoli, parola sensata visto che ci possono essere insieme madri e bimbi. Come accaduto qualche mese fa, una pattuglia della Locale quasi a fine servizio, vedono un'auto messa male, controllano e sentono urla di donna. Un tentativo di stupro, da un ex incallito, e una storia atroce di violenza e paura, dove c'è anche un minore. Una sfilza di reati angosciante.
Incidenti, incendi, suicidi (magari persino durante i rilievi di uno scontro automobilistico), morti, criminali, feriti da soccorrere. E aggressioni, insulti, minacce. Lavorando nella rabbia, nella paura, nell'ansia. Scrivo questa frase e nelle vicine case Aler sparano petardi: è arrivata la droga. Questa è Milano, e gli agenti della Polizia Locale che si sono suicidati sono tanti. Tra tutte le divise, quest'anno siamo a venti. Un numero impressionante, perché poliziotti, carabinieri, soldati, agenti penitenziari, finanzieri, dispongono di armi e trovano ostilità, fuori e dentro i loro corpi. E anche i pompieri si suicidano, come a giugno, proprio in città.
Per questo da diversi anni la Polizia Locale di Milano si è dotata del progetto degli operatori Ponte, agenti dotati di una formazione psicologica, in grado di offrire un supporto ai colleghi in difficoltà, indirizzando i più bisognosi ai servizi di aiuto professionali. Il che accade di rado, perché spesso gli operatori Ponte sanno essere davvero capaci di sostenere i colleghi che stanno male.
Poco tempo fa ho pubblicato un librino, "Il ghisa" e ovviamente non ne parlo per réclame (visto poi che il blog resta, orgogliosamente, di nicchia), quanto per una strana, amara coincidenza, dato che nel cercare riferimenti reali sulla vita degli agenti della Locale, mi ero imbattuto nel progetto degli operatori Ponte. Scoprendo così, casi terribili di cui si occupano i nostri Ghisa. 
Sto male per quel vigile. Poliziotto, agente, comunque lo vogliamo chiamare, era un uomo che non ce l'ha fatta. Dietro casa mia, in queste periferie dove siamo sempre più soli. Tutti.
 
Come faceva freddo
Com'era bello che lui fosse lì
Apro una porta, sei piani di scale
Ci sono i suoi quadri ma lui non c'è più
Piero Ciampi 

Inseguimenti

C'è chi insegue un terzo mandato, come beppino sala. Ma così non lo inseguirà più nessuno, né partiti né elettori, e finalmente ce ne libereremo. 
Ci sta qualcuno che inseguendo un criminale ha perso un rene, a Lambrate, ma ancora lavora in Polizia. E a sentirlo parlare, sembra un Francesco d'Assisi partenopeo.
Ci sono poliziotti che inseguono il loro dovere, e pazienza se una notte di quasi Natale, del 2016, si vedono sparare addosso, rispondono e senza saperlo giustiziano un bastardo che a Berlino aveva ucciso 12 persone. Riposa in pace, Luca.
Ci sono millemila pendolari che ogni giorno inseguono un fottuto treno, sperando arrivi, non troppo in ritardo, non troppo pieno, non troppo criminale, non troppo sporco, o letale, come purtroppo successo a Codogno, Pioltello, Livorno...
Ci sono migliaia di lavoratori che Milano non se la possono permettere, e amen se bus, scuole, servizi sociali, culturali e di Polizia rimangono deserti.
Siamo un sacco di fumatori che inseguono un fottuto posticino dove inebriarsi, e ormai ci salutiamo come nativi americani chiusi in una riserva. A Milano, dove se no.
Ci stiamo in tanti a sognare una pensione che non avremo mai, che ci farà morire di fame e quasi inseguiamo la morte, perché è meglio che crepare di miseria dopo una vita di lavoro.
Ci stanno frotte di non morti che inseguono spacciatori e sostanze a Rogoredo, alle Groane o in qualche bosco padano e non importa se il loro boia sia nordafricano, venusiano o di chissà dove, gli venderà morte, comunque.
Ci sono i familiari di Giovanni Sala, giustiziato da delle merdose guardie private davanti agli studi di Sky di Milano, che inseguono da anni giustizia, mentre il loro figlio era stato foraggiato magari da qualche spacciatore, magari egiziano, magari del Corvetto, incurante di condannarlo quasi a morte. E per lui, per il buon Giovanni, non si è mosso un solo manifestante, presunto anarchico o altro che sia.
Ci sono torme di maranza che a Capodanno inseguono le donne in Duomo, per stuprarle, e poi te li trovi a Lambrate, o a San Siro, condannati a ghetti infami, mentre inseguono gente da derubare, ma nessuno di loro diventerà mai un Malcolm X. E prova a parlargliene, sì, come no.
Ci sono troppi inseguimenti, e quasi tutti sbagliati. Come in questa foto, dove un poliziotto corre dietro a un fuggitivo anche lui in moto, e non esita a puntare la pistola, in mezzo a auto, pedoni, la qualsiasi. Ah, ma lì è in Brasile, si dirà, lì è diverso. Paese che vai...
C'è una serenità da inseguire, ma non la raggiungeremo mai. Soprattutto se viviamo in una merdopoli che si chiama Milano.

chi non fa notizia

 Ci sono morti che non fanno notizia. Homeless, suicidi. In una grande(?) città come Milano, poi...
Un ragazzo. Senegalese, agitatissimo. È arrivato di notte, dai senza dimora che dormono in Largo Marinai d'Italia. Era sconvolto? Fatto? E di cosa? Non c'è droga più grande del dolore. E mica la scegli.
I poveri marinai di terra gli hanno dato delle coperte. Perché chi è senza casa ha l'anima nuda, materialmente non ha una minchia fottuta, ma se può, dà, a chi ha bisogno, a chi è disperato. Oh certo, mica tutti, ma insomma, uno può essere alcolizzato, criminale, quello che vuoi, eppure ha più solidarietà di un ministro, un assessore, un ente del Welfare.
Ma il ragazzo senegalese dice ai naviganti senza movimento "Una penna! Una penna! Una penna!", di continuo. Loro, non capiscono. Gli indicano una panchina libera, devono dormire, al mattino, se non si svegliano, lo fa la polizia. E quindi, anche lui, è meglio che riposi.
Nel buio silenzioso di quel cargo umano, tutti sono sopraffatti dalla stanchezza. Africani, asiatici, sudamericani. E più di tutti, lui, quello sconosciuto. Il giovane Wolof lascia le coperte, ripiegate sulla panchina, si toglie la giacca, la maglia e le appoggia sopra quei salvavita delle notti d'inverno, per chi ha per tetto il cielo. Poi se ne va. Ma fa poca strada. Abbraccia un albero, pieno di cuori con le iniziali intagliate sulla corteccia del grosso tronco. Ecco i brividi, l'adrenalina. E dopo, tutti gli altri sintomi.
Il mattino è ancora buio quando arrivano pompieri, polizia, ambulanza. Dicono che si sia impiccato, ma i vigili del fuoco vanno via subito, non c'è nessuno da tirare giù, non c'è più nessuno da salvare.
Lo hanno trovato assiderato, ancora abbracciato a quel benedetto albero. 
Chiedeva una penna, per scrivere un addio, ma gli homeless non ne usano. Di inchiostro, sì, ma anche di addii, se ne vanno, così, puf. E ormai, l'inchiostro sta scomparendo un po' da tutti. 
Chissà perché era stanco. Perché si è arreso. 
Noi eravamo passati un po' prima, a dare un saluto e del cibo a quei marinai attraccati al porto Formentano. Ma noi, boh, forse avremmo solo potuto dargli una penna, a quel giovane. Ieri notte, a fine servizio, mi sono reso conto di averne ben quattro, nelle tasche.
Addio ragazzo. Sei morto dopo 4000 chilometri, e chissà quante lacrime. Ora sei in pace.
 
Ps Ho scritto questo post tremando. Non scherzo, non lo farei. Non riuscivo a scrivere. E mi sento un idiota. Non perché un po' prima eravamo passati di lì, no. Perché sono anni che mi capita di dire che il suicidio per assideramento è forse il metodo più sconosciuto e meno usato. Eppure, eppure, eppure... Prima o poi riuscirò a piangere.

 

Povera San Siro!

E anche povera Baggio e poveri QT8, Quinto Romano e Gallaratese.
Quest'estate è un vero tormento per tutti i concerti che si svolgono tra Stadio, Ippodromo e persino la fangosa Acquatica, col suo Festival Latrino Americano.
Il piano di zone verdi e rosse per contenere il traffico si è rivelato un boomerang. Ci sono residenti che sono stati bloccati e non sono potuti tornare a casa, anche se tra loro c'erano anziani, disabili e bimbi - senza nulla togliere a chi, ahinoi, lavora. E in generale, la viabilità è continuamente un disastro.
Il profitto a danno dei residenti: ancora una volta la città puttana senza cuore ha mostrato il suo volto più infame. Si possono pensare eventi da 70.000 persone in una zona così angusta? Siam mica all'Arena di Reggio Emilia o al parco di Monza. Boicottare la Coca Cola, quindi, diventa un buon gesto, almeno contro gli I-Days, che di Indipendente non hanno proprio un fico secco.
E così, ecco un concerto fatto di smog, parcheggi selvaggi, a danno anche del verde, rumorosità non solo della (presunta) musica ma soprattutto del traffico.
Questa foto, scattata da un residente, è emblematica. Via Novara è un ingorgo tremendo e, si noti, soprattutto in direzione autostrade. Sì, perché qui il concerto è finito e la tregua arriverà solo a notte fonda. Al centro della foto, sulla corsia in direzione Centro, il simbolo della zona 30 pare beffardo. Anche perché la ciclabile dipinta - e per lo più in disuso, già crea traffico quotidianamente.
Nemmeno consola pensare che non tutti i "musicisti" abbiano fatto il pienone, come accaduto con negramaro e club dogo. Ma alle proteste dei residenti di rivedere l'ordinanza viabilità e parcheggi il Comune non ha risposto. D'altronde, ormai restano solo due settimane di tortura. Ammesso che le date dei concerti non cambino, come già successo. Ma è snervante stare a cercare chi e quando suona. Persino i commercianti della zona a volte restano spiazzati e se gli chiedi nomi e date, capita che non li sappiano neanche loro.
Il Comune sembra fare lo struzzo. Resta poco da patire, va bene, il che però vuol dire ancora 9 concerti in 14 giorni. Più appunto il festival latrino all'Acquatica, che terminerà solo a fine luglio, portando ancora in dono a Quinto Romano e Baggio traffico, sosta selvaggia, microcriminalità, spazzatura e il decesso di un campo coltivato, usato come parcheggio, facente parte del Parco Agricolo Sud, come ricordato da consiglieri del Municipio 8, ignorati dallo stesso Comune.
E magari il futuro dello Stadio saranno i concerti? Non vediamo l'ora..

grazie Christian!

 Mi sono appena visto (due volte) l'intervista a Christian Di Martino, il poliziotto che la sera dell'8 maggio è intervenuto con altri colleghi per via di un immigrato che lanciava pietre contro persone e treni.
La prima cosa che mi colpisce di questo ragazzo è la sua bontà disarmante: pacato, umile, senza vanità, semplice. È il poliziotto che vorresti avere nel tuo quartiere, magari pure come vicino. 
Un altro fatto sorprendente è come ammetta che lo rifarebbe: non si pente, no, anche se ha perso un rene - e per questo dice "devo solo stare un po' attento alla dieta". Dopo le coltellate, non ha smesso di cercare di fermare chi lo aveva appena ferito a morte. E a un Del Debbio stupito, perché senti che sta parlando onestamente, risponde che è riuscito forse per l'adrenalina, senza lanciarsi in discorsi di eroismo.
Ma quello che mi commuove di più è che quando è uscito dal coma, Christian ha detto "L'ho fatto per Milano". Sì, l'ha fatto per noi, davvero, dopo che erano state ferite due persone e danneggiati dei treni. Sento particolarmente questa frase perché è gente come lui, invisibile, sconosciuta, che non si ferma e lavora per la città, che la rende ancora umana, decente e parlo con cognizione di causa. Quella sera, infatti, per fortuna non ero di turno nell'assistenza agli homeless, ma alla stazione di Lambrate ci devo andare almeno tre volte alla settimana. E sin da quando ho iniziato il servizio, diversi anni fa, per me quel posto è un incubo. È vero, al binario 12 non ci stiamo andando più, anche perché ci dorme gente poco raccomandabile, sex-offender, e non solo. Ma Christian ci è passato.
La sera dell'8 maggio a Lambrate c'è stato ben altro che un film. Il pazzo che lancia pietre, i poliziotti che arrivano, Christian che cerca di fermarlo col taser, ma il giubbotto para la scarica. Poi, le coltellate, la colluttazione, il fermo del magrebino. L'ambulanza che si precipita e soccorre il giovane agente, le volanti che lo scortano all'Ospedale, così come faranno nel portare lì la fidanzata, a notte fonda. E i colleghi che donano sangue, per le decine di trasfusioni, i medici a operare per ore e ore...
Tutte queste persone sono le forze del Bene. Se il male non trionfa, è proprio grazie a chi fa il suo dovere, e non si ferma, davanti a niente e nessuno.
 
Grazie Christian!
 

Beppe Orfei

 Aridatece Majorino! Mai avrei creduto di rimpiangere i suoi tempi alle Politiche sociali, ma almeno allora i posti letto per homeless durante l'inverno era centinaia. Davvero.
A leggere quanto riportato da Comune e cronaca, al momento Milano non ha nemmeno 400 posti letto per il "Piano Freddo".
Si è detto: ma ora il Comune tiene aperti dormitori durante l'anno, e questo richiede una un impegno, principalmente di spesa. D'accordo, e chi rimane in strada? Chi è pronto ad andare in posti improbabili, tipo il mezzanino, con operatori, spesso, "pittoreschi", tra magari cimici da letto, mancanza di riscaldamento, cibo e docce? Oh certo, questi citati sono episodi. Eppure c'è chi almeno non vorrebbe stare all'aperto col gelo. Non c'è bisogno di citare DE Corato, che prima di natale aveva ricordato che il filobus della 90-91 di notte si trasformi in dormitorio.
L'aspetto più aberrante non è tanto e solo che Sala parli di numeri dicendo che ci sia posto per tutti(?), ma che squalifichi lo stesso sistema che, alla fine, fa proprio capo a lui, al Comune! A Milano ci sono una ventina di associazioni riconosciute che coprono il territorio cittadino ogni sera. Per lo più volontari, qualche sparuto (spaurito?) operatore sociale, ma un impegno forte e che è pure finanziato (poco) dall'Amministrazione Municipale.
Che si incacchi pure il Gabrielli, che dice non sono un commissario e non faccio politica. La realtà milanese è sotto lo sguardo di tutti. Da un lato fashion, chef e dané, dall'altro crimine, mafia, loculi per vivere, inquinamento e tutti incacchiati, autisti, ghisa, operatori sociali...
C'è una domanda che serpeggia un po' ovunque in città: ma quand'è che te ne vai, Beppe? Nel 2026? L'è longh 'me ona quaresima!

Milano è un film horror

Questo blog non ama le cosiddette "persone importanti", occupandosi spesso degli ultimi degli ultimi, cioè gli homeless. Ma la lista di "derubati eccellenti" sta diventando un caso: il pilota Sainz, l'ex calciatore Bobo Vieri, il bassista Saturnino, il cuoco Cummo, il dentista Macaluso (con tanto di colpi di pistola), un calciatore svizzero, Elenoire Casalegno, Briatore, Verdone, la cantante Levante e da ultima la modella e cestista Valentina Vignali, che esprime bene il livello di insofferenza perché a Milano rubare è diventato un mestiere.
Mi colpisce l'immagine della sua malinconia, col dolore per gli oggetti trafugati a cui teneva di più Valentina: la foto del nonno scomparso, il ricordo di un'amica e "altre piccole cose di cui non si può stimare il valore". E un insulto finale, che ci sta, eccome.
Ma prima di beccarmi del rincoglionito, se i vip sono la punta dell'iceberg, i furti a Milano sono all'ordine del giorno e colpiscono tantissime persone non certo famose, in luoghi che un tempo si sarebbero considerati sicuri, perché centrali. Il paradosso poi dei mezzi pubblici è non solo che uno strumento contro l'inquinamento, quale è la mobilità collettiva,  sia ormai poco sicuro, ma che persino gli autisti non vogliano più guidare a Milano. I gestori si inventano offerte da black friday del capitale umano: stand nei mall, rimborso del corso per patente, CAP e affitto ma, addirittura, il recente "porta un amico a guidare" di Autoguidovie, con premio di "ben" 1000 euro(!).
Atm ora taglia le corse: non ha autisti. I ciclisti si riducono (-33%) per paura di morire. La guerra alle auto non scoraggia dall'usare il mezzo più sicuro. E ci sarà solo da peggiorare, specie se si continuerà, come ad esempio quando per Natale corso Buenos Aires diventerà, pare, tutto pedonale.
Milano è come un horror: anzi, peggio, perché, alla fine, non si tratta di finzione...
 

Milano ha almeno 8000 homeless

Il titolo dice già tutto, ma è sempre meglio motivare, e aggiungere qualche osservazione. 
Di recente sono stati pubblicati i risultati di una ricerca "sul campo" effettuata da una fondazione no profit, che voleva scandagliare il fenomeno dei senzatetto a Milano. Senza voler nulla togliere a chi cerca di impegnarsi e portare alla luce la situazione degli homeless, l'indagine ha avuto alcuni limiti. Oltre a voler essere, giustamente, qualitativa, si è svolta brevemente in strada, con volontari che spesso non si erano mai accostati alle persone senza dimora. Un primo problema è che chi vive in strada lo fa come se fosse una droga e per questo si nasconde e poi mente per sopravvivere, perché chi è dedito ad alcool, droghe, gioco d'azzardo e ha spesso sofferenze mentali, non si fida di nessuno per poter rimanere nelle proprie debolezze.
Il numero degli homeless si può solo stimare e quello di 8000 persone viene dal censimento di dicembre 2022 dell'Istat. La rilevazione ha però alcuni limiti, come il fatto di basarsi su dati amministrativi e sull'ente nazionale di settore sui senza dimora, che vive diversi problemi su cui si sorvola per "brevità". Lo stesso ente però, in passato aveva parlato di 12.000 homeless solo a Milano.
La ricerca più recente ha diversi limiti anche rispetto al dato delle donne: sono in aumento, come cresce il numero in generale e dei  giovani, ma sono probabilmente molte più, come dichiarato, del 10% del totale. 
Un altro risultato discutibile è quello per cui le persone senza casa preferiscono il centro perché è più frequentato. Sì, questo significa più elemosine e magari un po' più di sicurezza, ma non accerta che la periferia sia più ostile e con temperature più basse d'inverno (anche 4 gradi).
Il discorso è quanto mai complesso ma certo quello che manca sono risposte istituzionali. L'anno scorso, il Piano Freddo del comune è partito a fine novembre per concludersi neanche a metà marzo, quindi senza coprire tutto l'inverno. E non c'è da rallegrarsi se le temperature sembrano, o saranno, più miti. Le logiche emergenziali non portano da nessuna parte e l'impoverimento e il terrore che provengono dal recente conflitto israeliano-palestinese rischiano di peggiorare di molto la situazione, dopo i flagelli di covid, speculazione energetica e altre guerre.
Non esiste prevenzione all'aumento della povertà. E oltre a tutti gli argomenti di cui ha parlato, fin troppo, questo blog a proposito di homelessness, c'è un fattore che emerge tristemente: molte persone che vivono senza una dimora sono talmente abituate a starci, come ricordato sopra, che non sognano una casa e non lottano per affrancarsi dall'orrore della strada.

l'isola di via Quarti

 Oh gaudio, il Comune conferma 10 isole pedonali che erano speri-mentali. Alcune erano ardite da realizzare e forse si potrebbe anche davvero gioirne. A parte che per quella di via Quarti. Eugenio. Ma di bennato il fortino della malavita non ha proprio niente.
Si vede dalla foto, che come sempre puoi ingrandire cliccandoci sopra: l'isola a BaggioX è piuttosto triste, come del resto i casermoni della via. Poi, la zona chiusa al traffico è uno slargo deprimente, delimitato da siepi, vasi e cubotti che fan tanto discarica - perché quello è via Quarti: di spacciatori, abusivi, rom del famigerato clan di Drăgănești-Olt, stranieri e non... Se c'è una zona dove la polizia fa miracoli e che ha il record di petardi esplosi per l'arrivo della droga, quella è proprio via Quarti. Dove di recente il questore ha chiuso temporaneamente un bar, per eccesso di pregiudicati e un accoltellamento. 
L'area pedonale sarebbe un bene visto che si congiunge al parco delle Cave, se non fosse che: 1) l'umanità derelitta, specie di giovani neet dotati di pitbull, si ritrova lì, creando un'ansa di fuga e parassitismo del parco; 2) molti già non parcheggiano nella via dato che le auto vengono vandalizzate o bruciate, specie se appartengono a "regolari" e oppositori della malavita; 3) in altri punti di BaggioX ci sarebbero tante belle sacche da ridare al parco, se non fosse che vi hanno costruito, anche abusivamente, ospizi lager, case e via edificando.
Via Quarti è uno di quei posti della periferia milanese dove c'è da aver paura a passarci, figuriamoci a viverci. Come Barona, Gratosoglio, Corvetto, Rogoredo, il parco sud delle mafie. Lande dove Cristo si è fermato prima e dove nessuno, nessun sindaco, nessuna fottuta giunta riporterà mai, mai, un briciolo di pace, di gioia, di convivenza non disumana.

Non sono mica Joker!

Dunque Gabrielli, ex capo della Polizia, è ora delegato del sindaco per la sicurezza e la coesione sociale. Alla moda 5stelle, non ciaperà un euro (è già in pensione). Non sostituisce Granelli e Bertolé (olè!), ma li affianca, cioè commissaria il primo, mentre l'altro è praticamente un fantasma di suo.
Sala benedice tutto con un sermone alla reverendo Hardwood di "The Town that Dreaded Sundown" (2014): c'è tensione dopo il Covid, i ragazzi han gli ormoni a 1000 dopo il lockdown, certo l'ingustizia sociale aumenta e i cittadini si sentono meno sicuri. Eppure, per lui, non c'è un emergenza sicurezza e Gabrielli gli fa l'eco dicendo che non siamo a Gotham City e che, se però mi cago addosso, me ne impipo delle statistiche.
I reati sono diminuit? Sì, perché sono aumentati quelli non più punibili d'ufficio ma soggetti a querela (per la riformaccia Cartabia). Milano però è la città dove si compiono più reati. Il calo poi è dovuto, davvero, al lockdown, dato che per due anni si è rimasti chiusi in casa quasi sempre, o almeno la notte. Ultimo ma non meno importante, possono esserci sfiducia in giustizia e istituzioni e paura, per cui si denuncia meno.
I reati oscuri, quelli appunto che non vengono esposti, sono un iceberg sott'acqua rispetto a quelli noti. Passi per le azioni di lieve entità (tipo furto della bici), ma se il mio vicino ha fatto il gesto di tagliarmi la gola con una bottiglia rotta, lo denuncio per poi vederlo attuare la cosa? No, e ahimè questo non è un esempio inventato.
E se ho un'attività e mi chiedono il pizzo, che faccio? "Appuntato, glielo ripeto, non so chi abbia dato fuoco alla mia azienda, sarà puro vandalismo..."
Diventa poi singolare l'accostamento tra sicurezza e coesione sociale. Avrebbe senso, perché se si aiuta a risolvere i problemi si delinque meno. Ma non è così.
Milano è diventata una città divisa in caste. Per comprare casa, devi essere uno sceicco, come vantava ultimamente renzi, dandosene pure il merito, il laido. 
L'ambiente peggiora e ormai la fanno da padroni canidi, piccioni, sorci vari e nutrie. L'inquinamento, di tutti i tipi, aumenta, a fronte di un costo della vita indecente. E i servizi? Come i trasporti: chi prende la metro o il tram, si stringe borsa e zaino al petto manco fosse un figlio. Poi, tra periferia e centro non c'è più differenza quanto a criminalità. Anzi, dove girano più soldi? E le mafie, che rimangono occulte, non sono meno pericolose della micro-delinquenza e spesso la alimentano.
Non siamo a Gotham, è vero, e lo si capiva già dai tempi di Bat-pirla. Ma già mi annoio da solo a ripetere queste lamentazioni. Quando però vado in giro, in certi orari e zone, se sono in auto mi chiudo dentro. E a piedi? Compongo il 112 sul cellulare, pronto da chiamare (no, scherzo, ma chissà...).
Mesi fa, quando il dibattito sulla sicurezza è esploso, Sala disse che il terzo settore deve fare di più. Il che è aberrante. Certo non si riferiva a quegli enti che sono dei veri business e che di caritatevole e progettuale hanno solo il nome. È inutile che mi controlli Stazione Centrale e mi lasci Garibaldi, Rogoredo e Lambrate terre di nessuno, dove ci mandi pure dei volontari non si sa bene a fare che cosa. Per dire. Il volontariato è sì una forza e in situazioni come la Sicilia spesso è più vitale della presenza dello Stato. Ma qui a Milano si è in trincea, senza spazi, risorse, se non quelle assegnate ai soliti noti, come Redo e Investire in campo di housing sociale, enti che badano più a garantire i fondi che aiutare chi è in difficoltà. O quelli nel lucroso mercato dei rifugiati, quelli che raccolgono soldi a palate e fingono di risolvere i problemi, mentre la cronicità gli assicura prosperità e futuro...
 
 Ho finito di scrivere il post. L'ho limato. Mi chiedo, come spesso, se non abbia scritto scemenze. E subito, fuori, sparano dei petardi: è arrivata la droga.

Decalogo del ciclista

  1. Se vai in bici, sei proprio un figo: le regole lasciale agli altri!
  2. Andare contromano è trendy, e poi dicono che il codice della strada lo consenta! E se chi ti viene contro sbianca di paura, insultalo pure!
  3. Senza mani sul manubrio, non è divino? Chi se ne impipa se gli altri rallentano per paura di farti cadere. E magari aggiungi il quarto comandamento.
  4. Il cellulare è il baricentro (della vita): tienilo in mano, sempre!
  5. Se pedali con un altro ciclista, come minimo dovete stare fianco a fianco, occupate tutta una corsia, alla fine se avete 4 ruote siete come un'auto no?
  6. Perché spendere soldi, pile o fatica per luci e dinamo? E poi, il buio è così romantico...
  7. Il campanello sarà anche obbligatorio, ma è così cacofonico, santo ciuelo!
  8. Ci sono troppi ladri di bici, quindi la tua legala a qualsiasi cosa, semafori, cancelli, idranti, nonne: ciò che è tuo viene prima di ogni altra cosa -.-
  9. I marciapiedi sono tutti tuoi, al diavolo quei ciula dei pedoni!
  10. Pedalare senza musica? Mai! Gli auricolari filtrano il mondo - magari poi te li mettono pure sulla tomba.


Milano assassina

8.000 euro all'anno per un nido privato. 7,5 euro per andare in centro in auto. Per non più di due ore di parcheggio. E un giorno, si pagherà area B, quanto, non è dato saperlo.
Intanto le vie più trafficate sono colme di biossido di azoto, 6 volte sopra il limite di legge. E cosa combina il NO2? "È un gas irritante per l'apparato respiratorio e per gli occhi che può causare bronchiti fino anche a edemi polmonari e decesso" (Arpa Toscana).
D'altronde, anche vivere in una casa di riposo può essere pericoloso. 6 anziani sono morti. Per i soldi. Sì, perché a furia di risparmiare e fare cassa, si uccide.
"Poveri e intossicati", titola Milano Today. Ora ci si sta accorgendo che l'assistenza in RSA è carente, a fronte di rette altissime. E infatti, se delle persone muoiono in un incendio, qualcuno doveva pur essere lì intorno, non la custode, ma personale e qualche allarme.
Ma no, Milano è una mignotta senza cuore. Governata da una giunta di mercenari assassini perché chi pensa solo ai soldi, chi non si cura di deboli, siano essi anziani, disabili, homeless, sofferenti mentali e poveri, può essere solo tale.
È un po' come sta accadendo al parco delle Cave, dove l'Area Verde ha decretato guerra ai rovi. Perché non puoi avere frutta (le more) buona e soprattutto gratis sotto casa. La devi pagare!
Sala e i suoi assessori non si vergognano. Probabilmente era inevitabile che Milano fosse feudo di mafie, immobiliaristi, stilisti e modaioli. Che magari sono anche stupratori, figli di gente importante, tipo il "vicepresidente della Repubblica". 
Anche la guerra all'auto, con l'imposizione di una cultura della bicicletta in modo autoritario, serve solo a seminare odio. Dividi e comanda. Se usi l'auto sei un criminale. Se vai in bici, contromano, senza guardare, senza luci e insultando, sei da santificare.
Eh no, non è così che si governa. Ma che hanno di sinistra giunte che avvallano politiche di puro massacro, che regalano la città ai ricchi? Nulla.
Sala e i suoi accoliti
sono dei luridi mercenari assassini. E nemmeno si vergognano di esserlo.

Sancte Syre, ora pro nobis

Chi era San Siro? Il "fanciullo con cinque pani d'orzo e due pesci" che poi Gesù moltiplicherà. Dopo aver seguito Pietro a Roma, Siro andrà ad evangelizzare intorno al Po, diventando vescovo di Ticinum (Pavia). A lui verrà poi dedicata la chiesa di San Siro alla Vepra, scomparso affluente del Vettabbia. Del tempio è rimasta l'abside, in via Masaccio 20, fagocitata da una residenza che dopo i Fossati divenne Villa Triste, teatro delle torture agli antifascisti, perpetrate dai grandissimi bastardi figli di merda della banda Koch.
San Siro è quindi un quartiere e il celeberrimo stadio, che per molti identifica la stessa Milano. L'impianto non verrà demolito, ma una volta abbandonato da Milan e Inter, che  vanno via, nell'hinterland, il Meazza verrà usato per eventi, concerti e spettacoli. Sì, ma chi pagherà la ristrutturazione? Quanti eventi ci vogliono per coprire le spese?
Mai si sono visti così tanti concerti allo stadio come nel 2023, e se ci aggiungi quelli ai due Ippodromi (Galoppo e La Maura) ce n'è quasi uno ogni sera. Che gioia (per residenti e viabilità ordinaria). Ma anche tanti eventi basterebbero a pagare San Siro, pure usandolo tutto l'anno, specie col sacrosanto intervallo deciso dal Comune (mai due concerti di fila)?
Sono quasi sei anni che si dibatte sulle sorti del Meazza. Tra sindaco, partiti e privati ci si rimpalla le responsabilità, le squadre di calcio non volevano pagare il rifacimento, necessario per diverse esigenze, dicono, di ammodernamento. Solo che i costi alla fine sarebbero stati forse superiori all'edificazione di un nuovo stadio.
Intanto il Milan è in crisi sia di uomini che di finanze. E anche l'Inter non se la passa bene, in cerca di giocatori e sponsor.
Alla fine, per tutti si tratta solo di soldi. Attualmente le due squadre pagano più di 8 milioni di euro di affitto all'anno, che secondo il Comune sono anche le spese di manutenzione dello Stadio. Con un impianto loro e un sacco di commerci in più (alberghi, ristoranti, mall...) Inter e Milan guadagnerebbero una marea di denaro. E lo faranno.
Ormai la situazione è ridicola, col sindaco che si spaventa per il vincolo di interesse culturale (i 70 anni del secondo anello), mentre in teoria lo stadio si appresta a diventare centenario, proprio nel 2026, con la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali.
Col rischio che l'evento segni anche il funerale di San Siro, avverandosi la profezia dell'ex sindaca Albertini, per cui il Meazza diventerà una cattedrale nel deserto, tipo il vicino PalaTrussardi, un concentrato di degrado in stato di abbandono. 
Una volta tanto, Sala ha però proposto un'idea notevole: vendere lo stadio alle due squadre, magari per 70 milioni di euro. Che è un decimo, pare, di quanto dovrebbero spendere i club per avere un nuovo impianto, con tanto di sponsor esclusivo, a testa
Come finirà? Con tonnellate di cemento ad assagox e rozzangeles, e la mafia ringrazia, mentre San Siro verrà avvolto da buio e disperazione?
 «Se sei il nemico, questo stadio ti schiaccia, ma se ti copre le spalle è una sensazione fantastica» Roman Weidenfeller

il Comune non... Comunica


 Sabato 10 giugno a Milano la nevralgica via Ceresio è stata chiusa al traffico, per il cambio dei binari tranviari. Il Comune lo ha comunicato? No, niente, né sulla sua inutile e propagandistica newsletter, né sul suo sito del menga.
Per saperne qualcosa, bisognava guardare sulla pagina ATM. Ma certo chi guida per lavoro o altro, difficilmente va a pensarlo. Al massimo, consulta la pagina dei trasporti pubblici meneghini per sapere, di che morte morire, quando c'è qualche sciopero.
Che poi, l'ATM parla di piazza Baiamonti. Giusto. E via Ceresio? Dov'è, su Second Life?
Anche  la Polizia Locale, con la pagina Twitter @infomobilitaMi, aveva avvisato per tempo, ma sinceramente chissà quanti, anche usando l'uccelletto azzurro, conoscono questo servizio.
In effetti, basta vedere le visualizzazioni del Tweet, fino a pochi minuti fa, per rendersene conto: 193, numeri da (santi) comuni di montagna.
Così, per l'ennesima volta automobilisti, furgonisti, scooteristi, ciclisti, operatori di soccorso, si ritrovano imbottigliati in un ingorgo micidiale che paralizza tutta la zona Garibaldi/Monumentale, soprattutto nelle ore di punta. Alternative, deviazioni, cartelli prima dell'ingorgo, con magari indicata la durata dei lavori? Nossignore, ranges! 
Pensavate che senza la scuola ora c'è meno traffico, aria sporca? Bun e cujun!
Ma perché il Comune non comunica? La gente che è pagata dalla municipalità, cioè i milanesi, per farlo non ne è capace? Mancano i soldi? O forse, forse c'è quella paura poco adulta, poco professionale, che fa mentire, o non dire? L'assessora alla mobilità, Arianna Censi, che ci sta a fare, oltre a difendere le aree B e C del Comune e Sala a spada tratta?
Immaturità, disinteresse e incapacità sono forse le caratteristiche di chi amministra Milano. Zitti, che l'anno prossimo ci sono le elezioni e il nostro piangere fa male al re!

allertaLOM

 Il nubifragio di stasera su Milano si è appena calmato e non c'è don Camillo a lanciare parole di speranza dalla sua chiesa allagata. Ma dopo l'alluvione in Emilia Romagna rimane un senso di inquietudine. Specie dopo aver sentito il ministro della Protezione civile dire che non dobbiamo chiederci se un disastro simile arriverà da noi, ma quando. Se però non è rassicurante lui, chi dovrebbe esserlo? Certo il clima cambia e non abbiamo bisogno dei mostri alla ficicchia, pagati dalle aziende americane "green", per capirlo.
Riandando a Peppone e don Camillo, certo le alluvioni sono un fatto storico, ma quello che è senza precedenti è la loro capacità devastante. E, come osservano alcuni, il problema viene dal consumo del suolo, dalla cementificazione e dalla mancanza di manutenzione di argini e rive dei fiumi. Che sono tanti, ma Ligabue, il pittore, aveva fatto proprio quello di mestiere, sul Po. 
Bisognerebbe destinare risorse, stornarle da altro, come l'industria bellica. Si mandano armi per il massacro in Ucraina e non si spende per quelli, presente e futuribili, da noi.
I soldi non si trovano facilmente, ma se non si prendono dal contrasto all'evasione fiscale, a esempio, sarà impossibile reperire fondi. Per non morire. E sì che tra Seveso e Lambro ne abbiamo già viste, ma ci si scanna sulle vasche di laminazione, quella del Parco Nord è quasi pronta ma le altre di Bresso, Senago, Lentate e Varedo sono indietro. Pensare che quella di Milano doveva essere operativa lo scorso autunno, ma tant'è.
Così a un cittadino non resta che stare in allerta. E magari scaricare l'app allertaLOM, che "permette di ricevere le allerte di Protezione Civile emesse dal Centro Funzionale Monitoraggio Rischi naturali di Regione Lombardia, in previsione di eventi naturali con possibili danni sul territorio. Le allerte riguardano i rischi naturali prevedibili (idrogeologico, idraulico, temporali forti, vento forte, neve, valanghe e incendi boschivi) e presentano livelli crescenti di criticità (codice verde, giallo, arancione, rosso) a seconda della gravità ed estensione dei fenomeni."
Una volta scaricata l'app vengono chiesti i consensi per la riservatezza.
La schermata qui sotto è presa dalla versione desktop, ma quella mobile è quasi identica.
Certo tutto questo non sarà consolante ma insomma, almeno si può essere preparati. Al peggio.

la capitale dell'odio

 La Capitale dell'Odio è Milano.
Che non vuole gli homeless, e li ha già buttati fuori dai dormitori, e li caccia dalle strade perché ci sono le Olimpiadi.
Milano, in provincia di Reggio Calabria, che dà il culo alle mafie.
La scrofa di città, lanuta a metà, dove tutto costa troppo, l'aria è piombo e la violenza è l'imperativo categorico.
Milan, dove il rispetto è merce rara e odiare è così facile...
Milà, se sei turista vai ok, ma attento che ti scippano. 
Milana, dove 1000 euro al metro quadro è morto l'anno scorso.
Milaan, che invece del cuore in mano ormai ha parti più "prosaiche".
Mailand, dove la Storia si manda a fanbrodo, in nome del santo Euro.
Milanas, coi tram che costano salati, e poi li aspetti come la pioggia - perché tanto ad Aprile tagliano ancora le corse, e nessuno al Comune con le palle di ammetterlo.
Milaan, dove morire è così facile.
Mediolan, dove senza volontari non avremmo pompieri, ambulanze, servizi sociali e Protezione Civile. Più un sacco di altre cose vitali...
MeinLand, stuprata, derisa, abbandonata, fottuta.
Questa Milano non è più mia. E anche questo, mi fa male...

coltelli e braccialetti

 La vicenda degli accoltellamenti di lunedì 6 marzo precipita come una doccia gelata su Milano. Scatenando polemiche, ma le notizie riportate dai media sono un po' diverse da quelle delle testimonianze sul posto.
Raggela sapere che il tizio avrebbe aggredito solo donne, proprio all'indomani della festa dell'otto marzo. Misoginia religiosa? Squilibrio mentale, piuttosto. Qui si innesta infatti una notizia che sta trapelando, e cioè che il marocchino avrebbe avuto al polso un braccialetto ospedaliero. In realtà, pare che fossero due, uno bianco e l'altro azzurro. Se il primo indica, al triage, una non urgenza, il secondo invece viene - da poco - utilizzato per le fragilità e l'unica in cui rientra l'accoltellatore è quella dei pazienti psichiatrici. Significa quindi che il tizio avesse problemi mentali ma con un "invio improprio" al pronto soccorso: non sarebbe stato, perciò, considerato grave. 
Inquieta pensare a un italo-marocchino che, giorni fa, proveniva a sua volta da un reparto psichiatrico e alla guida dell'auto ha ucciso due operatrici sanitarie al casello Ghisolfa. Naturalmente, il problema non è la nazionalità ma il fatto che persone con forti problemi mentali si scatenino pericolosamente, come l'italiano che a fine ottobre ha ucciso un uomo e ferito altri al Carrefour di Assago.
Per questo diventa impensabile che un aumento di poliziotti possa servire davvero in casi simili. E qui arriva una seconda precisazione, almeno secondo le testimonianze di chi era in via Doria. Per quanto il folle fosse, sì, braccato da diversi agenti, a immobilizzarlo davvero sarebbe stato un cittadino, un uomo alto e robusto, che forte della sua prestanza, non si è fatto scrupolo di fermare un pazzo pericoloso. Dopo avergli bloccato il braccio armato lo ha spinto a terra e schiacciato col suo peso, fino all'arrivo dei falchi della Polizia.
Quel che è certo è che il disinvestire sulla Sanità, perpetrato da anni, ha messo in ginocchio i servizi psichiatrici. La demolizione del welfare significa questo: un aumento della pericolosità sociale diffusa, la mancanza di aiuto e di prevenzione.
Non mi fa paura essermi visto puntare una bottiglia rotta al collo, mesi fa, da un vicino. Mi spaventa di più che il tizio lavori come collaboratore scolastico in un istituto con centinaia di minori ma, se metto in guardia da lui, mi sento liquidare la cosa come una banale litigiosità tra vicini. Ah davvero? 
Alla fine, quanti saranno i sofferenti mentali, pronti a esplodere?

"Ho visto tutte quelle persone felici, che stavano bene, e ho provato invidia"
[A.T., omicida di Assago]

Se Dio è grande...

 ...Quanto piccoli sono i suoi fedeli? Sarà troppo provocatorio, ma Milano sembra essere geolocalizzata in posti strani, la Calabria forse, per la 'ndrangheta, o il Mar Nero, per l'insicurezza generalizzata. La battuta parrà fuori luogo, ma si riferisce, oltre alle genialate elettorali alla majorino, alla nuova idea, nata in seno all'Area Grave Emarginazione del Comune, di geolocalizzare i senza dimora. Ideata sulla spinta di qualche volontario intellettualoide in Azione, e ripresa da qualche colosso cattolico noprofit (di facciata), che pensa che la tecnologia serva a salvare umani, fornendo un alibi al Comune, una puttana senza cuore sodomizzata dall'affare delle Olimpiadi.
Visto che va di moda, vorrei quasi chiedere a uno di questi fantomatici bot come fare a preservare le vite degli homeless. L'ultimo è perito sabato, nel rogo della sua baracca, non lontano dal Cpt di via Corelli. Chissà perché Youssef è stato ucciso col fuoco, e nemmeno sarebbe fargli giustizia dandogli il numero cronologico di morto senza casa del 2023.
Quel che è certo, è che non si crepa solo mentre si cerca di sbarcare in Italia, ma anche dopo e che, tanto per chiudere il paradosso "teologico" di cui sopra, sistemi religiosi, valoriali e politici fingono di volere il bene, ma poi se c'è da rapinare una ragazza, va bene spaccarle una bottiglia in faccia, come accaduto notti fa in corso Como, che ormai fa impallidire periferie notoriamente spietate come Baggio e Corvetto. Se una ragazza posta un video senza velo, va massacrata di botte. Il problema non è la fede, né il velo, né TikTok, ma l'accecamento falsamente etico che viviamo.
Allora, mi sta bene se, come nella foto, la Polizia si schiera in massa per cercare di limitare i danni. Per la cronaca, l'immagine risale proprio a sabato notte, quando la PS stava per setacciare la zona Garibaldi che davvero ormai è la più insicura della città. Alla faccia delle archistar e delle speculazioni cementizie. 
Mi va bene stare con le divise, se ci sono anarchici che solidarizzano con 'ndranghetisti, e fanno il grande favore al governo di riempire un vuoto politico, con adagi ormai fuori luogo e asincroni. Sicuramente il 41bis dovrebbe essere solo per i mafiosi, ma è singolare parlare con persone delle parti di Fossano, o "di sinistra" e sentirsi chiedere: "Ma chi è 'sto Cospito?".
Intanto i più poveri soffrono, sempre di più  - e muoiono. Più panchine verniciamo di rosso, e più donne vengono brutalizzate.
Sarà ingiusto far ammassare persone fuori dalle Questure, per uno straccio di regolarizzazione, che si tratti di Bruzzangeles o di via Salviati a Roma. Peccato che siano le politiche europee, e quindi nazionali, a causare questo e altri mali, e che i soliti solidali di motorette o associazioni buoniste, con sociologi laureati in Bicocca, fingano di non vedere la lunga mano delle nuove mafiette parassitare i bisogni degli stranieri - in questo caso, quella egiziana, che non esita a recuperare dai senza dimora beni per sfruttare connazionali e altri, costretti a dormire in strada pur avendo uno straccio di alloggio.
Milano è una città schizofrenica. Mentre finalmente stasera una pioggia lava via il sangue, tra automobilisti che tra epidemie e tergicristalli non sanno più guidare, il problema non è la disabitudine alle precipitazioni: lo sconcerto è che Milano diventi una città sempre più letale.
 
Inchiodami su un punto, della mappa, come un Cristo, e sarà il mio Golgota. 
Fingi di volere la pace, e "para bellum". Calpesta ogni diritto, ogni persona, ogni bimbo, ogni donna, debole, handicappato o vecchio, in nome di chissà quale sport, idea o dio. Nascondi i soldi, e la tua casa con design, tanto la merdopoli è alla moda. Sputa e piscia sul sangue degli altri, tanto, mica è il tuo... E ordina una schifezza che arriverà a rischio della vita, dentro una borsa lurida con qualche logo ancora più sporco. Non c'è da evocare Satana: è già qui, ha tanti nomi, e manco c'entra con la religione, se non quella del codice EUR.
Sia lodata la mafia, qualsiasi sia la sua nauseabonda, segreta, sprezzante, ignobile natura...

strage di homeless

 Gennaio si è chiuso con tre morti di persone senza casa, a Milano. Eppure il comune spenderebbe 8 milioni di euro per il piano freddo. Che, evidentemente, non funziona.
I dormitori non bastano e sono gestiti malissimo. O sono dei luoghi ignobili, come il mezzanino, una situazione che non andava ripetuta ma si utilizza sin dalla giunta Moratti. Quindi, da almeno quindici anni. Nelle altre strutture, i posti sono insufficienti, o ci sono carenze di ogni tipo. Infestati da cimici da letto, gestiti da Ets attenti solo al denaro, dove magari non c'è o è insufficiente l'acqua calda, non vengono forniti servizi essenziali, perfino la colazione. Insieme alla cronica carenza di servizi diurni, minimi ma anche volti al contrasto alla vita di strada.
È vero, molti non andrebbero comunque in struttura, ma nemmeno viene proposta un'offerta dignitosa, per cui non è verificabile quanto davvero le persone senza casa preferiscano rischiare il gelo. E quindi, la morte.
Un articolo di Internazionale, sulla situazione americana, sembra però ricalcare questioni più "nostrane". La questione principale è quella delle città superstar, con alloggi a prezzi eccessivi e sfitti. Non sono povertà, dipendenze, disoccupazione a creare homeless, ma il mercato della casa. Come a Milano.
Vengono poi le contraddizioni interne alla sinistra americana, e la criminalizzazione dei senza dimora. E anche qui, viviamo lo stesso. Lunedì pomeriggio una vasta operazione tra Stazione Centrale e Repubblica, gestita dai Carabinieri, ha cercato di smantellare le persone che si rifugiano in quei luoghi. Prove tecniche di Olimpiadi, perché, come recita il sito milanocortina2026, "il 2026 è già oggi". Ma ovviamente, sballottare i senza dimora non risolve i problemi, li nasconde. Il messaggio che passa è a che a Milano non si possa dormire per strada.
Gli homeless non votano, non scrivono blog, sono minoritari e "infangano" la città della moda, degli affari e del lusso. Che muoiano, o vadano fuori dai coglioni. 
L'anticristo è qui, ed è il sindaco con la sua giunta scellerata e criminale, dedita a farsi sodomizzare da delle olimpiadi idiote, inutili, costose, tutte da boicottare.