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Ciao Aldo

 Aldo (Trip, uno dei modi con cui era soprannominato), non c'è più. O meglio, adesso vive in tutti noi che lo abbiamo conosciuto e amato.
Le nostre tombe nel cuore lo conserveranno per sempre.
Odio scrivere, soprattutto adesso. Ma Aldo era stato, tra le altre anime, uno degli ispiratori del blog. Lui, proprio come un dolce Salvatore Borsellino, diceva semplicemente "Resistere", che poi è una delle tag di questo sito.
Ma "Trip" era stato un idraulico, un insegnante d'arte, un libraio, un agit prop, e, sopra ogni cosa, un compagno. Lui sì.
Non nascondo il sentirmi colpevole, per tante cose, ma qui non c'entro io.
Domenica pomeriggio se n'è andato, proprio come in una canzone di Piero Ciampi.
Gli devo molto. Gli devo la vita, ma anche qui, non voglio deragliare.
Incubo della Digos meneghina negli anni '90, e tanti altri nemici, ma così, con molto onore, alla von Frundsberg.  
Aldo che mi parla d'arte, che sospira "Rostagno", Aldo che viene a casa mia il giorno che hanno ammazzato Falcone, e lo sconcerto lo accomuna al mio amato padre.
Aldo.
Potrei dire troppo, e ce ne sarà. Come al funerale, che probabilmente si terrà in forma civile al Cimitero di Lambrate nei prossimi giorni, con virata a Potlatch (ma come cacchio si scrive?!) in quel di via Padova.
A presto.
 


Riposa in pace, amico mio 😭 🥹 😢 ✊
 
 
 

grazie Christian!

 Mi sono appena visto (due volte) l'intervista a Christian Di Martino, il poliziotto che la sera dell'8 maggio è intervenuto con altri colleghi per via di un immigrato che lanciava pietre contro persone e treni.
La prima cosa che mi colpisce di questo ragazzo è la sua bontà disarmante: pacato, umile, senza vanità, semplice. È il poliziotto che vorresti avere nel tuo quartiere, magari pure come vicino. 
Un altro fatto sorprendente è come ammetta che lo rifarebbe: non si pente, no, anche se ha perso un rene - e per questo dice "devo solo stare un po' attento alla dieta". Dopo le coltellate, non ha smesso di cercare di fermare chi lo aveva appena ferito a morte. E a un Del Debbio stupito, perché senti che sta parlando onestamente, risponde che è riuscito forse per l'adrenalina, senza lanciarsi in discorsi di eroismo.
Ma quello che mi commuove di più è che quando è uscito dal coma, Christian ha detto "L'ho fatto per Milano". Sì, l'ha fatto per noi, davvero, dopo che erano state ferite due persone e danneggiati dei treni. Sento particolarmente questa frase perché è gente come lui, invisibile, sconosciuta, che non si ferma e lavora per la città, che la rende ancora umana, decente e parlo con cognizione di causa. Quella sera, infatti, per fortuna non ero di turno nell'assistenza agli homeless, ma alla stazione di Lambrate ci devo andare almeno tre volte alla settimana. E sin da quando ho iniziato il servizio, diversi anni fa, per me quel posto è un incubo. È vero, al binario 12 non ci stiamo andando più, anche perché ci dorme gente poco raccomandabile, sex-offender, e non solo. Ma Christian ci è passato.
La sera dell'8 maggio a Lambrate c'è stato ben altro che un film. Il pazzo che lancia pietre, i poliziotti che arrivano, Christian che cerca di fermarlo col taser, ma il giubbotto para la scarica. Poi, le coltellate, la colluttazione, il fermo del magrebino. L'ambulanza che si precipita e soccorre il giovane agente, le volanti che lo scortano all'Ospedale, così come faranno nel portare lì la fidanzata, a notte fonda. E i colleghi che donano sangue, per le decine di trasfusioni, i medici a operare per ore e ore...
Tutte queste persone sono le forze del Bene. Se il male non trionfa, è proprio grazie a chi fa il suo dovere, e non si ferma, davanti a niente e nessuno.
 
Grazie Christian!
 

La famiglia degli opliti

 Giulia Cecchettin si sentiva un oplita, e il papà Gino lo ha ricordato ieri durante l'ultimo saluto all'amorevole figlia. Tutta la cerimonia è stata straziante, ma anche emblematica proprio per il comportamento dei congiunti della vittima. Oltre al dolore, alle volte in cui Elena scuoteva la testa come a dire "No, non è vero" e il fratello le era come uno specchio, il padre ha saputo essere un guerriero, pacifico, ma risoluto. 
“Il femminicidio è spesso il risultato di una cultura che svaluta la vita delle donne, vittime proprio di coloro avrebbero dovuto amarle e invece sono state vessate, costrette a lunghi periodi di abusi, fino a perdere completamente la loro libertà, prima di perdere anche la vita. Come può accadere tutto questo? Come è potuto accadere a Giulia? Ci sono tante responsabilità, ma quella educativa ci coinvolge tutti: famiglie, scuola, società civile, mondo dell’informazione”.
Ieri anche i terminal e gli operatori dei porti di Venezia e di Chioggia si sono fermati,  alle 11, per ricordare Giulia Cecchettin. Dopo aver osservato il silenzio, i mezzi operativi all'interno dei terminal hanno suonato le sirene delle imbarcazioni per un minuto. Lezioni sospese anche all'Università di Padova.
“Ora ti vedo in mezzo alle stelle, sei il mio angelo” ha detto la sorella Elena nella cerimonia privata celebrata a Saonara, dove Giulia faceva volontariato.
Papà Gino alla fine delle esequie pubbliche ha reso un inchino alla folla che applaudiva e agitava le chiavi, per fare rumore. Poi ha sorriso, liberato, perché migliaia di persone hanno dimostrato la loro vicinanza, la loro solidarietà, abbiamo conosciuto tutti Giulia, una ragazza eccezionale ma simile a tante, non fosse che per il rischio di divenire a loro volta prede di "ragazzi apparentemente normali", come diceva Gino nel bellissimo discorso d'addio.

santo Blob

Blob esiste da ormai più di trent'anni. Creato dall'allora direttore di Rai 3, Guglielmi, dai programmisti registi Ghezzi e Giusti e da un gruppo di autori, la trasmissione ha superato le 10.000 puntate. Il titolo è ispirato al film horror "The Blob" (Fluido mortale", del '59) e allo spezzone dove il mostro si propaga da, non a caso, un cinema, ed un poliziotto osserva: «È la cosa più orribile che abbia visto in vita mia». L'ammasso gelatinoso rappresenta l'ammorbamento del nostro paese, culturale, umano, a partire dalla televisione. Lo storico programma infatti riprende spezzoni delle tv nazionali e li monta in modo sapiente, ironico, satirico, umoristico. Per questo "Blob" si è attirato molte critiche, salvo poi essere tanto in voga che quando qualcuno commette una gaffe in diretta, immancabilmente commenta: "Finiremo su Blob".
Sono note le puntate a tema, di fronte a eventi tragici o mondani, come calamità o festival del cinema, così come gli omaggi a personaggi che sono appena scomparsi.
Grazie allo streaming Blob è visibile su Raiplay anche per chi non ha la tv. 
La definizione attuale del programma "Venti minuti di surrogato televisivo" è spesso disattesa, perché "Blob" ha un successo notevole. infatti nei decenni diversi personaggi e il palinsesto si sono avvicendati a vampirizzare la fascia di trasmissione, per adescare pubblico - e tra i tanti vale la pena ricordare il defunto (parlando di Rai) Fazio. 
Per fortuna, nonostante le epurazioni del nuovo governo fascistoide, programmi come questo rimangono, anche se i venti minuti si raggiungono solo alla domenica, con un remix delle puntate della settimana. A volte "Blob" invece va oltre, come sabato 26 agosto, quando ha addirittura superato la mezz'ora, per una commovente puntata speciale dedicata al terremoto di Amatrice del 2016. 
"Blob" è una delle voci resistenti e non edulcorate tra le poche presenti nel panorama televisivo. Non si può che essere grati a Ghezzi, che combatte una feroce malattia, e a tutti gli autori che fanno di questo un programma senza tempo, una memoria, uno sguardo di cui non si potrebbe fare proprio a meno.

bella Sardone

 Anni fa, quando la signora Meloni cominciava a non essere più la pupilla di Fini, qui sul blog la si parodiò quale protagonista di un videogame - inesistente - chiamato "lammeloni". Il timore però di passare per maschilisti spinse a eliminare l'articoletto (per non parlare della battuta finale, "Aò so' 'ncinta", "Ma de che?!"). Perché il primo ricatto di una donna in politica è questo: se la critichi, puoi passare per misogino. Quando poi l'assurgere a macellaia dell'umanità, cioè fare la politicante, non importa se a destra o sinistra, ha comunque una componente fortemente maschilista, perché la condizione femminile non cambia: che si tratti di Accademia, lavoro, salute (IVG compresa) o perfino la richiesta di un mutuo, le femmine sono, ancora, penalizzate.
E così val bene una, tante sfuriate essere donna, di destra, ma destra destra, quindi prona a maschilismo, fallocrazia e omofobia, nonostante la partecipazione a commissioni europee per i diritti umani. Stereotipo? Silvia Serafina Sardone, 40 anni, fa impallidire Salvini, che al confronto è un puarit al suo canto del cigno. Bocconiana, ex di Forza Italia (un partito squisitamente femminista, per diamine!) lei è bella nera. Ma nera nera, con una verve da cocainomane, battagliera, ambiziosa. Dotata di doppio incarico, anzi quadruplo: eurodeputata, consigliera a Milano, mamma, giuslavorista, come recita lei stessa sul suo sito. Con un Instagram in cui annuncia le sue apparizioni televisive.
Piccole Meloni crescono. Anche se qualcuno preferirebbe personalità come Tina Anselmi, Liliana Segre. Invece abbiamo boschi, carfagna, gelmini, giammanco, santanché... Oh, certo, enumerare i macellai maschi sarebbe molto più lungo, ma l'Italia ha poche donne in politica, dove, ancora una volta, vengono segregate a ruoli di cura: i ministeri importanti vanno ai maschi. E Meloni è solo un pupazzetto, il solito.
Ad ogni modo, tanti auguri a Sardone, la quale si risposa in Sardinia quest'estate, con un fedelissimo di bossi. Sicuramente, costei gode di parole come queste, visto che, a dire di lei stessa, "le critiche sono un vanto".

Divise degne

 Lunedì mattina, una volante corre per il Centro di Milano, con sirene e lampeggianti accesi. Si ferma davanti al Conservatorio, i due agenti scendono e cercano, corrono, chiedono freneticamente ai presenti se abbiano visto un bambino, da solo, che piangeva. Lo sguardo dei due poliziotti è affilato, l'allarme rientra perché probabilmente il piccolo ha ritrovato i genitori.
Ma queste sono le divise che vogliamo. Un vero poliziotto, carabiniere, vigile del fuoco mettono al primo posto i bambini. Poi, gli altri.
Poteva non essere bello mettere la foto di un Carabiniere col mitra, a commento della fine dell'emergenza sanitaria. Ma se di casa e lavoro non si parla, c'è solo da aver paura. E da essere protetti.
Eppure spesso dietro le divise ci sono umani. Figli, genitori, mariti, mogli, fidanzati, gente che fa persino volontariato. Persone buttate a rattoppare un tessuto sociale quanto mai in disfacimento. Per quattro soldi. Ed è raro che scioperino, loro, anzi. 
Ci sono divise indegne. Come medici, infermieri, operatori sociali, ingegneri, imprenditori, architetti, ristoratori, impiegati... Indegni. Corrotti che rischiano di oscurare la maggioranza, che suda e soffre senza clamori ogni giorno. Per fortuna, gli indegni sono una minoranza. Da non tutelare.

come film

Giuseppe Pinelli: "Sbatti il mostro in prima pagina".
Falcone e Borsellino: "Highway men-L'imboscata". 
Edo e Sole: "Sacco e Vanzetti".
Mauro Rostagno: "Uccellacci e uccellini".
Pier Paolo Pasolini: "Gli ultimi tre giorni".
Daniele Luttazzi: "Gesù di Nazareth".
Maurizio Crozza: "Taxi Driver".
Sergio Mattarella: "Il piccolo grande uomo".
autostrada A3: "Highway men - I banditi della strada".
francesco cossiga: "Il pianista".
giulio andreotti: "The Matrix".
natangelo: "Maledetti vi amerò". 
ferragnez: "Operazione San Gennaro". 
elsa fornero: "Halloween" (tutta la saga).
massimo galli: "La grande abbuffata".
roberto buDrioni: "Histoire d'O".
andrea crisanti: "Il settimo sigillo".
vincenzo de luca: "Terminator".
roberto speranza: "L'esorcista" (tutta la saga, scopiazzature comprese).
mario draghi: "Shining".
gigggetto di maietto: "Forrest Gump". 
giuseppe conte: "Jeeper Creeper" (tutta la saga). 
mario borghezio: "Venerdì 13" (tutta la saga).
renato brunetta: "Freaks".
alessandra mussolini: "Il corpo della ragassa".
giorgia meloni: "Amore tossico".
matteo salvini: "Nosferatu, eine Symphonie des Grauens". 
giuseppe sala: "It".
giuseppe grillo: "Il grande dittatore".
piefrancesco maran: "It: Chapter Two".
pierfrancesco majorino: "Febbre da cavallo".
flavio briatore: "Moana" (miniserie televisiva). 
vittorio sgarb0: "Il senso della vita".
partit0 dem0cratic0: "Salon Kitty".
cosa nostra: "Così fan tutte".
camorra: "Sodoma e Gomorra".
sacra corona unita: "Vieni avanti cretino".
'ndrangheta: "Antichrist".
benjamin netanyahu: "La setta dei tre K". 

Fondazione Marco Pantani

 La Fondazione Marco Pantani ha un indirizzo molto semplice: Pantani.it. La homepage contiene alcuni scatti deliziosi.

Chi scrive queste righe è dello stesso anno in cui nacque Marco. Ma lui non c'è più. 

Dalla pagina  "Chi Siamo" del sito Pantani.it

"La Fondazione Marco Pantani ONLUS è stata costituita nel 2004 a seguito della tragica scomparsa di Marco. Dopo la sua morte, i genitori sono venuti a conoscenza che il proprio figlio, ogni anno, donava delle ingenti somme di denaro ad Enti preposti all’accoglienza ed alla cura delle persone con problemi mentali, motori od economici, ma soprattutto ai bambini. 

In un mondo dove spesso i più deboli vengono abbandonati ed emarginati, noi ci impegniamo a migliorarne l’integrazione e l’ambiente in cui vivono, mediante un diretto sostegno economico e la diffusione di quei valori che hanno caratterizzato la vita di Marco, quali la lealtà, lo spirito di sacrificio, il rispetto per il prossimo, ed utilizzando come veicolo atti allo scopo, l’attività sportiva e gli eventi culturali.
E’ nostro immanente dovere continuare per lui, per le sue volontà di uomo generoso e artista, per l’oceano di emozioni che ci ha regalato e che il tempo non potrà mai cancellare."

GIUSTIZIA PER MARCO!

Ci mancherai Sergio!

 Questo che inizia è l'ultimo anno da Presidente in carica per Sergio Mattarella. Outsider, umile, si è rivelato essere una grande, insperata sorpresa. Ci sono stati momenti, se non di più, in cui l'unico baluardo di intelligente giustizia è stato il nostro presidente della Repubblica. 
Il suo ultimo discorso di fine anno è stato toccante e col potere di aver richiamato tutti, ma proprio tutti, al senso di responsabilità in un frangente che appare ferito dalle perdite, ma carico di speranza per una resurrezione del paese.
Ci mancherai Sergio!

Potlatch!

È davvero un onore poter annunciare che Potlatch ha aperto! 
Dove? Ma in via Padova 65! (A Milano, naturally!).
A prima vista può sembrare una libreria. Ma lo è! Anche, soprattutto, eppure non soltanto! Ci sono poi i dischi (vinili, si tiene a precisare...). E fotografie. E fumetti. E riviste, e "gaddigetti". E... Libertà!
Potlatch è un'associazione culturale che ha coraggiosamente scelto di spacciare... cultura (ma va'!?!) in un quartiere lontano anni luce dalla Milano fighetta, modaiola, radical chic, intellettualoide, alla PD, alla YesMilano! 
Anima del luogo è il mitico Aldo del boccoscioppo, ispiratore e, a tutti gli effetti, collaboratore del blog. Questo assicura non solo la presenza di un esperto di libri dentro Potlatch (altro che Dell'Utri!) ma di un combattente che sin da quando era ragazzo ha sempre sognato di fare una sola cosa, più di ogni altra: la rivoluzione.
C'è poi lo spirito libero, che in gioventù poteva ricordare la leggerezza deliziosa di un Ninetto Davoli, di Frenc, un amico stupendo, tanto che il fondatore del blog, gio pappa, pensa di dovergli la vita (ma anche ad Aldo, eh, sia chiaro). 
Ci sono anche altre persone che fanno parte del progetto e... Be', come spiegare un posticino che vale la pena di vedere? In via Padova 65, aperto di solito al pomeriggio, per ora... Cosa aspetti?!
 PS Potlatch era un rito dei nativi Americani, se non sai cosa fosse, puoi andare in via Padova 65 che i cortesissimi astanti te lo spiegano bene!

puzza di fasci

È passata una settimana dagli scontri al circo Massimo e si sta parlando di ridimensionare i gruppi fascisti.
Al riparo dalla legge Scelba, che più che l'apologia di quella ideologia(?) punisce la ricostituzione di un partito fascista, le accolite di malati mentali perseverano, da forza nuova a casapound - ma la galassia di gruppi deliranti è sterminata. Proprio a Roma, sabato scorso, tutto è cominciato per rivalità tra le diverse anime della destra idrofoba. D'altronde, se si inneggia a un duce, qualcuno dovrà pur incarnarlo, no? Quello che non è andato giù alle carogne è stata la vicinanza dei giornalisti, tenacemente a riprendere le bagarre al vertice e proprio per cacciare la stampa è iniziato il pandemonio.
Salta fuori in questi giorni che diverse organizzazioni di estrema destra occupino, felicemente non paganti, diversi edifici pubblici e proprio a Roma e dintorni. Ma nessuno gli chiede l'affitto, tanto meno si azzarda a mandarli via.
Sono piuttosto disilluso, specie dopo quest'ultima emergenza, ma ho il timore che come negli ultimi decenni non si farà molto per arginare i mastini del fascismo.
Foto come questa, del 29 aprile 2017, ho paura che si ripeteranno ancora, in futuro, immortalando a Musocco schiere di psicopatici ad omaggiare i repubblichini, di per sé una pagina grottesca della nostra storia perché già allora mussolini sapeva di essere un morto che cammina.
Nazismo e fascismo non sono ideologie: sono patologie psichiatriche, anche se non ve n'è traccia nei vari DSM.

ora che finisce

In piena emergenza mi angosciavo quando dovevo andare in giro per il mio lavoro. La città vuota, i negozi chiusi, la disperazione venuta a galla - perché sembravano essere rimasti solo i senza dimora per strada.
Così mi ero ripromesso di aspettare la confusione e di apprezzarla. E lo sto facendo. Non so quanto durerà, ma anche se la tizia nella macchina davanti andava pianissimo e perdeva i semafori, a differenza di quelli dietro non le ho suonato, non le ho neanche "fatto i fari".
Non sto usando il clacson. Non mi gonfio il fegato per il traffico. Non mi inviperisco per chi mi taglia la strada.
Ogni saracinesca finalmente alzata mi fa sorridere. E mi sembra che le persone si ipnotizzino meno sui telefonini. Ci guardiamo in giro, in viso, anzi, negli occhi viste le mascherine d'ordinanza, come se cercassimo un brandello di senso di umanità, quasi che stessimo tutti uscendo da un incubo collettivo.
All'orizzonte ci sono nuvole scure, agitate dagli spettri di chi ha voluto tutti gli ecomostri, il bosco(?) orizzontale, i palazzoni storti, enormi, inutili. Ma sono le ultime. Abbiamo imparato tutti qualcosa, il valore di essere liberi, di uscire di casa anche solo per bere un caffè o salutare degli alberi.
Mi sarebbe piaciuto fare una parodia del sindaco che si "incazza" per gli assembramenti. Ma sono pigro, anche se mi viene l'orticaria quando vedo il Sala voler fare quello che ci vuole bene, che lavora(?) per noi.
Buonasera Milano, bentrovata e bentornata al nostro solito casino: chi l'avrebbe mai detto che mi sarebbe mancato?

"E quando sarà finito questo periodo, torneremo a suonare i clacson più di prima!"
Il Nano del Milanese Imbruttito

l'uomo nero

Sere fa chattavo con un tedesco che mi diceva che il politico italiano che gli fa più paura sia salvini. È singolare che all'estero si sappia più che da noi. Mi è capitato infatti di parlare con un anziano, che votava Lega, indicandogli i rapporti di salvini con l'estrema destra internazionale. Alla fine, l'uomo mi ha ringraziato dicendo che non lo sapeva e che avrebbe votato sì a destra, ma non
un fascista come il boss della Lega.
Le foto, le alleanze, ma soprattutto il gergo di salvini denotano questa sua impronta nera, come il suo tentativo di allearsi a Farage e Le Pen. Aver studiato(?) Scienze Storiche alla Statale non deve essergli servito, o forse sì, se all'improvviso ha sdoganato Casapound in piazza Duomo. Era il 2014 e ricordo nitidamente il nutrito spezzone della Liga Veneta, annichilito, nell'angolo verso Mercanti: ma come, sembravano dire, ci hai sempre parlato di secessione e ora sventoli allegro il tricolore? La strategia pagava e infatti il matteo giunse fino al Viminale, veleggiando, ancor oggi, intorno al 30% dei consensi elettorali.
La Rete trabocca del fascismo di salvini, premio Luciferino d'oro 2014 e non appesantisco un post che visto l'argomento è già nauseante.
Questo blog è stato aperto contro la Lega. E se il suo boss mostra un'anima fascista, la guerra continua. Anche se dire che salvini sia l'uomo nero, è dargli del Babau: non fa poi così paura e sicuramente gli scandali, la corruzione e i legami del suo partito con la 'ndrangheta ne decreteranno, come accaduto ai suoi diversi predecessori divenuti via via poco spendibili, la morte politica. Quella biologica no, a giudicare da quanto ingrassi ogni anno, è probabile che segua, anche lì, le orme (sanitarie) del bossi...

Luis y Ernesto

"I ribelli saranno sempre necessari perché hanno il coraggio di dire NO".
                         Hasta siempre y gracias, Luis!

versione mobile...

Che dici, più o meno il tuo cellulare o tablet ha uno schermo come la foto a fianco? Perché sai, ogni tanto Google scrive ai suoi blogger per "aiutarli" a correggere gli errori. In passato mi sono adoperato perdendo ore per "ottimizzare" il blog, correggendo foto, caratteri, impaludandomi in codici Html di cui, francamente, so poco.
Ora Google (o meglio, un suo bot) mi scrive per dirmi che l'usabilità sui dispositivi mobili ha problemi, perciò ora dovrei leggere guide su guide e imbarcarmi su forum di blogger per condividere il problema e i tentativi di soluzione. E sai che? Me ne impipo. Ho provato ad allargare l'immagine del cellulare e la schermata a fianco non è neanche il massimo di quanto si possa estendere il mio blog, che ostinatamente lascio uguale alla versione per computer (desktop) anche per tablet e smartphone.
Ringrazio invece Google per aver identificato il problema usando come esempio un post, "Ma noi correremo", ispirato all'incidente con una moto che lasciò Froome senza bici al Tour de France 2016... E lui che fa? Corre, in salita, sul Mont Ventoux, a piedi e conserva la maglia gialla, che sarà sua fino alla fine del Tour. Un articoletto che, a rivederlo, mi ha commosso, perché lì mi sperticavo in una sana voglia di non arrender-mi/si/ci, di fronte al "vecchio" terrorismo, fatto di attentati ed autobombe. Se ti va, leggilo, è breve! 😊