Velostazioni?

 Queste righe dovevano uscire tanto tempo fa, ma prima l'omicidio a FS Certosa, poi altri lutti, personali, hanno reso preferibile un lungo, necessario silenzio.

Il verbo costruire, a Milano suona strano. Per cui, anche se voglio parlare di cicli, dopo la critica a Sala sulla cementificazione, esprimo un'intenzione di voto nientemeno che... Per Majorino!
Comunque, costruire una cultura della bicicletta non è affatto semplice. Guardare ai paesi del Nord Europa non aiuta, perché sono situazioni diversissime e tanti fattori, compresa una cultura tutta borghese, hanno portato per esempio al modello olandese, ma non sono le infrastrutture a creare un sistema. Certo, le città nederlandesi hanno puntato a scongiurare la GDO ai margini delle città, salvando il commercio al dettaglio, ma per esempio l'edificazione delle velostazioni si è rivelato e continua a essere un fallimento. Questi bici park (ma che obbrobri tutte 'ste nuove parole), potevano sembrare un bell'incentivo. Arrivi a piazza Abbiategrasso, Bignami, Bisceglie, Centrale, Comasina, Cordusio, Maciakesh, Molino Dorino, Romolo, scarichi l'app, paghi e oplà! La bici è al sicuro. Invece, questi bei casotti di vetro restano vuoti. Persino ora che da un mesetto il parcheggio è gratuito. Forse non si è propagandato questo passaggio alla gratuità? E sì che le velostazioni sono videosorvegliate, con tanto di pompa di gonfiaggio e attrezzi per le riparazioni.
Il successo olandese non è esportabile soprattutto dove si sono avute politiche autocentriche per mezzo secolo. Noi avevamo la Fiat, e tutte le altre che Agnelli divorò. E allora certo, sono le politiche, e così anche l'edificare il nuovo pensando a vicinanza tra casa e lavoro, o appunto scoraggiando i centri commerciali. Ma non funziona così e, per dire, a Parigi, tra Covid e uno sciopero durato un mese la bici pare che ora sia à la page.
Quel che è certo è che se a Milano gli amministratori si prostituiscono ai palazzinari e nemmeno gliene frega di fare rivoluzioni edilizie e sociali, illudere con cacchiate tipo i bici park non crea chissà quale incentivo alle bici, e nemmeno tutte queste fottute ciclabili dipinte, addirittura sul ponte della Ghisolfa, da cui mi lanciavo giù col mio ciclo  da giovane, e se ci ripenso mi vedo solo come un folle. 
Quello che è chiaro è che Sala e i suoi "uno dei miei" hanno puntato su una città per ricchi, e quindi ben venga Majorino con le sue proposte di tassare i possidenti. 
A Milano solo il 5% di abitanti e transitanti usa la bici. Che resta pericolosa, anche solo per una qualità dell'aria pessima e abitudini di tutti quelli che hanno ruote a fregarsene della sicurezza, altrui, ma quindi anche propria.
Certo che vedere gente che non spende manco quei tre miseri euro per prendersi delle lucine per la bici fa senso. Ricordo una campagna a Zurigo per incentivare questa sana abitudine ben trent'anni fa.
Ma poi, c'è altro, e, a proposito, sabato 24 ottobre evita il centro: pare che persino le curve di Milan e Inter vogliano castigare i casseur. Altro che biciclette.

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