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Ciao Anna

 Ancora una volta, questo blog si fa carico di dare una notizia, una brutta notizia, che non troverai da nessuna parte. Certo, non tutto può essere raccontato, ma quando si tratta di un homeless, sembra che l'emarginazione continui fino alla morte. E pure dopo.
Ieri, domenica mattina, è spirata Anna. Era piovuta chissà da dove in via Pacini, all'inizio della strada, su una panchina. Forse, ce l'aveva portata qualcuno, perché di certo lei, che era di Roma, non riusciva nemmeno a muoversi. Tanto che neanche poteva bere del tè caldo, portato da operatori e volontari.
Sembra quasi che si volesse lasciar morire, ma non in hospice, tra tetri camici bianchi e oppiacei, piuttosto, in strada, dove deve aver vissuto a lungo. Così, rifiutava ogni sera cibo, coperte, ambulanza... Soprattutto, la lettiga. Ignorata dalle migliaia di studenti che lì passano per prendere la metro a Piola e qualcuno, rideva persino, mentre cercavamo di aiutarla. Certo, qualcun altro sembrava commosso, e ci faceva dei cenni di approvazione.
Anna non ci vedeva più e doveva essere alla fine di un brutto male. Voleva solo bere del tè, caldo, ma non ci riusciva, giusto per placare la sete, per andarsene con un po' meno dolore.
Quando ho chiuso il report su di lei per il Comune, sabato sera, avevo chiesto un ASO, ben sapendo che non lo avrebbe fatto nessuno. Le Forze dell'Ordine sono arrivate solo dopo, a identificarla, a tentare di darle un nome. D'altronde, era ormai questione di ore.
Sulla panchina qualcuno ha lasciato dei fiori. E un messaggio tristissimo, che stride con olimpiadi e dei del denaro: "sorella morta in solitudine". 
 Riposa in pace, Anna.  T_T

Beppe Orfei

 Aridatece Majorino! Mai avrei creduto di rimpiangere i suoi tempi alle Politiche sociali, ma almeno allora i posti letto per homeless durante l'inverno era centinaia. Davvero.
A leggere quanto riportato da Comune e cronaca, al momento Milano non ha nemmeno 400 posti letto per il "Piano Freddo".
Si è detto: ma ora il Comune tiene aperti dormitori durante l'anno, e questo richiede una un impegno, principalmente di spesa. D'accordo, e chi rimane in strada? Chi è pronto ad andare in posti improbabili, tipo il mezzanino, con operatori, spesso, "pittoreschi", tra magari cimici da letto, mancanza di riscaldamento, cibo e docce? Oh certo, questi citati sono episodi. Eppure c'è chi almeno non vorrebbe stare all'aperto col gelo. Non c'è bisogno di citare DE Corato, che prima di natale aveva ricordato che il filobus della 90-91 di notte si trasformi in dormitorio.
L'aspetto più aberrante non è tanto e solo che Sala parli di numeri dicendo che ci sia posto per tutti(?), ma che squalifichi lo stesso sistema che, alla fine, fa proprio capo a lui, al Comune! A Milano ci sono una ventina di associazioni riconosciute che coprono il territorio cittadino ogni sera. Per lo più volontari, qualche sparuto (spaurito?) operatore sociale, ma un impegno forte e che è pure finanziato (poco) dall'Amministrazione Municipale.
Che si incacchi pure il Gabrielli, che dice non sono un commissario e non faccio politica. La realtà milanese è sotto lo sguardo di tutti. Da un lato fashion, chef e dané, dall'altro crimine, mafia, loculi per vivere, inquinamento e tutti incacchiati, autisti, ghisa, operatori sociali...
C'è una domanda che serpeggia un po' ovunque in città: ma quand'è che te ne vai, Beppe? Nel 2026? L'è longh 'me ona quaresima!

gelo sugli homeless

 La notizia è già scomparsa dalla homepage di MilanoToday, forse perché imbarazza.

Eccone qui la schermata. Il Piano Freddo prevede cento posti in più per persone senza casa, di cui 50 nel mefitico mezzanino. Infatti, il comunicato sul sito del Comune è ancora più laconico, parla genericamente di posti che verranno creati successivamente. Sì, ma quando, quanti? Intanto, cento accoglienze sono un insulto di fronte alle migliaia di homeless di Milano. Che in maggioranza neanche ci vogliono andare, in dormitorio, come già detto in altri post. Ma quelli che almeno per l'inverno vorrebbero non rischiare la vita per strada?
Dal Comune viene risposto che ora si fanno più sforzi perché anni fa non esistevano posti in più in dormitorio, al di fuori del piano freddo. Va bene, ma quindi tutelare vite umane è, ancora una volta, una semplice questione di soldi? Per mano, poi, di una giunta di "sinistri"?
Proprio dall'ennesima incapacità di affrontare un problema cronico, viene un sospetto: non è che si voglia regalare la città alla coalizione di destra? Che peraltro, candidando personaggi inesistenti ha già ceduto, in passato, l'amministrazione del Comune agli avversari. Perché? Perché Milano è una città difficile da governare, ancora più di Roma, che al confronto è sterminata quanto a territorio, 1287 km2 contro i 181 meneghini. Milano è grande come l'Eur, ma dà troppi grattacapi. Alle destre interessa governare il paese e, da noi, la Regione. Ciò non toglie squallore al comportamento dei macellai dell'umanità, i politici, ma certo un assessoraccio non viene indiziato di concorso in omicidio se le persone muoiono per strada perché non vengono aiutate decentemente. 
Un paio di appunti anche a Milano Today: usare la parola clochard è un eufemismo, forse elegante ma inutile. E, ancora peggio, mostrare i visi degli homeless è calpestarli ancora una volta, che privacy vuoi che meritino? Infatti, la foto sopra è stata sfocata con l'aiuto di Gimp, tanto per non perpetuare uno dei tanti errori che si fanno coi più poveri del mondo, che sembrano non avere diritto a niente, ma proprio niente.

Milano ha almeno 8000 homeless

Il titolo dice già tutto, ma è sempre meglio motivare, e aggiungere qualche osservazione. 
Di recente sono stati pubblicati i risultati di una ricerca "sul campo" effettuata da una fondazione no profit, che voleva scandagliare il fenomeno dei senzatetto a Milano. Senza voler nulla togliere a chi cerca di impegnarsi e portare alla luce la situazione degli homeless, l'indagine ha avuto alcuni limiti. Oltre a voler essere, giustamente, qualitativa, si è svolta brevemente in strada, con volontari che spesso non si erano mai accostati alle persone senza dimora. Un primo problema è che chi vive in strada lo fa come se fosse una droga e per questo si nasconde e poi mente per sopravvivere, perché chi è dedito ad alcool, droghe, gioco d'azzardo e ha spesso sofferenze mentali, non si fida di nessuno per poter rimanere nelle proprie debolezze.
Il numero degli homeless si può solo stimare e quello di 8000 persone viene dal censimento di dicembre 2022 dell'Istat. La rilevazione ha però alcuni limiti, come il fatto di basarsi su dati amministrativi e sull'ente nazionale di settore sui senza dimora, che vive diversi problemi su cui si sorvola per "brevità". Lo stesso ente però, in passato aveva parlato di 12.000 homeless solo a Milano.
La ricerca più recente ha diversi limiti anche rispetto al dato delle donne: sono in aumento, come cresce il numero in generale e dei  giovani, ma sono probabilmente molte più, come dichiarato, del 10% del totale. 
Un altro risultato discutibile è quello per cui le persone senza casa preferiscono il centro perché è più frequentato. Sì, questo significa più elemosine e magari un po' più di sicurezza, ma non accerta che la periferia sia più ostile e con temperature più basse d'inverno (anche 4 gradi).
Il discorso è quanto mai complesso ma certo quello che manca sono risposte istituzionali. L'anno scorso, il Piano Freddo del comune è partito a fine novembre per concludersi neanche a metà marzo, quindi senza coprire tutto l'inverno. E non c'è da rallegrarsi se le temperature sembrano, o saranno, più miti. Le logiche emergenziali non portano da nessuna parte e l'impoverimento e il terrore che provengono dal recente conflitto israeliano-palestinese rischiano di peggiorare di molto la situazione, dopo i flagelli di covid, speculazione energetica e altre guerre.
Non esiste prevenzione all'aumento della povertà. E oltre a tutti gli argomenti di cui ha parlato, fin troppo, questo blog a proposito di homelessness, c'è un fattore che emerge tristemente: molte persone che vivono senza una dimora sono talmente abituate a starci, come ricordato sopra, che non sognano una casa e non lottano per affrancarsi dall'orrore della strada.

strage di homeless

 Gennaio si è chiuso con tre morti di persone senza casa, a Milano. Eppure il comune spenderebbe 8 milioni di euro per il piano freddo. Che, evidentemente, non funziona.
I dormitori non bastano e sono gestiti malissimo. O sono dei luoghi ignobili, come il mezzanino, una situazione che non andava ripetuta ma si utilizza sin dalla giunta Moratti. Quindi, da almeno quindici anni. Nelle altre strutture, i posti sono insufficienti, o ci sono carenze di ogni tipo. Infestati da cimici da letto, gestiti da Ets attenti solo al denaro, dove magari non c'è o è insufficiente l'acqua calda, non vengono forniti servizi essenziali, perfino la colazione. Insieme alla cronica carenza di servizi diurni, minimi ma anche volti al contrasto alla vita di strada.
È vero, molti non andrebbero comunque in struttura, ma nemmeno viene proposta un'offerta dignitosa, per cui non è verificabile quanto davvero le persone senza casa preferiscano rischiare il gelo. E quindi, la morte.
Un articolo di Internazionale, sulla situazione americana, sembra però ricalcare questioni più "nostrane". La questione principale è quella delle città superstar, con alloggi a prezzi eccessivi e sfitti. Non sono povertà, dipendenze, disoccupazione a creare homeless, ma il mercato della casa. Come a Milano.
Vengono poi le contraddizioni interne alla sinistra americana, e la criminalizzazione dei senza dimora. E anche qui, viviamo lo stesso. Lunedì pomeriggio una vasta operazione tra Stazione Centrale e Repubblica, gestita dai Carabinieri, ha cercato di smantellare le persone che si rifugiano in quei luoghi. Prove tecniche di Olimpiadi, perché, come recita il sito milanocortina2026, "il 2026 è già oggi". Ma ovviamente, sballottare i senza dimora non risolve i problemi, li nasconde. Il messaggio che passa è a che a Milano non si possa dormire per strada.
Gli homeless non votano, non scrivono blog, sono minoritari e "infangano" la città della moda, degli affari e del lusso. Che muoiano, o vadano fuori dai coglioni. 
L'anticristo è qui, ed è il sindaco con la sua giunta scellerata e criminale, dedita a farsi sodomizzare da delle olimpiadi idiote, inutili, costose, tutte da boicottare.

piani freddi

 Lamentarsi sembra diventare qualcosa di sterile. Ma anche quest'anno, il Piano Freddo, appena cominciato, vede un impegno da parte del Comune irrisorio. 440 posti letto per persone senza dimora sono un numero insufficiente per una città come Milano.
Considerando poi che tra le diverse situazioni, anche quest'anno apre il mezzanino, vale a dire che si attrezza uno spazio della metropolitana, buono solo per passarci il più velocemente possibile.
Va bene, il bilancio  del Comune è disastroso, vogliono aumentare il biglietto, è partita la M4 - e stanno asfaltando come non mai, il che stracosta. Ma che sinistra, o che politico è quello che per il denaro è pronto a lasciar soffrire, se non peggio, chi è in strada?
Si tratta proprio di aporofobia, come osserva Chiara Saraceno a proposito della mancanza di politiche contro la povertà. E Milano, poteva essere da meno?


Toh, inauguami la metro. 5 stazioni per far vedere che siam mica qui a pettinare i minions. 
Già...

piano ghiacciato

Quando un entusiasmo viene raggelato resta una grande delusione. Così, dopo aver esultato per, finalmente!, l'inizio del Piano Freddo, fa male constatare che questo "programma", previsto dal Comune di Milano, è partito ancora più tardi, vale a dire agli inizi di dicembre - l'anno scorso alla fine di novembre. Non solo, ma Covid o no, soldi o no, la previsione di posti letto aggiuntivi non arriva a 400, contando posti squallidi, ma veramente indecenti, come il mezzanino della Stazione Centrale.
Fa schifo il nuovo assessore, Bertolé, che parla di un piano di interventi sistematico e di aumento di posti letto. Niente, il solito politico, alla faccia del fatto che sarebbe uno "del sociale". Ma i macellai dell'umanità sono pupazzi pieni di dabbenaggine, non ultimo il sindaco, Sala, che ieri alla commemorazione dei morti in piazza Fontana si è messo a parlare di scioperi attuali che non c'entrano un cacchio con la strage, scatenando così le ire di alcuni presenti.
Proprio nella zona dove lavora chi scrive, a Milano sono morte nel giro di una settimana due persone senza dimora. Si potrà dire, erano alcolizzati all'ultimo stadio. Vero. Uno al massaggio cardiaco era un geyser di sangue. L'altro, aveva il sacco a pelo congelato. Comunque in dormitorio non ci sarebbero mai andati, preferivano la strada. Vero anche questo. Ma se neanche si può proporre un fottuto dormitorio - che non c'è!, perché a Milano servirebbero molti più posti letto, quel che è amaro constatare è che se non si interviene sulle cause dell'impoverimento, figuriamoci sui mezzi per aiutare chi finisce in strada. In questo le responsabilità sono anche governative e parlamentari, ma alla fine il PD è al potere sia al Comune di Milano che a Palazzo Chigi. Sotto un uomo di Craxi.
Le temperature sono e resteranno basse, soprattutto a Milano. Siamo già a tre morti, se non di più, visto anche il silenzio stampa che accompagna queste morti silenziose. E anche questo è grave: non si informa, esiste solo il fottuto Covid e urlare "Fate schifo", a politici e giornalistucoli, è inutile.
Ci saranno altri morti. Eppure i palazzi, i monopattini, le piazze Lavater, le ciclabili dipinte e le asfaltature si fanno, a suon di milioni. La vita umana non conta niente. Viva il PD.

Mi dispiace Giuseppe. Ti eri arreso ma non potevamo accettare che lo facesse un uomo come te. Umile, rispettoso, con un'impronta morale meravigliosa. 
Il vino neanche ti piaceva, e infatti quello delle "buste", in brik, come dicevi tu non è vino,  ma semplice veleno.
Quando l'altra sera ho tastato il ghiaccio sul sacco a pelo, che stava ancora sulla tua panchina, mi sono sentito male.
Avresti voluto uno straccio di casa, e un lavoro, qualsiasi. Ma niente, niente, solo niente. 
Ci mancherai e sono parole terribilmente vere. Perché di strada si muore e tu avevi scelto questo. 
         Riposa in pace Giuseppe.

cimex (lectularius)

 C'era una volta un operatore sociale che lavorava in un dormitorio. Una mattina, un ospite gli dice che ha notato nel suo letto dei piccoli insetti che lo avrebbero punto succhiandogli il sangue. I due vanno a vedere ed effettivamente sulle lenzuola ci sono delle macchioline rosse, segno dei pizzichi degli insetti. L'operatore, che aveva avuto le cimici da letto in una casa dove aveva abitato, pensa di riconoscerne i segni, per esempio le uova degli insetti, che sembrano come forfora, ringrazia l'ospite e gli assicura che segnalerà la cosa ai superiori. Così, nello scrivere le consegne sul quaderno del dormitorio, riporta quanto ha visto e sentito senza però sbilanciarsi, come se stesse scrivendo ad un Torquemada. Infatti si limita ad usare parole ipotetiche, chiedendo solo di verificare il problema. 
Al turno successivo si presenta il suo capetto, tutto impettito, che probabilmente ben istruito dai superiori lo umilia, chiedendogli ironicamente se l'operatore sia un entomologo e come faccia a sapere che si tratti proprio di cimici da letto. Annichilito, l'altro finisce a balbettare e scongiura almeno di fare qualcosa, perché comunque un'anomalia c'è e se non si interviene il problema potrebbe peggiorare. La risposta che riceve, a chiusura della piacevole conversazione, suona un po' come una frase volgare ("Fatti i c***i tuoi"). 
Quando l'operatore vede l'ospite, tutto imbarazzatino gli spiega l'accaduto. L'uomo senza casa capisce, mostra di apprezzare il tentativo e risponde che, dato che ormai non fa più tanto freddo, preferisce andare a dormire in strada, perché se deve passare le notti a grattarsi senza riuscire a dormire, tanto vale tornare ad avere il cielo stellato (sempre se non piove) come soffitto.
Al mattino l'operatore saluta l'uomo senza casa, un po' triste, ma l'altro lo rassicura, perché alla fine ha passato l'inverno al caldo, almeno prima che arrivassero quei minuscoli vampiri senza scheletro... 

Sono passati 8 anni da questo racconto. Le cimici da letto sono ormai in molti dormitori, persino in centri diurni, guardaroba e pure a casa dell'operatore sociale, che però, fumando come una locomotiva a vapore le uccide sempre, inconsapevolmente, perché anche se una cimice da letto può rimanere un anno senza sangue, e la femmina riprodursi per partenogenesi senza bisogno della fecondazione maschile, l'anidride carbonica gli è letale (proprio vero che il fumo fa male).
La città in questione non è quella di Marcovaldo ma Milano. L'Ente che vanta il maggior numero di "location" infestate è anche tra le più note e quindi, visto che il blog è già stato imputato per diffamazione, gli autori non hanno voglia di sciropparsi un altro processo.
Ci sarebbe da scrivere un libro sui senza dimora e le loro peripezie in una merdopoli come Milano. Magari qualcuno prima o poi lo farà. Intanto però l'operatore sociale ha abbandonato i dormitori e preferisce lavorare in strada, con le persone che hanno per casa l'asfalto dei marciapiedi...

miserabili e demoni

Miserabili sono i due bulgari arrestati a Milano per riduzione in schiavitù, che sfruttavano connazionali perché facessero le elemosine coi cani anche 12 ore al dì. Certo è un bene che i cittadini si siano mossi denunciando il piccolo racket, anche se forse la preoccupazione è nata più per i cani che per gli umani. Miserabili, madre e figlio bulgari, perché alla fine avevano solo una piccola zona, mentre il racket delle elemosine, che si estende da Milano fino a Varese, è in mano a un demone e ai suoi scagnozzi, di etnia Rom ed originari di Drăgănești-Olt. Dal "core business" i diavoli hanno diversificato i racket aggiungendo quello delle occupazioni abusive di alloggi popolari, fino alla prostituzione, anche minorile. Un segreto di Pulcinella ma, guarda un po', quelle merde umane girano indisturbate: perché?
 
Miserabili sono pure quelli dei 5 stronzi stelle, che si stanno sbugiardando in tutte, ma proprio tutte, le loro "battaglie"storiche. A Torino hanno cominciato a cacciare i senza dimora dal centro (dove le temperature sono meno crudeli) buttandogli via persino le coperte, che in notti umide e gelide sono dei veri salvavita. Ma i professionisti della malvagità sono altri, come quelli del Pd. L'inverno, che ancora non demorde, si avvia a chiudersi con un record, almeno a Milano: non ci sono mai stati così tanti morti tra i senza dimora e se è vero che alcuni erano in età e alcolismo avanzati, sono sicuramente mancate le risposte istituzionali, che in passato hanno salvato proprio i più fragili, accolti nelle varie strutture. Forse per questo un uomo di 40 anni, italiano, si è dato fuoco un venerdì notte in via Sammartini: perché non aveva avuto un posto in dormitorio, e come lui molti altri, stranieri, donne, rifugiati.
Sala, il Mefistofele nostrano, può piangere miseria perché il comune ha perso 350 milioni di euro a causa dell'emergenza sanitaria. Ma quanto sarebbe servito per aiutare gli ultimi degli ultimi? Magari chiedendo aiuto agli ETS (come si chiamano ora le onlus) che hanno giri d'affari milionari?

La differenza tra miserabili e demoni è semplice: i secondi sono "quel che non ha vergogna, né mai ce l'avrà".

spostare i problemi

È mezzanotte da poco e il nuovo dormitorio "Mortirolo" conta una trentina di ospiti (non inganni la foto, perché altri ancora erano alle mie spalle). No, certo, quello non è uno shelter ma un sottopassaggio, eppure chi ci dorme sa di essere nascosto, ancora più invisibile: chi caccerebbe persone da un posto fatto solo per le auto? Un tunnel dove si ha paura a passarci a piedi, per smog e traffico, figurati dormirci.

Credo che questo scenario sia inedito e significativo di come vadano le cose: ma si sa, c'è un governo (giallo) che vuole smantellare la UE e un altro, verde, il quale intende mostrare gli attributi, senza pietà. Per questo, penso che gli assessorati cittadini in gioco possano fare ben poco, quando anche un sindaco come Sala si ritrova corso Monforte militarizzato per la venuta di Salvini, alla fine di settembre.
Succede così che i senza dimora vengano cacciati dalle zone in vista, del centro, ma anche delle tante piccole, stupide, illusorie "movida" della città, oltre a stazioni, panchine, vetrine dei negozi... Non ci vuole molto a fare alzare una persona che ha come casa, vita e universo intero la strada, ma non gli si risolve il problema: lo si sposta soltanto, come nascondendo la polvere sotto i tappeti. Solo che qui si tratta di persone e francamente vederle sull'asfalto, ad altezza di marmitte e taxi e autobus, è più raccapricciante di qualsiasi film horror. Perché è la realtà, ed è tremendamente tragica. 

Sala: «Questa che vuoi una Milano cosmopolita me la segno»
Salvini: «Intendo una città piena di austriaci, svizzeri, neozelandesi...»

L'inferno dei dormitori

Lavoro da quasi un anno in alcuni dormitori. Sarà imperdonabile il titolo ma il dormitorio resta un trauma, condizione difficile, faticosa, destabilizzante, imbastita su violenza, furti e in generale una potente e inevitabile spersonalizzazione.
A volte parlando con gli ospiti, alcuni si fanno scrupoli a definire negativamente la situazione, quasi a temere di subirne le conseguenze. Io invece incoraggio la critica, perché purtroppo c'è chi si fossilizza e considera questo tipo di aiuto una situazione di arrivo, invece che di partenza. Lo so, è molto meglio avere un tetto, un letto e insomma non rischiare freddo e aggressioni per strada, sulla filovia che percorre la notte o sui treni che sonnecchiano negli scali. Ciò non toglie che il dormitorio dovrebbe restare una soluzione temporanea. Non lo è, mancando politiche sulla casa, sull'inclusione sociale, su reddito e occupazione. La carenza di interventi sociali crea così cronicità, assistenzialismo, al limite di un patologico opportunismo di chi eroga e di chi riceve. Sofferenti mentali parcheggiati, stranieri in cerca di comunicazione di ospitalità per il permesso di soggiorno, un esercito di persone affette da dipendenze e, soprattutto, chi ha perso tutto per carcere o immiserimento, scontano la pena di trovare un aiuto esclusivamente d'emergenza. Progetti e personale conseguente latitano, ma si sa, il sociale è una Cenerentola, campo principe per tagli finanziari.
La mia stanchezza non nasce tanto dalla fatica del picco di lavoro invernale, quanto dalla frustrazione derivante dal non avere le spalle coperte, vale a dire la mancanza di qualsiasi tipo di prevenzione e, a valle, quasi un marchiare a vita persone col fuoco dell'emarginazione.

Milano da ricchi

Un uomo dorme in duomo, vicino al ruffo
E' inverno, ma niente paura, Majolino lancia il nuovo piano anti freddo. Il comunicato del comune è però inesatto, i posti in dormitorio a viale Ortles non sono 500 ma molti di meno, visto che quella è la capienza totale e i letti sono per lo più già assegnati. In ogni caso, strombazzare un centinaio di posti in più rispetto all'anno scorso è troppo poco: significa incapacità, mascherata da propoganda. Si può stimare il numero di chi ha bisogno di non dormire per strada d'inverno sulle migliaia, quindi... il comune non farà abbastanza!
Il sindaco pare lo stesso dell'anno scorso. Milano è una città per i ricchi, votata al profitto. Continua a esserlo e amen se qualche pedone e ciclista per strada ci muore, o se tante persone non hanno un tetto e per strada ci devono vivere. E le case popolari sfitte da assegnare dove son finite? Intanto giungono tante stangate su trasporti pubblici e privati, che non vanno certo a impensierire chi ha censo elevato. Noi, cioè tutti gli altri, au contraire soffriamo, con un sacro timore delle prossime mosse di giunta. In pochi mesi il comune ci ha reso più poveri, chissà lungo tutto il mandato (brrrr!!!).
La grande truffa, che mi fa rimpiangere l'astensionismo, è lasciare le cose come stavano: fare i barlafuss sul book-crossing (le povere biblioteche non sono alla moda), impiantare nelle aiuole pubbliche migliaia di piantine che morirarnno ai primi geli (ma chi li smercia tutti quei fiori... baciamo le mani), fare lavori di facciata per l'expo ridipingendo l'orribile cavalcavia Bacula (o Monte Ceneri che dir si voglia). Intanto Citylife e l'ecomostro del Garibaldi sono realtà. 
Continua così il miniculpop del nulla, che lascia immacolato lo "statu quo", specie in periferia, dove il blob di striscie gialle e blu ha esondato raggiungendo zone impensabili. 
Ma non dimentichiamoci di portare coperte, vestiti e materiale culturale così che il comune lo dia alle persone senza dimora. Majorino non è pago di fare il boyscout (i quali rispetto, soprattutto i laici) e di mostrare una terribile superficialità, con immancata ipocrisia: come sul caso del ragazzino ucciso in bici, tutti a dire, dal sindaco agli assessori competenti (per giurisdizione, non per capacità): ma non è colpa nostra! Invece è colpa vostra, ora che amministrate la città, se l'aria è pesante come piombo, se la vita non vale un fico secco, se i dané restano l'obiettivo a scapito del benessere collettivo. Né valgano le scuse che cambiare è complesso, lungo e così via, ormai la melodia che suona Pisapia è evidente (Requiem).E basta strepitare che “Per la prima volta il Comune di Milano coinvolge direttamente le associazioni che lavorano sul territorio...". Questa è una palla, grossa quanto gli emolumenti che date ai vostri amichetti, già quest'estate Majorino millantava di aver cambiato le cose coi rifugiati politici ma era solo burocrazia - il Comune invece della Prefettura a rilasciare le carte - visto che i soggetti in rete erano gli stessi della giunta Moratti, cioé il solito Ortles e via Barzaghi. Pure nel piano freddo non ci son grandi novità, gli enti sono i medesimi degli altri anni (Caritas, Angelicum, etc.).
So di ripetermi, e mica per la prima volta, ma chiedo una cosa sola: riaprire e attrezzare al minimo, per tutte le notti invernali, il sottopassaggio della stazione Centrale, quello esteso sotto Duca D'Aosta, come ai tempi di Pillitteri, così che tutti quelli che ne hanno bisogno sappiano che almeno lì non moriranno di freddo. Majorino smetta i panni del volenteroso animatore da oratorio e sia serio, c'è bisogno di risposte d'emergenza concrete, non di pennarelli o di Bibbie.
Non aspetto che qualcuno finisca di respirare assiderato per strada - e poi di sentire le solite parole di finto rammarico dell'assessore del meteo, visto che a gentucola come lui fa commuovere solo la (propria) carriera, il cadreghino.
Io dunque non aspetto il morto, io le chiedo subito le sue dimissioni, se Majorino e il suo staff (circense) non sono in grado di assicurare un'accoglienza massiccia e certa. Se no, poi capita come in questi giorni, che la prima notizia di un arrivo di profughi scopre tutta l'inefficacia del piano anti-freddo e dei proclami senza fondi né sincerità del Wanna Marchi & Co. di Largo Treves...

Postilla. Le feste volgono al termine, ma a qualcuno il piano freddo 2011 non è servito: a Natale una donna ecuatoriana è morta. Si era rifugiata con un connazionale in un edificio disabitato; per scaldarsi, un braciere, che ha consumato tutto l'ossigeno. Il comunicato di Majorino sul sito del Comune ha un che di cinicamente propagandistico. Senza vergogna.

Milano cuor di ghiaccio

Un tram vuoto ma interamente ricoperto di piccole luci gira per la città a reclamizzare automobili.  Mentre dirige al deposito di Baggio, passa in centro vicino a individui come quello ripreso sopra, chiuso in un sacco a pelo  sotto i portici davanti alla Borsa.
Sono moltissimi i senza fissa dimora a Milano, probabilmente sono in aumento. Ecco infatti che una risposta del comune è di varare una banca dati dei clochard: certo, molto utile, m'immagino poi con che gioia chi vive in strada si presti a farsi schedare. Anche se questo è l'ultimo inverno con la Moioli assessore ai servizi sociali (e alle povere scuole), il problema di chi non ha nulla resta grave e irrisolto. Nei giorni scorsi ha fatto sensazione la notizia di un neonato morto per il freddo a Bologna. S'è parlato di aiuti offerti e non accettati dalla famiglia del gemellino. Ma non è semplice capire... E' vero che molti che sopravvivono faticano ad accettare sostegno: se sono stranieri senza documenti temono l'espulsione, altrimenti c'è una naturale ritrosia, comprensibile, dopo essere stati gettati ai margini del vivere associato.
Le politiche sociali latitano, i "barboni" non sono più quelli del vecchio stereotipo che li voleva quasi poetici, incalliti (con buona pace delle coscienze) ma sono nuovi poveri; se nel Maghreb la gente sta morendo, addirittura fucilata mentre protesta per il pane, anche nel nostro paese aumenta la miseria, la mancanza di risorse, di reti, di case abbordabili; mancano risposte istituzionali. Un terzo delle famiglie italiane non potrebbe affrontare una spesa imprevista di 750 euro, dice l'Istat.
Accanto alla latitanza di politiche nazionali, si scontano le risposte insufficienti dei comuni. Bologna è commissariata e si dice che la famiglia del piccolo assiderato in piazza Maggiore abbia rifutato un alloggio nel timore di perderne la potestà (come poi è accaduto in seguito). Spesso - e qui penso a Milano - le offerte di sistemazioni per chi è senza dimora sono limitate, provvisorie, inadeguate: mancano soprattutto risposte efficaci, volte a risolvere  i problemi strutturalmente; non ci sono prese in carico dei servizi sociali,  assegnazioni di case popolari per emergenza, aiuti come le borse lavoro, per chi è stato gettato in strada da una città attenta solo al profitto. Mi stupisce poi la Moioli che millanta 1500 posti letto disponibili a Milano:  fatico a crederlo, visto che il solo dormitorio di viale Ortles avrebbe una capienza di 600 posti e il privato sociale, tra casermoni tende e tendoni, forse non potrebbe superare tale cifra, ma il fabbisogno di posti letto è molto più alto! Se l'anno scorso le stime parlavano di quasi 5000 posti necessari, si può ipotizzare una cifra analoga, se non superiore per questo inverno. 
La soluzione migliore nell'emergenza, ventilata da più parti, è quella di aprire i sottopassi delle metropolitane a chi non ha dove dormire, fornendo un'assistenza di base (riscaldamento, generi di conforto, coperte e indumenti), come si faceva anni fa. In questo modo, anche chi fosse più restio a chiedere un posto letto, avrebbe dove trascorrere la notte senza il rischio di assiderare in ripari di fortuna. Non ci vuole molto, ma a Milano il buon senso è un lusso. Mariolina Moioli ha ben tre addetti stampa. L'immagine innanzitutto. Poi l'inverno finirà e anche questo ennesimo zoppicante piano antifreddo.
Il tram illuminato corre a dormire, vuoto e inutile come le politiche sociali comunali: lustrini sì, fatti no. Magra consolazione: l'assessore Moioli preparerà presto le valigie, tra pochi mesi dovrà tornarsene nella bergamasca...

El portava i scarp del tennis

Milano, viale Papiniano: nello spartitraffico-parcheggio di fronte al supermercato alcune persone hanno ricavato il proprio alloggio. Nelle strutture pubbliche e private ci sono pochi posti e non ce ne sono proprio per chi beve o ha paura di essere derubato o rimpatriato in quanto clandestino. I posti letto messi a disposizione dall’Amministrazione comunale, a detta della stessa, sono in tutto circa 1400, distribuiti tra la Casa dell’Accoglienza di viale Ortles, le strutture in via Saponaro e allo Scalo Romana. Ma ce ne vorrebbe almeno il quadruplo, tanti sono i senza fissa dimora in questa puttana senza cuore di città. Pronta a vendersi a mafiosi, pubblicitari, stilisti e modaioli, ma priva di senso, avara di solidarietà. Ricca di eufemismi, come i giornali, che preferiscono la parola "clochard": ma i "barboni", come gli "handicappati", non abbisognano di parole. Servono fatti. E pensare che non siamo ai livelli degli Stati Uniti, dove i dati ufficiali dicono che ogni anno circa l’1% della popolazione, cioè 3 milioni e mezzo di persone, è costretta a vivere più o meno a lungo per strada. Qui a Milano però il Comune non ha alcun interesse ad adibire, per esempio, le proprie scuole abbandonate a ricoveri, dotandole magari di brandine e volontari. Né ha interesse a informare i clandestini che possono non correre il rischio di morire per strada in queste notti gelide. Un milione di euro stanziati dall'amministrazione comunale. Ma già qualcuno è morto, e quelli a venire forse è meglio che non facciano notizia, dopo le polemiche dell'anno scorso: siamo nella città dell'Expù, suvvia...

                                              "L'hann trovàa sotta a on mucc' de carton
                                                g'ahnn guardàa, el pareva nissun
                                                 g'hann tocaa el pareva ch'el dormiva
                                                  lassa stà che l'è roba de barbon"      
                                                                                                (Enzo Jannacci)