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carogne meneghine

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Si dice che il pesce puzzi dalla testa, ma a ben vedere, anche il resto non è da meno. 
Tra le pecche di Milano sicuramente c'è il fatto che sia molto sporca, soprattutto in periferia. Ma riprendendo la metafora ittica, non è tanto e solo una responsabilità istituzionale: Milano fa schifo, e perché alla fine, lo vogliono molti di coloro che ci vivono.
Si dirà, ma sai, quei cestini così belli e grandi invogliano a buttarci di tutto. Sì, proprio come qui in foto. A ben vedere, per onestà del vero, va detto che il cestino è alla fermata di un bus ma soprattutto nei pressi di un kebab, dove spesso si vedono ambulanze, non però per la poltiglia infame che vi viene servita, visto che poi ci sono anche le forze dell'ordine. Un locale che insomma, chiude tardi, in periferia, quindi la meta prediletta di personcine non proprio a modo. Tipicamente milanesi. Sì però mica alla Ligera o alla Vallanzasca, boia dé!
Ma poi, varda ti, ecco che ti inventano il cestino a prova di monnezzari! Che bello! Ancora intonso, senza tag da toy (perché chi si firma sulla spazzatura già dice tutto di sé). Bello nuovo, azzurro, con su il messaggio educativo a non fare lo sporcaccione e... Oh cavoli, ma è una mini discarica abusiva! E qui l'unico locale nei pressi è un market Coop, piuttosto piccolo e ordinato. Eh, dunque, sono i residenti a fregarsene. Con buona pace dell'addetto Amsa, che già fa un lavoraccio, con gli ispettori a culo e si ritrova a dover rimediare ai misfatti di chi non ha voglia di scendere in pattumiera, o chiamare il ritiro ingombranti e men che meno visitare una delle Riciclerie (la più vicina a questo cestino è a 6 minuti d'auto...).
Che tristezza. E pensare che a inizio mese, è stata lanciata la, lodevole direi, iniziativa dei cestoni per la differenziata nei parchi milanesi più frequentati (Sempione, Venezia, Cave...). Funzionerà?
Ed ecco l'ultima perla di un breve percorso notturno - e sconsolante.
No, questo divano e altri pezzi d'esistenza non sono stati lasciati lì per il ritiro ingombranti. Anzi, proprio quel punto è spesso oggetto di conferimento illegale, nonostante la presenza delle telecamere di una, udite udite, caserma dei Carabinieri Forestali! Se ne intravede l'ingresso in fondo, ben illuminato. Peraltro, i rifiuti giacevano lì da tempo e proprio dopo aver scattato quest'istantanea, il dì successivo si è provveduto a ripulire. Per cui, almeno a qualcosa la foto - e questo post per cui era stata presa - è servita.
Spesso la cronaca di comuni dell'hinterland racconta di inquinatori abusivi beccati e puniti. A Milano, certo, sarà più difficile intervenire, ma ci deve sempre essere repressione? Devono fare un cestino che ti taglia le mani se ci butti il sacco condominiale? Far appostare un cecchino alle discariche abusive?
Ma chi vuole questo, è chi la città la vive. Disagio buttato nel proprio ambiente. Come quella neonata, trovata morta nel 2023 in un cassonetto dei vestiti a Città Studi. Nata morta, da un parto clandestino. Benvenuti a Milano.

Il mostro

Molti, troppi, si sono avvicendati a cercare di chiarire chi fosse in realtà il Mostro di Firenze. Un po' troppo eccitante pensare a un serial killer, figura che, per fortuna, da noi non è così presente come altrove. Ma certo è legittimo chiedersi chi abbia ucciso almeno 14 persone, o forse anche di più. Probabilmente, ne avrebbe ammazzate anche altre, se le potenziali vittime non fossero scappate o lui non fosse stato disturbato da auto di passaggio e altri eventi.
La scia di sangue che percorre il periodo di attività del mostro e successivamente, vede ancora più cadaveri: sospettati, testimoni, prostitute, guardoni...Non tutti riconducibili alla pista del killer, certo.
Quel che è sicuro è... L'incertezza, come sempre, maledettamente, sui misteri italiani. 
Il mostro è rimasto pressoché senza volto. E gli elementi in gioco sono troppi, arrivando a scomodare piste sarde e gli immancabili servizi segreti.
Un primo fatto abbastanza condiviso è che i cosiddetti compagni di Merende non potevano essere gli assassini. Se mai, anzi, sono serviti a confondere tutto, accusandosi, e insomma con l'essere inattendibili persino come testimoni. Perversi, esperti del luogo, sì, ma la personalità del killer è diversa. La psicologa Emanuela Gamba ha steso una precisa profilazione del mostro. Personalità multipla, con disturbo narcisistico, che si sente sempre più onnipotente ad ogni omicidio. Affetto da necromania e misoginia. Solitario.
Una delle ipotesi che fu messa sul tavolo era quella del "Rosso del Mugello". Una persona che fu indagata, ma poi prosciolta, e di cui non è mai stato rivelato il nome. E che col tempo sembra diventare sempre più consistente.
Il "Rosso" viene visto da diversi testimoni intorno alla penultima coppia uccisa. La persona possiede una villa, a poca distanza dalla cassetta postale di San Piero a Sieve, dove fu imbucata la busta per il magistrato Silvia Della Monica, contenente un lembo di seno della vittima francese, l'ultima coppia uccisa, e dove poi furono trovati dei proiettili calibro 22, come quelli usati dal killer. Questo "Rosso" in passato aveva anche subito denunce per reati di violenza sessuale.
Mai iscritto tra i sospettati. Pare, avesse persino lavorato in Procura. Il che appare un po' strano: un sex-offender che opera nella Giustizia? Questo però spiegherebbe la sua capacità di non farsi beccare, più che veri depistaggi. Inoltre, sarebbe stato in carcere quando il mostro non uccise ovvero i periodi tra' il 68-'74 e '74-'81.
C'è un nome. E anche una foto. Anzi, due. Stefano Paoli. Ritratto sul luogo dell'ultimo delitto. Vissuto a Scandicci, e sepolto miseramente a Firenze, sotto una lapide senza foto, neanche incisa, ma scritta a pennarello. Alto, rossiccio di capelli, stempiato. Ora ci vorrebbe un Lucarelli a dire "Ma no, non è vero niente". Solo riaprire le indagini, usare nuovi strumenti, come il DNA, potrebbe far sapere. Ma sarebbe da comprendere anche, e soprattutto, come mai siano rimasti impuniti quasi trent'anni di delitti.

Milano è un film horror

Questo blog non ama le cosiddette "persone importanti", occupandosi spesso degli ultimi degli ultimi, cioè gli homeless. Ma la lista di "derubati eccellenti" sta diventando un caso: il pilota Sainz, l'ex calciatore Bobo Vieri, il bassista Saturnino, il cuoco Cummo, il dentista Macaluso (con tanto di colpi di pistola), un calciatore svizzero, Elenoire Casalegno, Briatore, Verdone, la cantante Levante e da ultima la modella e cestista Valentina Vignali, che esprime bene il livello di insofferenza perché a Milano rubare è diventato un mestiere.
Mi colpisce l'immagine della sua malinconia, col dolore per gli oggetti trafugati a cui teneva di più Valentina: la foto del nonno scomparso, il ricordo di un'amica e "altre piccole cose di cui non si può stimare il valore". E un insulto finale, che ci sta, eccome.
Ma prima di beccarmi del rincoglionito, se i vip sono la punta dell'iceberg, i furti a Milano sono all'ordine del giorno e colpiscono tantissime persone non certo famose, in luoghi che un tempo si sarebbero considerati sicuri, perché centrali. Il paradosso poi dei mezzi pubblici è non solo che uno strumento contro l'inquinamento, quale è la mobilità collettiva,  sia ormai poco sicuro, ma che persino gli autisti non vogliano più guidare a Milano. I gestori si inventano offerte da black friday del capitale umano: stand nei mall, rimborso del corso per patente, CAP e affitto ma, addirittura, il recente "porta un amico a guidare" di Autoguidovie, con premio di "ben" 1000 euro(!).
Atm ora taglia le corse: non ha autisti. I ciclisti si riducono (-33%) per paura di morire. La guerra alle auto non scoraggia dall'usare il mezzo più sicuro. E ci sarà solo da peggiorare, specie se si continuerà, come ad esempio quando per Natale corso Buenos Aires diventerà, pare, tutto pedonale.
Milano è come un horror: anzi, peggio, perché, alla fine, non si tratta di finzione...
 

vola Serena

 Vola Serena,
libera, vola
anima
salva
tu
volevi
giustizia
per chi
assassinato
in vena,
ma con legge
ti picchiarono
violentarono
soffocarono
mutilarono...
Vola Serena,
tutti
sappiamo
chi
ti
ha 
rubato
 

gli assassini di Serena

 Mentre si consuma la pagliacciata lisergica dell'elezione del nuovo Presidente, che non sarà mai degno di Mattarella, si sta celebrando il processo per l'omicidio di Serena Mollicone, ritrovata cadavere nei dintorni della sua Arce, in provincia di Frosinone, il 3 giugno 2001.
Serena era una ragazza vitale, nonostante la perdita della madre da bambina. Maturanda, suonava nella banda del paese, amante degli animali tanto da voler fare la veterinaria. Oppure la giornalista. Proprio questa vocazione a informare la porta a voler denunciare lo spaccio di eroina nel suo paese. 6000 anime, relazioni faccia a faccia. Disoccupazione, e i ragazzi che finiscono facilmente a drogarsi. Ma nei dintorni di Arce risiede un boss della camorra scissionista, Marino. Uno che in paese si vuole inserire, tanto da presentarsi poi, coperto di chili di gioielli d'oro, per deporre una rosa rossa sulla bara bianca di Serena. Nella villa del boss si organizzano feste lussuose, con carriole di pesce spada e ostriche, come dice il papà della ragazza, Guglielmo, purtroppo scomparso nel 2020. Party quelli a cui partecipano il parroco, il sindaco, i Carabinieri, compreso Mottola e figlio.
Un omicidio misterioso, forse solo perché, a quanto pare, Serena, amareggiata dalla lenta morte di amici e conoscenti, vuole denunciare lo spaccio, il cui capo potrebbe essere Marco Mottola, il figlio del Maresciallo dei Carabinieri del paese. La ragazza si presenta in caserma il 1° giugno. La vede il brigadiere Tuzi, anche se le telecamere di sicurezza quel giorno non funzionano, né si ritrovano i registri degli ingressi di visitatori e il militare impiegherà sette anni ad ammettere di aver visto la ragazza, ritrattando e poi tornando alla prima versione, solo dopo essere stato intercettato. Per questo in seguito verrà suicidato, con una scusa passionale, ritrovato con tutte le portiere dell'auto aperte, la pistola ben riposta sul sedile a fianco, con un proiettile mancante, una sola impronta, del pollice, sul grilletto.
La riesumazione della vittima porta alla luce nuove prove, insieme a una scoperta agghiacciante: ano e organi genitali sono stati asportati dal cadavere.
Una vicenda torbida, dove c'era stato anche un mostro sbattuto in prima pagina, un carrozziere la cui colpa era solo di aver testimoniato di aver visto la ragazza prima della scomparsa. Lì si materializza, per "difenderlo", un personaggio oscuro, il criminologo Lavorino, che ha solcato molti casi tenebrosi e controversi, dal mostro di Firenze ai delitti di via Poma e Cogne. Costui si è dedicato per anni all'omicidio di Serena Mollicone e difende la famiglia Mottola, quali il Carabiniere, la moglie e il figlio. Imputati sono anche altri due militari all'epoca in servizio. Lavorino sembra molto interessato al delitto. Qualcuno, come fosse dalla sua parte, ha persino tentato di confutare la pagina Wikipedia dedicata alle prove, ormai inoppugnabili. Infatti, sia la professoressa Cattaneo del Laboratorio di Anatomia Forense che i Ris hanno dimostrato che l'omicidio avvenne in caserma ad Arce.
Verità e giustizia impiegano decenni ad apparire, anche se questo non farà tornare indietro, ma forse darà pace a una ragazza, uccisa a 18 anni per il suo coraggio, e a chi le ha voluto bene.

Alfredino e la P2

Il virus e tutto quel che comporta rubano ancora la scena per cui altre notizie rimangono come dentro la nebbia. Così passa inosservata la morte, poche ore fa, di Angelo Licheri, il più noto tra tutti quelli che si calarono nel pozzo di via Vermicino, a Frascati, nel tentativo di salvare il piccolo Alfredo Rampi, prossimo a compiere sei anni. Un triste fatto accaduto quattro decenni fa.
 
Con Licheri scompare un testimone importante di quell'aberrazione mediatica che divenne un tragico circo. Diretta a reti unificate per 18 ore, la nascita della tv del dolore. Quello che Licheri avrebbe potuto ammettere, anche se ormai malato e povero, era la verità su quella lunga fettuccia che fu ritrovata sul corpo del bimbo. Sia lui che altri, come gli speleologi, rivendicarono di averla messa loro per agganciare il piccolo. Ma se tutti dicono di averla posizionata, chi mente? Inoltre, la fettuccia fu rinvenuta sotto la maglietta. Visti tutti i tentativi fatti per agganciarlo, invano, con manette, lacci, persino una tavoletta, tra buio, fango, asperità e strettezza del cunicolo, com'era possibile che il bimbo avesse "una fettuccia di quelle per trasportare gli zaini, divisa in due segmenti, con un anello metallico molto robusto"?
Non è piacevole riandare a quei giorni. Certo, salvare un bambino commuove. Il non riuscirci, demolisce. 
Ma vista anche la posizione che aveva Alfredino, era legittimo pensare che quella imbracatura fosse servita a calare deliberatamente il bimbo nel pozzo. Di questo era convinto il pm Armati ma le prove che raccolse non furono giudicate sufficienti. 
Eppure diversi elementi restano oscuri.
Alfredo viene lasciato solo e dopo 40 minuti ci si preoccupa non vedendolo tornare a casa. Altri 30 minuti e lo si inizia a cercare: perché mezz'ora? Dopo un'ulteriore ora, finalmente la famiglia chiama la Polizia. Strano no? 
Alla nonna del bambino viene in mente per prima l'idea del pozzo, come luogo in cui potrebbe essere finito il piccolo, al momento considerato disperso. Ma l'apertura viene trovata coperta da una lamiera bloccata con dei sassi. Solo un brigadiere di Polizia, Giorgio Serranti, non si convince e decide di ispezionare il pozzo lo stesso e sente Alfredo lamentarsi.
La macchina dei soccorsi è goffa, mentre alla fine arrivano ben diecimila curiosi sul posto, buoni solo per intralciare le già farraginose operazioni di salvataggio.
Viene ignorata la geologa che avverte che il terreno è duro da bucare, ma si decide lo stesso di scavare un cunicolo parallelo. Le diverse perforatrici all'opera, quando non si rompono, creano vibrazioni che fanno precipitare Alfredo di altri trenta metri.
Licheri non aveva quella imbracatura, lo si vede nelle immagini quando si appresta a scendere. 
La posizione del corpo rende ancora meno credibile il fatto che qualcuno dei soccorritori avesse potuto metterla al ventre del piccolo.
Proprio in quei giorni si scoprono le prime liste di appartenenti alla loggia segreta P2. Allora, Alfredo non poteva servire a depistare? Anche perché, a detta degli operai che la misero, la lastra non fu posta dopo ma prima che il bambino finisse nel pozzo. Una lastra di ferro, pesante, che solo due operai possono muovere, coprendola in più con grossi sassi e due travi di legno.
Alfredo aveva una ferita in testa: perché? 
Il piccolo era anche malato di cuore, dopo l'estate avrebbe dovuto subire un intervento molto rischioso, con poche speranze di sopravvivenza.
Il sacrificio di Alfredino fece sì che si portasse a termine la nascita della Protezione Civile. Ma purtroppo, in Italia, tutto, anche le cose più semplici, sembrano scritte da Machiavelli...

"Sfondate la porta e entrate nella stanza buia!" 
                                               Alfredo Rampi.

come film

Giuseppe Pinelli: "Sbatti il mostro in prima pagina".
Falcone e Borsellino: "Highway men-L'imboscata". 
Edo e Sole: "Sacco e Vanzetti".
Mauro Rostagno: "Uccellacci e uccellini".
Pier Paolo Pasolini: "Gli ultimi tre giorni".
Daniele Luttazzi: "Gesù di Nazareth".
Maurizio Crozza: "Taxi Driver".
Sergio Mattarella: "Il piccolo grande uomo".
autostrada A3: "Highway men - I banditi della strada".
francesco cossiga: "Il pianista".
giulio andreotti: "The Matrix".
natangelo: "Maledetti vi amerò". 
ferragnez: "Operazione San Gennaro". 
elsa fornero: "Halloween" (tutta la saga).
massimo galli: "La grande abbuffata".
roberto buDrioni: "Histoire d'O".
andrea crisanti: "Il settimo sigillo".
vincenzo de luca: "Terminator".
roberto speranza: "L'esorcista" (tutta la saga, scopiazzature comprese).
mario draghi: "Shining".
gigggetto di maietto: "Forrest Gump". 
giuseppe conte: "Jeeper Creeper" (tutta la saga). 
mario borghezio: "Venerdì 13" (tutta la saga).
renato brunetta: "Freaks".
alessandra mussolini: "Il corpo della ragassa".
giorgia meloni: "Amore tossico".
matteo salvini: "Nosferatu, eine Symphonie des Grauens". 
giuseppe sala: "It".
giuseppe grillo: "Il grande dittatore".
piefrancesco maran: "It: Chapter Two".
pierfrancesco majorino: "Febbre da cavallo".
flavio briatore: "Moana" (miniserie televisiva). 
vittorio sgarb0: "Il senso della vita".
partit0 dem0cratic0: "Salon Kitty".
cosa nostra: "Così fan tutte".
camorra: "Sodoma e Gomorra".
sacra corona unita: "Vieni avanti cretino".
'ndrangheta: "Antichrist".
benjamin netanyahu: "La setta dei tre K". 

la delinquenza di Trenitalia

 Sabato 22 agosto il Regionale 1754 in partenza da Pescara verso le 16 è arrivato a Milano Centrale alle 2 di notte. Si trattava dell'ultimo convoglio a tariffa "normale" per Milano e il ritardo finale accumulato è stato di 150 minuti, visto che l'orario di arrivo era previsto alle 23.30. Alcune testate hanno accennato alla cosa ma il viaggio è stato un vero inferno. Si parla di un guasto sulla linea, di overbooking di biglietti. Ma i viaggiatori venivano avvisati laconicamente quando le fermate in stazione si prolungavano spasmodicamente, lasciando ovviamente transitare prima i treni più costosi, cioè le varie Frecce e Italo, i cui rimborsi, per altro, sono certo più cospicui - e anche più facili, visto che la vidimazione del biglietto su quei convogli è più sicura. Sul nostro fottuto Regionale, invece, il personale si nascondeva. Il capotreno, dopo Bologna, ha fatto un rapido giro di controllo per verificare l'affollamento ma è fuggito a gambe levate temendo un prevedibile linciaggio. Quindi, niente vidimazione dei biglietti, ergo, niente rimborso.

L'acme viene raggiunto a Piacenza, città a cui si riferisce la foto: partenza prevista alle 22.50, mentre il ritardo era ormai di 140 minuti. Poco prima di giungere in stazione, il capotreno comunica che il convoglio termina e bisogna spostarsi su un altro treno. Lo facciamo tutti, disperatamente, ma una volta sul nuovo convoglio non partiamo. Nessun ferroviere visibile, solo l'altoparlante che, dopo un po', avvisa di dover ritornare sul treno precedente. Alcuni di noi lo fanno: quando finalmente siamo divisi su due treni, si riparte. Arriviamo così a Milano Centrale dove la stazione è rimasta aperta solo per noi. Ci lasciano ai binari 23 e 24, quelli più in fondo, quasi fossimo dei deportati. Lungo il percorso fino all'uscita troviamo alcune guardie giurate, impaurite e stupite dal nostro essere in tanti e disfatti da un viaggio che richiederebbe un processo penale, visto che l'articolo 340 del codice penale prevede che chi cagiona un'interruzione o turba la regolarità di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità è punito con la reclusione fino a un anno. Fuori dalla stazione non ci sono più taxi né tram o autobus, a parte le linee notturne, che però non sono utili a tutti né rispettano gli orari stabiliti.

Trenitalia è un'associazione a delinquere. L'ultima tangentopoli che la riguarda è partita a Luglio. Incidenti e disservizi non si contano e app che ne vendono i biglietti, come Trainline, sono campioni di spam. Complimenti davvero. Ho sempre amato i treni. Mi mancheranno.

l'uomo nero

Sere fa chattavo con un tedesco che mi diceva che il politico italiano che gli fa più paura sia salvini. È singolare che all'estero si sappia più che da noi. Mi è capitato infatti di parlare con un anziano, che votava Lega, indicandogli i rapporti di salvini con l'estrema destra internazionale. Alla fine, l'uomo mi ha ringraziato dicendo che non lo sapeva e che avrebbe votato sì a destra, ma non
un fascista come il boss della Lega.
Le foto, le alleanze, ma soprattutto il gergo di salvini denotano questa sua impronta nera, come il suo tentativo di allearsi a Farage e Le Pen. Aver studiato(?) Scienze Storiche alla Statale non deve essergli servito, o forse sì, se all'improvviso ha sdoganato Casapound in piazza Duomo. Era il 2014 e ricordo nitidamente il nutrito spezzone della Liga Veneta, annichilito, nell'angolo verso Mercanti: ma come, sembravano dire, ci hai sempre parlato di secessione e ora sventoli allegro il tricolore? La strategia pagava e infatti il matteo giunse fino al Viminale, veleggiando, ancor oggi, intorno al 30% dei consensi elettorali.
La Rete trabocca del fascismo di salvini, premio Luciferino d'oro 2014 e non appesantisco un post che visto l'argomento è già nauseante.
Questo blog è stato aperto contro la Lega. E se il suo boss mostra un'anima fascista, la guerra continua. Anche se dire che salvini sia l'uomo nero, è dargli del Babau: non fa poi così paura e sicuramente gli scandali, la corruzione e i legami del suo partito con la 'ndrangheta ne decreteranno, come accaduto ai suoi diversi predecessori divenuti via via poco spendibili, la morte politica. Quella biologica no, a giudicare da quanto ingrassi ogni anno, è probabile che segua, anche lì, le orme (sanitarie) del bossi...

morte di genere

Ieri per strada ho incrociato una coppia, lei indossava una canottiera e dei pantaloncini, ma molto casti, direi, rispetto a quel che si vede in giro. L'ho osservata appena, pensando solo che era molto magra. Ma l'uomo con lei le ha detto "Come cazzo ti sei vestita?", facendosi sentire apposta da me. Lei giustamente ha risposto che non fosse nulla di che e poi si sono allontanati. Ci sono rimasto male, e mi vergogno pure per non aver detto nulla, ma chissà, quella donna, come tante altre, si fa umiliare e se non è lei a ribellarsi, poco potevo fare io. Parrà una scusa ma si sa che molte donne subiscano senza opporsi, in una sorta di sindrome di Stoccolma (che io chiamo del "pappone").

A guardare le statistiche dei femminicidi in Europa ogni 100.000 abitanti (ma solo ad opera del partner), pubblicate da Eurostat, nel 2016 Malta è stato il paese con la percentuale più alta. Il confronto con l'anno precedente mostra per pochi paesi una diminuzione, ma per la maggioranza un aumento dei casi, in Ungheria addirittura del 700%.
Va notato che molti stati non distinguono il femminicidio dall'omicidio per cui i numeri non sono precisi. Questo però indica la scarsa attenzione istituzionale al fenomeno, a partire da quei paesi che spesso vengono indicati come avanzati: anche nell'uccidere le donne.
Di tutto questo i politici - e le religioni, che per lo più sono complici della sottomissione femminile, sono colpevoli tanto quanto quegli inutili, ma reali, "maschi" che pensano che essere uomini significhi possedere, prevaricare, essere violenti.
Ci sarebbe molta strada da fare, ma spesso, nel caso delle donne vittime di violenza, si limita al tragitto fino al cimitero. Amen.

fonte: Trunumbers.it

strafottenza urbana

Mi ha sempre sorpreso la strafottenza tutta urbana che hanno i malavitosi. Nel tempo ne ho "gustate" di ogni e mi sono visto puntare una pistola o una bottiglia rotta al collo, ma la violenza dell'impunità che quegli individui ostentano è senza pari. 
Stanotte ho incrociato dei tizi, probabilmente spacciatori di coca, che parlavano allegramente di soldi e di dosi. Tipo... 1000. Erano talmente infervorati per via di qualche somma mancante che non si curavano di essere ascoltati. Tranne quando mi è scappato di tossire. Lo ammetto, avevo lo sguardo basso. Mi ha sempre fatto sorridere Charles Bronson. E anche Chuck Norris.
Come niente fosse, c'è chi parla talmente ad alta voce  di qualcuno che non ha pagato, ridendo, guardandosi in giro perché le lezioni che vengono impartite sono letali. Il tutto non può che accadere vicino a un bingo, e dove se no.
Faccio queste foto banali pensando di metterle nel retrobottega. Poi però mi tocca fare i cacchi miei, il sugo della vita, alla  Manzoni.
Non mi sento fiero e nemmeno posso sognare un mondo perfetto. Ma se incrocio un boss della 'ndrangheta al semaforo, lui mi squadra dal suo Cayenne, coi suoi occhi che hanno il buio tetro di chi è pronto a uccidere, io dal basso della mia utilitaria fingo di aspettare il verde. O no? Io ho fatto così. E certo, non me ne sento fiero.

Pasolini archiviato

Questo titolo brutale porta con sé la ferocia con cui, evidentemente, il potere non vuole saperne di Pieruti. Ho un'amara delusione nell'apprendere dell'archiviazione dell'inchiesta sull'uccisione di Pier Paolo. Per quanto io detesti questa foto, corrisponde però all'atteggiamento generale su quel corpo straziato: derisione al limite del sollievo. Tempo fa un ragazzo mi diceva che, secondo lui, in Italia tutto è finito con l'uccisione di Pasolini. Rimasi di stucco ma certo, il precedente fu che per quanto uno possa alzare la voce dicendo il giusto, accusando chi comanda, verrà investito, calpestato, esploso, sparato, come Impastato, Rostagno, Falcone e Borsellino...
Non so come, ma sono letteralmente innamorato di Pa'. Se potessi, chiederei almeno una cosa ai giornalisti di Repubblica, Fatto e compagnia scrivente: smettetela di parlare di "morte di Pasolini", questo è un omicidio, come scrivono Corsera e Internazionale. Vi ostinate a cancellare un fatto assodato, quando addirittura l'inchiesta parla della presenza di altre persone, oltre a Lorenzo Pelosi, lui sì un già cadavere, che non parlerà mai. In qualche modo Pasolini sopravvive in noi che lo ricordiamo. Perciò, mi limito a finire così, RIP Pelosi.

Benedette telecamere

Le telecamere, ormai disseminate ovunque, sono uno strumento di controllo demonizzato per via del sapore da "Big Brother" (certo, poi bisogna che qualcuno le controlli...). Eppure possono anche servire per scagionare innocenti. Lo è il caso del barista di Acireale, picchiato e calunniato da poliziotti, come ha raccontato "Chi l'ha visto" nella puntata del 5 novembre.
Oltre alla causa del fatto (venti fottuti centesimi), alla prevaricazione di divise indegne, la cosa più inquietante è il pensare, come fa lo stesso sventurato barista, che se non ci fosse STATO l'impianto di videosorveglianza, la parola di quest'uomo a fatica sarebbe valsa contro quella di un poliziotto. Non importa se ti fai il culo dalla mattina alla sera, tutta la vita: una sera arriva un pischello in divisa e per una minchiatina può anche rovinarti la vita (aveva ragione Bukowski!).
Non dovrebbe nemmeno importare se il culo te lo fai dietro le tue cose, qualsiasi esse siano. Così, se ci fosse STATO uno straccio di telecamera nelle celle e nelle camere di sicurezza, probabilmente si sarebbe saputo cosa accadde, quando cercarono l'anima a forza di botte a uno, che pensavano fosse senza dimora (quindi senza diritti), quello Stefano Cucchi a cui furono persino spente delle sigarette addosso. Oppure, si sarebbe appreso come Giuseppe Uva è stato eliminato per una relazione con la donna di un carabiniere. Con quelle benedette telecamere, forse questi omicidi di Stato non si sarebbero nemmeno avuti. Ma fa male pensarlo, un po' come il periodo ipotetico dell'irrealtà del signore del bar di Acireale.
Nel caso del maestro anarchico Franco Mastrogiovanni, proprio le telecamere del reparto psichiatrico hanno ripreso la sua feroce agonia, lunga 82 ore, non lasciando dubbi su quella che fu una vera esecuzione capitale. Così come gli "occhi elettronici" di una farmacia e di una passante mostrano che Michele Ferrulli è STATO giustiziato per strada. Da dei poliziotti.
Le telecamere hanno "salvato" anche chi è rimasto vivo: Filippo Narducci, pestato dalle divise  presso un distributore di benzina, il cui impianto di sorveglianza ha contraddetto i verbali degli agenti; Stefano Gugliotta, ripreso innocente dai telefonini degli abitanti della zona; Luigi Morneghini, che riportò sui Navigli 40 fratture ad opera di due poliziotti, incastrati da una telecamera stradale.
Eppure la giustizia fatica a punire chi lo STATO lo serve e anche solo affermarlo attira denunce. Devo scrivere grazie ad Acad per aver segnalato, dalla sua preziosa pagina facebook, questa ennesima storia di violenza totale, ma grazie soprattutto per la lotta volta a ottenere giustizia per chi non c'è più, nella speranza che valga per chiunque, in futuro, l'habeas corpus, sancito all'articolo 13 della nostra Costituzione.

Il paese dell'impunità

Questi numeri tragici indicano il punto dove ieri il Suv ha cominciato a trascinare il vigile urbano Nicolò Savarino. L'atmosfera davanti alla stazione della Bovisa stanotte era surreale. Le macchine dei vigili, tristi e incazzati, con le torce a terra come ceri di una veglia funebre, presidiavano tutte le strade dove si era consumato l'assassinio del collega che non ha esitato a fare quello che ha sentito di dover fare. In bici, al gelo, davanti a un Suv, inutilmente grande, come tutti i Suv. Non ci sarebbe bisogno di dire che il vigile Nicolò era in gamba; anche senza saperne la storia, ha dimostrato con la sua dedizione la sua schiena dritta. Ha difeso il torto subito da un cittadino nomade, senza avere paura. Come il suo collega, in bici disperatamente alla rincorsa della macchina infernale. La cronaca restituisce un ritratto esemplare di Savarino: uomo generoso, faceva volontariato per i disabili; sindacalista dell'Usb, lottava perché i vigili in bici fossero supportati da pattuglie in auto. Richiesta vana...
Mi chiedo se i colpevoli verranno presi. Soprattutto in casi come questo lo si deve fare. Pisapia e tutti quanti si esprimono in tal senso. Ce lo auguriamo in molti*, ma io spero che non finisca come a Roma, dove ormai si stanno perdendo tutte le speranze di arrestare gli uccisori della piccola bambina cinese e di suo papà. 
Siamo sempre più il paese dell'impunità e questo influenza i comportamenti abituali: i vigili urbani sono sempre più impotenti e negli articoli sulla notizia, accanto alle dichiarazioni dei ghisa, che vogliono prendere il bastardo assassino di via Varé, si legge il loro lamentare che la strada è diventata impossibile, a partire proprio da loro, i tutori del traffico. Si stava chiarendo da tempo, con le centinaia di aggressioni che i vigili subiscono ogni anno. Occorre una virata culturale e per questo ci vorrebbero amministratori capaci di grandi innovazioni. Ma mi fermo e devo, di fronte allo sterminato dolore del padre, dei fratelli, della fidanzata, dei colleghi di Nicolò Savarino. E di noi tutti che possiamo ricordarci, ancora una volta, di restare umani...

* Avevo scritto "tutti" ma nei giorni successivi al tragico evento ho sentito molte persone irridere la scelta di Nicolò. Se anche lui non si aspettava una reazione così - di solito chi guida certi "babbasoni" ha molti denari e poca voglia di rovinarsi l'esistenza, è ingiusto disprezzare chi ha pagato con la vita e sul lavoro, non dimentichiamolo. Ho stima per i vigili urbani e non riuscirò mai a chiamarli "poliziotti locali": sono figure sociali che, come dei netturbini, si ritrovano sovente a smaltire il peggio della città. Rispetto.

Morti invano

Pasolini, Edo e Sole, Carlo Giuliani, Aldro, Giuseppe Uva, Giorgiana Masi, Stefano Cucchi, Niki Aprile Gatti, Gabbo, Stefano Frapporti, il maestro di scuola Francesco Mastrogiovanni e Pinelli, hanno tutti avuto una fine tragica, ad opera di individui in divisa, membri dei corpi di polizia, operatori psichiatrici nel caso di Mastrogiovanni, persone ignote (Pasolini) o un'intera istituzione (il carcere, sotto una montatura colossale) per Edo e Sole. Sono stati servi dello stato a uccidere tutti costoro e tanti altri, per lo più sconosciuti. Ma la memoria può servire per chi nel futuro rischia un'identica esecuzione. E può essere chiunque. I tanti morti delle stragi da piazza Fontana in poi, i caduti degli anni '70, quelli per mano della mafia,  potevano essere persone prese a caso o individui precisi da colpire, da punire. L'impunità degli assassini, perseguita a ogni costo, è ciò che accomuna queste persone nei loro tragici destini: colpire un'intellettuale come Pa' o due ragazzi come Edo e Sole ha lo stesso significato, la stessa valenza di violenza e ingiustizia, per cui qualsiasi fosse la divisa indossata, compresa quella in borghese di chi lavora nei servizi segreti (Pier Paolo forse fu trucidato da membri della banda della Magliana, ma è evidente che ci fu la presenza di membri dei servizi) il messaggio che passa è "uccido sicuro di non essere incolpato". Cucchi fu scambiato per un senza fissa dimora - il che prefigura un'aggravante, la crudeltà: ti faccio fuori perché non sei nessuno.
Allora, nel secondo blog-roll, nella colonna a destra del blog, il titolo "Morti invano", che rimanda alla poesia di Primo Levi, vuole essere una provocazione: questi individui, condannati a morte in un paese che ripudia l'esecuzione capitale per mano dello Stato, non devono essere dimenticati, devono ottenere la giustizia che viene richiesta disperatamente dai loro cari, da chi, mantenendone la memoria, li fa vivere nel proprio cuore, perché ogni persona con una divisa dello Stato, sia essa di polizia, in borghese o un camice bianco, sappia che va punito severamente chi non rispetta la Costituzione, l'habeas corpus dell'articolo 13, per cui la libertà personale è inviolabile. "E` punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà". Pasolini patì diversi tentativi di imprigionarlo: almeno una quindicina i processi a suo carico, dai quali non si sottrasse e anzi ne uscì sempre innocente. Ma sta al di qua di un provvedimento restrittivo della libertà personale la terribile sorte  che accomuna diversi di questi nostri martiri: Giorgiana Masi, colpevole del solo fatto di manifestare coi radicali per i referendum, fu uccisa per colpa di Cossiga, mandante dei famosi falsi autonomi e anche nel suo caso non ci fu nemmeno bisogno di chiederle un documento. Si può morire in una caserma dei carabinieri, della polizia, in un reparto psichiatrico o semplicemente per strada, come accadde ad Aldrovandi.
Perciò i blog dei "morti invano" sono importantissimi: urlano "GIUSTIZIA!". Eppure c'è chi le divise le porta ancora. Armi comprese. Il blog della mamma di Niki Aprile Gatti è quasi sempre in cima, perché è il più aggiornato: ogni volta che vedo le parole di Ornella Gemini ritrovo il suo dolore straziante, la sua sete di giustizia, il suo grande amore per un figlio che si è trovato in una cosa troppo grande e che, volendo collaborare, è stato "suicidato" in carcere. Poi ci sono blog per ricordare e chiedere giustizia per persone come Aldo Bianzino, condannato a morte per delle semplicissime piante di marijuana.
Non dico nulla di nuovo, ho solo messo insieme storie diverse ma uguali nell'ingiustizia patita. E oggi, ricorrenza posticcia dell'Unità dìItalia (l'anniversario è in realtà del Regno d'Italia!) non vedo nessun tricolore da festeggiare, se non macchiato del rosso del sangue innocente. Napolitano, presidente della Repubblica, oggi onora un personaggio monarchico, avo di un'altra mummia, quel Vittorio Emanuele che non dovrebbe essere in Italia, ma piuttosto in carcere per prostituzione, riciclaggio, gioco d'azzardo e omicidio. Questo mi fa presagire che l'impunità resterà ancora a lungo una legge non scritta, un privilegio tutto italiano, ad appannaggio di chi lo stato non lo serve ma lo parassita, che si chiami Napolitano, Savoia, Spaccarotella o Truglio.

Berlusconi al manicomio criminale

Negli Opg, gli ex manicomi criminali, vengono reclusi soggetti con gravi problemi mentali e socialmente pericolosi(?), spesso in modo arbitrario e illegale. Su questa tragica realtà avevo già scritto un post. Ora però penso che sarebbe il luogo ideale dove rinchiudere il capo del governo, dopo la diffusione dell'idea che sia psicotico. Tale è considerato da tantissime persone e dopo Eco, anche De Magistris oggi lo ha definito "schizofrenico". Senza entrare nelle spine di una diagnosi storicamente dibattuta, provo a indicare i sintomi del premier con esempi noti, ma con un approccio diverso da quello tenuto da Eco al Palasharp.
Deliri: "Sono il miglior presidente del consiglio degli ultimi 150 anni" è un bell'esempio, ma sono troppi per citarli tutti, basta fare un giro su Google, digitando per esempio "deliri berlusconi" (quasi mezzo milione di risultati).
Allucinazioni: vede giudici (e) comunisti ovunque e, all'opposto, sondaggi che gli danno una popolarità strepitosa. Anche qui Google è illuminante.
Disorganizzazione verbale - spesso perde il filo del discorso, divaga e usa immagini assurde - e comportamentale: a suo stesso dire, disturbi del sonno, oltre all'evidente ridere di frequente e in modo inappropriato.
Inoltre sintomi negativi, quali appiattimento affettivo (paga per sentirsi amato) e assenza di contatto visivo, come si può osservare in numerose foto e filmati che lo ritraggono.
Secondo il DSM IV, già due tra questi sintomi, ripetuti per almeno 6 mesi, basterebbero per la diagnosi; in più Berlusconi ha una disfunzione sociale che va dal lavoro alle relazioni interpersonali: per le orge salta impegni importanti, sia politici che familiari, come i compleanni dei figli; inoltre i sintomi non sono dovuti a problemi neurologici (se no ci demolirebbe i testicoli come fece con il "suo" cancro) o di tossicodipendenza (insomma non parrebbe proprio bruciato come quel cocainomane di La Russa... E poi il Viagra è più nocivo al cuore). La cronicità è tipica della schziofrenia e anche l'inculato preferito dalla mafia non fa eccezione.
Si può obiettare che con tutti i soldi che ha (i dividendi  e gli affari milionari stretti con Putin e Gheddafi)  mica sia tanto psicotico il presidente delle meretrici. Intanto, lui è espressione di un intero sistema malato, colluso con le mafie e con i peggiori affaristi senza scrupoli del paese (i Ligresti, i Romiti, i Rotondi, gli Angelucci, i don Verzé, i Veronesi, etc.); poi, Berlusconi è davvero convinto di essere un grande statista e politico, un adorato dalle donne e dalla popolazione tutta. Si mette in pose da grand'uomo con i dittatori, si fa sfilare gioielli e soldi sia che si tratti di un pappone (Mora), di un lacché (Fede) o di quattro adescatrici (Minetti e compagnia spogliante) per sentirsi figo. Lui paga, i voti come i manifestanti, i parlamentari come i giudici corruttibili alla Metta... 
Anche il suo "lolitismo" denuncia un rancoroso e patologico recupero di un'affettività perduta nell'adolescenza, davvero fuori tempo massimo (a 75 anni!) Infatti, più che un pensiero logico adulto, il piduista sembra veleggiare in un suo mondo dorato, fantastico, interpretativo. I commenti delle squillo intercettate rivelano quanto sia nudo (e schifoso) il re. Insomma, Berlusconi ha di certo molti disturbi: persecutori, di grandezza, ipocondriaci (parlare del cancro alla prostata come il male del secolo o piagnucolare che ha un dente da rifare quando con la Minetti faceva ben altro...). La cleptomania di solito si declina sugli oggetti reali, ma si può tacere del suo bisogno patologico e irrefrenabile di rubare? Infine, è lampante che abbia problemi sessuali: oltre ad avere difficoltà nel fare amicizia (già, quanti amici veri avrebbe 'sto despota, se non fosse per il suo potere?) non ha un partner stabile (né ha agio a trovarne) con cui avere una sessualità soddisfacente.
Bruno Caruso,"I veri pazzi sono fuori", 1958
Lo confesso, non amo molto la psichiatria, ma qui si esagera: la risonanza della malattia mentale di Berlusconi è oramai di dominio mondiale. Mentre il paese intero scivola verso un progressivo annullamento, lui sguazza nella sua vanagloria, mandando tutto a rotoli per non finire in galera. Oggi 'sto gran statista s'è messo a criticare persino la scuola pubblica! Tanto ormai lui e la cricca l'hanno ridotta, insieme a lavoro, sanità, sociale, ricerca e cultura, a un terreno desertico. Il cavaliere della mafia forse non marcirà mai in un tetro manicomio criminale; ma lo meriterebbe... Comunque, più tempo resterà al potere, più danni farà, Gheddafi docet.

Scontri ad Arcore (sangue e verità)

In questa foto puoi osservare l'arma impropria che ho avuto in mano ad Arcore, domenica 6 febbraio. L'ho usata il più possibile, prima degli scontri di cui sono stato testimone. 
La manifestazione ad Arcore vede la partecipazione di alcune migliaia di persone; almeno 5000, se non di più. Buona parte della piazza reclama diverse volte di poter svolgere un corteo. Ma gli organizzatori si rifiutano e faranno di tutto per impedire che la rabbia passi sotto le finestre del rintanato. I membri dello staff del popolo viola infatti litigano, alcuni di loro riconsegnano i cartellini del servizio d'ordine e si uniscono alle persone che vogliono far sentire la propria voce al patrono dei mafiosi. Naturalmente la villa rimarrà proibita e Berlusconi si nasconderà anche a mezzo stampa: alcune agenzie lo danno in fuga prima che inizi la mani, salvo poi rivelare in serata che lui era lì, a comporre l'ennesimo messaggio dalle grotte del Pakistan. Fuori, un'intera piazza lo odia.
Se guardi su youreporter le immagini della prima carica, puoi notare un folto gruppo di persone che scandiscono una sola parola: "vergogna". Ma questo deve essere troppo per chi deve difendere la villa della vergogna: i picchiatori di professione, gli agenti dei reparti mobili, sferrano perciò una carica a freddo, senza alcun evidente motivo. E' vero, poco prima vola un oggetto verso il digos butterato: ma era solo un pezzo di carta e adesivo per pacchi.  I manifestanti che vogliono il corteo "non autorizzato" (in tutto sarebbero stati pochi metri)  cominceranno perciò a urlare agli agenti che proteggono un mafioso, un pedofilo, un criminale, invece di arrestarlo.
E' anche vero che c'erano diversi ragazzi del centro sociale "Cantiere" e alcuni anarchici, persone però che non mi sembrano proprio da 41bis (che anzi viene usato come slogan all'indirizzo del piduista per il bene della nazione). Quello su cui sorvola la stampa (che bontà sua è riuscita persino a intravedere in piazza, insieme a  quelle di Pdci, Rifonda, Idv e Pd, addirittura una bandiera dell'Udc!) è che una parte considerevole del popolo viola era lì; non solo perché essendo un movimento spontaneo, le persone, sane e maggiorenni, fanno quel cacchio che gli pare, ma i genovesi, con la raggia in cuore nel ricordare Carlo Giuliani e il tragico G8 del 2001 (quello di Berlusconi che dice, a sangue versato: il Daiquiri era marsalato) sono lì con tanto di striscione: "popolo viola genovese". Saranno loro, con i viola piemontesi,  a subire alcune delle cariche più violente, quelle frontali a opera della P.S., insieme a diversi abitanti di Arcore e dintorni. Su un altro angolo ci sono gli operai della Yamaha di Gerno di Lesmo , licenziati in 66 e lasciati senza alcuna tutela.
Dopo le prime cariche alcuni manifestanti si difendono e lanciano quello che trovano: bottiglie di plastica e di vetro, specchietti delle auto in sosta... una Intifada in miniatura. D'altronde i celerini e i carabinieri sono ben bardati, eccezion fatta per alcuni agenti della digos che evidentemente sono lì a cercare di farsi ferire: infatti, a differenza di altre situazioni analoghe, non portano il casco, cercano l' infortunio, con congedo ed encomio. Servi fino al midollo, sono pronti a rischiare la propria testa (forse non così preziosa, evidentemente) per assecondare il bombardamento sui "soliti facinorosi" di Arcore che si scatenerà su media e bocche dei politici, compreso quel citrullo di Maroni, sì proprio quello che morse rabbiosamente un poliziotto al polpaccio (un tipo di ferita che impiega generalmente più di un anno a rimarginarsi bene). Napolitano, usuale pusillus animus, definisce gli scontri inamissibili; invece ammissibili per lui sono tutte quelle leggi vergogna che ha sempre firmato in favore del primo eversore nazionale. Certo, uno dei due arrestati era armato: di dreadlocks. E De Corato tuona all'ingiustizia per il rilascio dei due ragazzi. Lui, "escort" della 'ndrangheta a partire dal bordello dell'Ortomercato, intercede per il presidente pedofilo: mi sono sempre chiesto, infatti,  nella trattativa tra lo stato e la mafia, che ruolo abbia avuto la più potente e anticristiana associazione criminale, la 'ndrangheta: avrà fatto finta di niente? Le "sante" si saranno date al bunga bunga tra loro o piuttosto avranno avuto un ruolo, una parte considerevole? Mi riesce difficile pensare che non ne sapessero e che non ne volessero sapere nulla.
Durante gli scontri ad Arcore ho cercato di soccorrere un manifestante ferito. Ha perso molto sangue... Dopo, una donna da una villetta guardava incredula la macchia rossa sul marciapiede. Eppure si dovrebbe guardare al sangue che trasuda da villa san Martino, comprata dal corruttore totale a un decimo del  suo valore - grazie al solito mastino Previti dopo un tragico evento, un duplice omicidio con suicidio del marito scopertosi tradito.
Ad Arcore domenica scorsa nessuno ha danneggiato né rubato proprietà materiali del gran perverso, narcisista, sputasoldi 74enne. Ma non credo che il Tiepolo o il Tintoretto della villa (belin eran compresi nel prezzo!) gli siano stati di consolazione. La pace che ormai assapora sempre meno gli è stata negata anche sotto le finestre nel "dì di festa". Non so cosa ci libererà da questo malato di mente che paga i suoi schiavi per usarli come oggetti, siano essi politici e meretrici. Ma la gente che ad Arcore voleva urlargli un sacrosanto odio è il preludio alle dimissioni dal palazzo. E forse anche dal respirare...

Servizi segreti assassini

Quella nel titolo non è una novità. D'Alema, poco tempo fa, ha auspicato di aprire gli archivi dei servizi ma, probabilmente, lo ha dichiarato per farsi bello. 
Sono sconcertato dalla sicurezza del pm  - poveretta, in molte agenzie neanche le riconoscono il sesso giusto, indicandola come maschio - del processo Cesaroni.
So che la foto di Simonetta morta è terribile, ma è una prova fondamentale e dimostra che la vita di ognuno di noi, la vita di una persona qualunque, non vale un centesimo di fronte agli intrighi dei potenti; né ha valore ottenere giustizia o, peggio, evitare che paghino degli innocenti, come l'ex fidanzato di Simonetta Cesaroni. Troppo facile accanirsi su un corpo, forse già privo di vita, per simulare un delitto passionale. Infatti, com'è possibile che dopo 29 coltellate il cadavere fosse privo di sangue? Lo hanno lavato. Certo, come no... Questa tesi mi ricorda le scarpe di Tenco, che furono fatte sparire perché sporche di sabbia (il cantautore fu infatti ucciso in spiaggia, dove s'era appartato pensieroso) e le gambe infilate sotto un mobile per non mostrarne i piedi scalzi.
Su questo delitto ci sono molte ombre ma anche ricostruzioni, librarie, televisive e sulla rete. Oltre a Wikipedia, esiste un sito ildelittodiviapoma.org , aperto sulla vicenda da Gabriella Carlizzi,  giornalista e supertestiomene del delitto, in quanto quel giorno accompagnò il marito a  una riunione di lavoro presso uno studio situato in una delle palazzine dello stabile di via Poma 2. La Carlizzi è deceduta l'anno scorso per cancro: aveva indagato sulla vicenda tanto da chiedere di essere nuovamente interrogata dalla pm Calò, ma invano. E quello sciacallo di Mentana, annusato lo scoop, non esitò a indicare l'ex fidanzato della vittima come indiziato principale nella nuova inchiesta, perché la vecchia, condotta dal procuratore Italo Ormanni e dall’ex Sostituto Settembrino Nebbioso era arrivata vicina al vero, a persone in alto e quindi era da fermare. Secondo la  Carlizzi si fermò con la perquisizione della Bnl a Roma. Nuova inchiesta dunque, prove emerse dopo decenni: mi viene in mente la riesumazione di qualche tempo fa del corpo di Tenco, per sentenziare, dopo 40 anni, che sì, si era suicidato. Il che è assolutamente falso, Tenco fu eliminato perché aveva scoperto cose che riguardavano i servizi segreti, la Dc e oscure operazioni in Argentina.
Il delitto di via Poma si porta dietro una scia di morti: una ventenne  trucidata post-mortem, il teste chiave dell'inchiesta Vanacore (custode della palazzina, annegato in pochi centimetri d'acqua), persino l'editore del libro-truffa sulla vicenda, scritto dal datore di lavoro di Simonetta, (Volponi, un nome un destino),  assassinato. E poi sono venuti il pascersi delle iene televisive senza la volontà di appurare un fico secco ma, maxime, l'impunità per gli uomini dei servizi segreti. (Be', uomini, non esageriamo, quelli tutt'al più sono pezzi di sterco che camminano...). E tutto, forse, per uno stramaledettissimo floppy disk.
Simonetta Cesaroni aveva scoperto qualcosa di grosso: all'epoca si parlò - penso soprattutto a quanto riferiva il quotidiano "il manifesto" - del ruolo dell'associazione degli ostelli, l'Aiag, presso cui la ragazza lavorava part-time e negli uffici della quale fu eliminata. Si trattava forse del tentativo del Sismi di reperire potenziali spie da infiltrare nei paesi arabi, attraverso il contatto di ospiti degli ostelli, provenienti proprio da quelle nazioni. Quel che è certo è che l'ufficio di via Poma era sotto copertura dei servizi segreti. Tanto è vero che l'azienda negli uffici della quale è stata spenta Simonetta non aveva indicato sul citofono "Aiag" ma "Edilmark", una società le cui partecipate fuorono seuqestrate dai Ros dei CC in quanto create per  riciclaggio immobiliare di denaro ottenuto con peculato.
Gabriella Pasquali Carlizzi aveva capito molte cose sull'inconsistenza dell'ipotesi accusatoria:  "L’ex fidanzato della vittima non ha mai negato di averla incontrata il giorno prima del delitto e viene naturale pensare che i due, seppure in crisi, si siano scambiati qualche effusione. Come è anche vero che le ragazze che all’epoca portavano il corpetto o reggiseno, non se lo cambiavano ogni giorno, a differenza delle mutandine, indumento più legato all’igiene intima".
Gabriella Carlizzi fece verbalizzare all'allora poliziotto Nicola Calipari "...di aver sentito una lite tra un uomo, la cui voce mi rimase impressa, e una donna. L’uomo chiedeva con insistenza un qualcosa che la donna non voleva dargli, sostenendo che rischiava di perdere il posto di lavoro, dunque un qualcosa che riguardava il suo lavoro. Ricordo che la lite cessò improvvisamente, ma non sentii alcun grido di aiuto, come di chi sta per essere uccisa da qualcuno armato. E ricordo anche i tre uomini che vidi entrare nello stabile poco dopo, vestiti di tutto punto, che cercavano il portiere per ritirare presso di lui qualcosa. Descrissi in particolare uno dei tre uomini, e Calipari mi disse di tenermi pronta per fare un identikit" Ma non fu mai più sentita, nemmeno quando riconobbe uno dei tre uomini, molto probabilmente appartenenti ai servizi segreti.
"Penso che Simonetta Cesaroni in via Poma stesse svolgendo al computer un lavoro di “Affari Riservati” e che la relativa documentazione dovesse interessare apparati deviati dei Servizi, per finalità altrettanto deviate. Nella ipotesi che la lite che io sentii corrispondesse veramente ad una lite tra Simonetta ed un signor X, penso che il delitto passionale sia stato simulato a seguito della morte accidentale della ragazza. Ricordo una perizia del primo medico legale che affermava che la ragazza morì per un colpo alla testa ed emorragia interna" (Corsivi tratti da ildelittodiviapoma.org)
Simonetta lavorava su un computer che era ancora acceso quando fu trovata ormai priva di vita.  Ma dov'è finito?  Perché non fu controllato e addirittura rimase acceso fino alla notte dopo il delitto, come riferì il capo della Mobile, Cavaliere?
Non pretendo di fare il Lucarelli de' noantri, né che la pm Calò s'imbatta in Scacchiatore e rimanga folgorata dalla verità. Ma, mi chiedo, possibile che tutte queste coincidenze non scagionino un uomo che, dopo vent'anni, ha patito e rischia infine di essere condannato perché era il fidanzatino della vittima? Mi annienta leggere il dolore della moglie di Busco, vittima a sua volta. Busco è innocente e quel vanaglorioso di D'Alema potrebbe scagionarlo. Ma non lo farà, D'Alema è talmente crudele che può far uccidere migliaia di persone e rispondere, col suo ghigno da essere senz'anima, con una delle sue frasette del menga da quasi laureato: quindi, che gliene importa a D'Alema, il distruttore della patria, della vita di una persona? 

E' stato lo stato

Dormono. Per Sempre. Ma non avranno giustizia. I loro carnefici resteranno impuniti. Delfo, Zorzi, il cane assassino che pose la valigia nella banca. Aspetto che muoia. Non è giustizia, non vi si può sperare. De Corato gli aveva pure inaugurato il negozio, in Galleria. Oxus.
Mi siedo, sul greto del fiume: aspetto che passi il cadavere di Zorzi.