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allertaLOM

 Il nubifragio di stasera su Milano si è appena calmato e non c'è don Camillo a lanciare parole di speranza dalla sua chiesa allagata. Ma dopo l'alluvione in Emilia Romagna rimane un senso di inquietudine. Specie dopo aver sentito il ministro della Protezione civile dire che non dobbiamo chiederci se un disastro simile arriverà da noi, ma quando. Se però non è rassicurante lui, chi dovrebbe esserlo? Certo il clima cambia e non abbiamo bisogno dei mostri alla ficicchia, pagati dalle aziende americane "green", per capirlo.
Riandando a Peppone e don Camillo, certo le alluvioni sono un fatto storico, ma quello che è senza precedenti è la loro capacità devastante. E, come osservano alcuni, il problema viene dal consumo del suolo, dalla cementificazione e dalla mancanza di manutenzione di argini e rive dei fiumi. Che sono tanti, ma Ligabue, il pittore, aveva fatto proprio quello di mestiere, sul Po. 
Bisognerebbe destinare risorse, stornarle da altro, come l'industria bellica. Si mandano armi per il massacro in Ucraina e non si spende per quelli, presente e futuribili, da noi.
I soldi non si trovano facilmente, ma se non si prendono dal contrasto all'evasione fiscale, a esempio, sarà impossibile reperire fondi. Per non morire. E sì che tra Seveso e Lambro ne abbiamo già viste, ma ci si scanna sulle vasche di laminazione, quella del Parco Nord è quasi pronta ma le altre di Bresso, Senago, Lentate e Varedo sono indietro. Pensare che quella di Milano doveva essere operativa lo scorso autunno, ma tant'è.
Così a un cittadino non resta che stare in allerta. E magari scaricare l'app allertaLOM, che "permette di ricevere le allerte di Protezione Civile emesse dal Centro Funzionale Monitoraggio Rischi naturali di Regione Lombardia, in previsione di eventi naturali con possibili danni sul territorio. Le allerte riguardano i rischi naturali prevedibili (idrogeologico, idraulico, temporali forti, vento forte, neve, valanghe e incendi boschivi) e presentano livelli crescenti di criticità (codice verde, giallo, arancione, rosso) a seconda della gravità ed estensione dei fenomeni."
Una volta scaricata l'app vengono chiesti i consensi per la riservatezza.
La schermata qui sotto è presa dalla versione desktop, ma quella mobile è quasi identica.
Certo tutto questo non sarà consolante ma insomma, almeno si può essere preparati. Al peggio.

fratelli alberi

La famiglia di mio padre aveva un bel frutteto e questo gli permetteva di non patire la fame. Purtroppo, i bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero quel piccolo Eden. Rammento che il mio genitore parlava di quegli alberi come dei fratelli,  ricordandoli uno per uno, quasi piangendoli per la loro morte.
La foto che segue non avrebbe bisogno di commenti.
Per chiarezza, una spiegazione critica potrebbe servire.
La newsletter odierna del Comune di Milano esalta gli alberi monumentali della città. Oh, sì, che bello, meno male. 
Peccato che pochi giorni fa, la testata Milano Today se ne sia uscita con un'inchiesta atroce: la morte di decine di migliaia di alberi, piantati col progetto "ForestaMi". Tutta colpa della siccità! Davvero? Ma... Non si era derogato, nell'ordinanza "salva-acqua", proprio per gli alberi giovani? Quelli innaffiati da cittadini sensibili, e che il Comune diceva di proteggere con le autobotti? Perché le piante hanno l'eutanasia?
Il progetto in questione è stato avviato nel 2019. La verità è che il verde milanese non ha quasi alcuna manutenzione. Perché non fa guadagnare. Perché non è mica D&G!
Così, farsi belli con alberi che han resistito a guerre, cemento armato, climi torridi e giunte scriteriate, che senso ha? Gli alberi monumentali sopravvivono dall'alto della loro statura e longevità, mentre i politici passano. 
Ancora una volta, non si tratta di criticare tanto per. Gli alberi per Milano rappresentano davvero un oro verde, con i problemi di inquinamento che abbiamo.
Di nuovo, vien da dire solo una frase ai nostri baldi amministratori civici: vergognatevi.

Santa Bolla

 Che figata, ieri è stata firmata la speculazione cementizia a Santa Giulia, col pretesto delle Olimpiadi. Finalmente si faranno le bonifiche! Ma, un momento, Santa Giulia? Quel quartiere zombie, mai finito, progettato da una archistar brit, costato miliardi di euro e che viene riesumato grazie alle Olimpiadi del Veneto? Con fine lavori nel, udite udite, 2036?!
Le case finora costruite a Santa Giulia sono dei cessi,  che non hanno alcuna attenzione al verde, come invece il vicino quartiere di Metanopoli. Di mezzo secolo fa(!).
Sacra Giulia è propaganda: la promenade, con vasche sempre sporche che già vogliono togliere, la metrotranvia che non si farà mai, un parco che è praticamente un muro, una stazione, di Rogoredo, rimasta agli anni '80, che guarda al Corvetto, un parcheggino smilzo nonostante 8 milioni di passeggeri annui, il palazzone di Sky... E il bosco della droga. Le nutrie. 
Porca Giulia è un tipico prodotto della Milano capitale dell'odio. Il nuovo rendering sembra un tributo al simbolo dell'euro, rovesciato.
Propaganda, immagine, fuffa. Le periferie di Milano intanto restano delle piccole Ucraine. La recente rissa di via Bolla, dove Rom rumeni e bulgari si sono fronteggiati per il predominio di quel piccolo isolato infernale, è solo un esempio della deriva a cui vengono portati quartieri dove si sopravvive, dove le metastasi proliferano senza soluzioni, dove è facile morire. Bovisasca, San Siro con Selinunte e Fleming, Baggio e le Cave, Barona. Stadera, Gratosoglio, Corvetto, Ponte Lambro, Lambrate, "Nolo" sono tanti luoghi, non fortuitamente con caseggiati popolari, dove la vita non vale un menga. Lontane da mostri del Design e della Moda, dal centro che piace tanto ai piddini snob, le zone in cui vivono i milanesi sono delle polveriere. Dove pure le case e la vita costano troppo, ma tant'è.
Viva il cemento. E le mafie che lo muovono. E gli enti del decentramento (Comune e Regione) che, come in via Bolla, si rimpallano le responsabilità, senza risolvere minimamente i problemi delle periferie. Ricordiamoci che le accuse per le mancate bonifiche a porca Giulia hanno visto sì il proscioglimento degli imputati. Ma per prescrizione.

Milano crudele

Le feste hanno portato a galla la crudeltà di cui Milano si nutre, e sempre più, nonostante, o forse non a caso, una giunta di sinistra. Sì, sinistra appunto, nel senso di infausta, bieca, minacciosa. Che governicchia Milano da ormai un decennio.
La violenza in Duomo contro le donne a Capodanno può aver sorpreso un po' tutti, i carabinieri in primis, presenti e pure in assetto antisommossa, ma chissà, timorosi di fronte a decine di disperati. Egiziani. Ma non c'è nulla di sorprendente. Le periferie non si riprendono il centro, solo gli restituiscono la crudeltà, di cui si alimentano. Fatta di esclusione, sogni infranti, mica tutti possono fare i puttani come il cantante Mahmoud per poi farsi diventare famosi con una canzoncina deficiente.
I ragazzi violenti in Duomo non possono essere perdonati. Ma andrebbe compreso perché vivono in stanzette precarie, dove non c'è nulla se non montagne di vestiti, firmati, quelli che avevano addosso quei miserabili. Anche se noialtri siamo cresciuti poveri a San Siro, ma non per questo facevamo violenza alle ragazze. Vivevamo gli ultimi scampoli di etica, del compagno, del cattolico o di quello della strada ma che, in qualche modo, rispettava le donne.
Certo, le mafiette egiziane, fatte di caporalato, lavori duri, tra impresucce dedite a pulizie e edilizia, non possono far sognare e così i ragazzi imparano a odiare, quando i sogni sfigurano in incubi, vissuti ogni giorno nelle periferie più crudeli, di San Siro, Corvetto, "Nolo"... D'altronde, sarà un pregiudizio ma i primi a non fidarsi degli egiziani, sono proprio gli egiziani stessi. Divisi per credo religioso, sunniti e sciti, e la minoranza cristiana, non a caso esule in massa qui in città.
Dieci anni di sinistra a Milano e cosa abbiamo? 
Dietro alla discussione dello stadio si sta perpetrando uno stupro a un quartiere, fatto di cemento e mafie, grosse queste qua, perché dopo le scuderie di Axum-Capecelatro si sta demolendo l'Ippodromo del Trotto. Ma come? A tradimento, come gli egiziani in Duomo a CapoDanno. Senza avviso. Senza un fottuto cartello fuori, come vorrebbe la legge, ma in fondo l'ATS è emanazione del Comune. Senza che uno stramaledetto giornalista o la farneticante newsletter del Comune avvisino del fatto, e del perché, del come, del quando. Così come i lavori in piazzale Cimitero Monumentale, ripresi a tradimento, senza avviso, perché la logica degli appalti ci ha portato operai della Repubblica Ceca, economici sì, che però hanno sbagliato i lavori. Ma va bene così, vai di porfido, o di pietrisco come in piazzale Lavater, che durerà poco, basti vedere via De Castillia, a Milano, che sembra riecheggiare Sarajevo sotto i bombardamenti.
Intanto non deve fare notizia che si muoia per strada. Diverse persone senza dimora sono morte, durante questo freddo, durante l'ignavia del Comune (e dei giornalisti locali omertosi, TUTTI),  che ha previsto meno di 400 posti letto nei dormitori in quest'inferno. D'inverno. Per risparmiare. E amen se si cacciano via quelli che dormono in posti visibili, qua dobbiamo fare le Olimpiadi. Invernali. A Cortina D'Ampezzo. Ma che pena si dovrebbe prevedere per chi, per qualche soldo di merda, mette a repentaglio la vita dei più poveri?
Il massimo della pena per stupro, senza aggravanti, è dieci anni. Mentre i macellai dell'umanità, i politici, non verranno condannati, mai, pavidamente, proprio come sono loro: cagasotto che non ci diranno mai, mai, di aver dato il culo alle mafie.

Piano Freddo!

 Finalmente è ufficioso, il piano freddo per i senza dimora di Milano è iniziato!
Di critiche ce ne sarebbero già da fare, ma per una volta aspettiamo di vedere cosa accadrà. Anche perché almeno la giunta meneghina non parte con entusiasmo: l'astensione è stata una disfatta politica e ben lo sa chi oggi governa, o dovrebbe. Un po' come l'Inter, che vince lo scudetto e per ragioni di miseria silura l'allenatore, poi il miglior giocatore, persino innamorato della squadra, altro che i Donnarumma!
Vediamo se il nuovo assessore ci farà dimenticare i Maiorini e i Rabaiotti.  
Intanto, a Garibaldi settimane fa è già morto il primo senza dimora di questo inverno. Che arriva, ormai, lento, ma quando picchia può uccidere.
Speriamo di non vedere solo asfaltare e cambiare binari, o abbattere edifici storici come l'Ippodromo - del Trotto. A proposito, se ne voleva parlare qui, ma è sconcertante averlo visto abbattere nel giro di pochi giorni, quasi come un ladro farebbe. Insomma chi a Scacchiatore ha nostalgia di San Siro, fa fatica a scrivere. A lamentarsi.
Anche se, udite udite, nessuno, ma proprio nessuno, ne sta parlando. Ma cacchio, che razza di Milano stiamo vedendo affrontare la fine di un biennio così brutto?

il dolore di San Siro

 Da un paio di mesi le scuderie del Trotto, a San Siro, non esistono più. Abbattute in un lampo, l'area su cui sorgevano ora appare un cimitero. Probabilmente ci vorrà un po' perché vengano autorizzate le opere da costruire. Un mall, un hotel, case... E una vaga promessa di un parco sono le voci che corrono sul futuro di un pezzo di storia di San Siro. Ma certo, le puttane senza cuore del Comune di Milano autorizzeranno di tutto, d'altronde lo spazio vicino allo stadio è stato reso edificabile quando c'era ancora sindaco Pisapia, nel 2014. Gente di sinistra.... Sì, come no.
Durante l'emergenza chi deve approfittare non si ferma e la società americana, Hines, s'era già comprata la Torre Velasca, l'ex plazzo delle Poste a Cordusio, più altri "pezzi" della città e andrà avanti. Il boss della Hines Italia ha affermato che la società sarà la locomotiva del futuro (immobiliare) di Milano. Senza aggiungere però che i binari correranno a tutto vantaggio di un solo gruppo sociale: quello dei ricchi. Chissà poi chi movimenterà terra e cemento: la 'ndrangheta?
Le rogge, di cui San Siro è piena, daranno non pochi problemi, come già accaduto ai box interrati tra le vie Capecelatro e Pessano, contigui all'area delle scuderie. Ma la nemesi sarà un'altra: i rischi di investimento non sono pochi, a Milano non si è mai costruito come negli ultimi anni e la città è come se fosse stata stuprata, mentre i Maran millantano che gli oneri di urbanizzazione permettono di migliorare case popolari e servizi sociali. Davvero?
Distruggete il passato, uccidete la storia. Pensate solo ai soldi, create isole per ricchi. E un giorno, a furia di massacrare le persone con un costo e una qualità della vita insostenibili, i vostri miracoli si riveleranno essere solo degli incubi.

la guerra di Piazza d'Armi

Questi bellissimi, colorati manifesti sono stati solertemente rimossi qualche ora fa. Sono solo una piccola parte di quelli che domenica sono stati affissi dai cittadini su via Forze Armate (ce n'era uno stupendo sui gatti, che lì hanno fatto una loro Comune di Baggio). 
Piazza D'Armi era un campo usato dall'Esercito per le esercitazioni, io che ero di San Siro ricordo i carri armati e gli spari (non dei carri e a salve)  passandoci vicino. Ora il demone del cemento sta per possedere quella distesa, dove si sono creati boschetti, una colonia di gatti, api e giardiniere solerti: ma quanto valgono 800 ettari di terreno? Perché i politici non amano il bene della collettività? Cosa gliene viene in tasca?
Nel frattempo, si sono stanziati lì nei pressi alcuni Rom, il solito gruppo di Drăgănești-Olt (specializzato in occupazioni abusive delle case popolari e anche peggio) che crea il caso per cui i media prima e i politici dopo gridano allo scandalo. Col pretesto di cacciarli vogliono radere al suolo le palazzine di via Della Rovere, tanto per affilare i denti (da vampiri), edifici che essendo in buono stato costerebbe poco ristrutturare e concedere alle associazioni che offrono progetti alternativi e di amore per il verde. Dal parco delle Cave, la Piazza D'Armi sarebbe un continuum con Bosco in Città, Parco di Trenno e Montagnetta. Bello no? No, devono costruire, ancora, dopo i City Life e gli Expo. Lì a Baggio già sono ai carotaggi, c'è pessimismo ma il Comitato Cittadini per Piazza D'armi non demorde, Y SUERTE!

e la strage continua

È banale dire che si debba pensare a case che resistano ai terremoti. Non lo è più dal momento che i nostri politici ci lasciano crepare, come al solito e non gliene fotte un beato di noi.
Non è più banale dirlo quando, parlando con uno straniero, ti senti spesso dire, come italiano, che il tuo paese è meraviglioso: la gente, il cibo, l'ambiente, l'arte e la storia... Allora però devi ammettere che il paese muore, cade a pezzi e sembra che gliene importi solo ai giornalisti, sì, ai giornalisti, perché li vedi, li leggi, li senti quando sono lì, diventano i nostri occhi e i loro sono agghiacciati. Che incrociano quelli dei soccorritori, le cui voci sono profonde. Sotto terra. Un po' come i nostri uomini di mare quando raccolgono i vivi e si offuscano pensando agli altri, i morti.
Non ci danno i pannelli solari? Ci diano tutto il possibile per non morire a casa nostra. Ci vuole poco, che aspettano? Ristrutturare darebbe un sacco di posti di lavoro. Ma no, le mafie guadagnano dai grandi appalti, che crolli tutto, che poi ci sono quei rompiscatole della Soprintendenza, no no meglio i lavori stradali. È banale, è banale dirlo. Non lo è più, se la strage continua.

Condannata Expo per mancata trasparenza

Vorrei spendere alcune parole per i generosi resistenti del comitato "No Canal".

         
Dalla loro pagina facebook gli aderenti chiedono di diffondere una notizia che, guarda un po', non è passata sui media: Expo è stata condannata per mancanza di trasparenza. Esprimo quindi la mia piccola ma sincera solidarietà a chi si è fatto 28 presidi, 7 cortei, decine di azioni e ora non ottiene questo infimo, dovuto, miserabile atto di giustizia: mostrare queste maledette vie d'acqua dove cavolo passano, che scempi vogliono fare, le mappe insomma. Lo chiedeva un consigliere comunale, quindi regolarmente eletto dai cittadini. Ma niente.
A seguito della sentenza, Marco Cappato ha dichiarato: "ll 'Vie d'acqua' sono un'opera tanto inutile quanto devastante, uno spreco di danaro che abbiamo denunciato prima ancora che la magistratura se ne interessasse. Dopo tutto quello che è successo, il minimo sarebbe stato da parte di Expo 2015 di rispettare la legge nel fornire puntuale accesso agli atti ai consiglieri comunali, ma anche ai comitati e ai cittadini. Invece, non è bastato nemmeno un ricorso davanti al Tar per ottenere i documenti richiesti".
Queste le notizie rintracciabili dai radicali, non dal corrierino, dal repubblichino o dal tgR. 
Un grazie di cuore a chi combatte per tutti noi.

#difendiparcotrenno

piazza cemento armato

E' stata inaugurata la più grande piazza di Milano. Giustamente, è anche la più grande distesa di cemento della città. Anche se la mia "rilettura" dell'immagine del cesso di piazza Gino Valle (già fautore dell'abominio della Bicocca) esagera nel grigio, il verde è davvero inesistente. E' evidente e mi sento persino stupido ad affermarlo. Questa piazza ha il sapore della sconfitta, di un'intera città, della giunta che la governa, sepolto ormai il vecchio socialismo meneghino nella toponomastica, i ghisa in una sorta di corpo "forestale", i tram nei colori ingannevolmente sgargianti della pubblicità. Una Milano che ha venduto il cuore al miglior offerente e ora scopre che non ce la fa più a ricevere tutti i profughi in arrivo dal Sud del paese - e del mondo. E' inevitabile, se ti voti al demone del denaro, quando hai bisogno di solidarietà scopri che hai le casse vuote.
Sarebbe stato coraggioso fare una parco, una piazza d'alberi al Portello, lasciando solo come nuova costruzione il centro commerciale. Sarebbe stata una bella sfida se Milano non avesse ceduto agli interessi mafiosi nel costruire fino a livelli vomitevoli, se, forte di una cittadinanza che la sosteneva, l'Amministrazione avesse sfidato i boss del cemento. Sarebbe stata una giunta di sinistra, Milano avanguardia della lotta alle mafie. Ma sognare non ha più senso qui.
Ha vinto la mafia e dopo l'Expo ci ritroveremo un sindaco inesistente, alla Albertina. Milano è un gigantesco girone infernale, un torace da percorrere senza amarlo, senza desiderio, un ciclopico portafogli per pochi. Un generatore di incubi e polmoniti, uno dei peggiori posti al mondo dove vivere.

Piazze e voti

E' passato quasi un anno da questo scatto, ma piazza Leonardo è ancora più o meno così. Balletti di voci su parcheggi, riqualificazioni, si sono susseguiti con la sola novità, significativa, delle auto sfrattate dal piazzale davanti a Ingegneria. Sì, la vista ne guadagna, le casse languono e così, a parte i faraonici lavori per Expù (aumentano le defezioni dopo lo scandalo tangenti), Milano cambia con opere striminzite, come le ciclabili dipinte. 
Persino queste ultime votazioni vedono scarsi i cartelloni elettorali di metallo, già a dire dalle istituzioni quanto si possa credere a un'Europa sulla carta, una consultazione declinata a sondaggione pre-politiche, in un disgusto generale, incalzante a ogni campagna elettorale. 
Piazza Leonardo non ha nulla di aranciato, la democrazia... e chi ce l'ha....

No Canal!

La politica è spesso un colossale apparato di tortura, come quando stupra l'ambiente e la popolazione che lo vive. Criminalizzare chi, ad esempio, è contro il Tav, è ingiuriare chi vede la dissennata, collusa volontà di distruggere, in nome di una gigantesca menzogna, ma soprattutto del denaro, degli amici degli amici. Trenno era uno dei tanti paesi che circondavano Milano. Nella mia infanzia proletaria era la villeggiatura, sia il parco che l'abitato. In verità mi pareva strano lo si dicesse "parco", il verde non mancava intorno. Ora invece sembra che tutto quel bellissimo verde possa finire in un unico fiume di cemento fino a Pero.
Con l'Expo ci si è ingegnati a far percorrere il parco da delle fantomatiche vie d'acqua. Stupefacente, perché le rogge del parco sono state messe in secca o ricoperte da decenni e anche questo ammorbato progetto non prevede navigabilità, piuttosto, ruspe e cemento. Ma, per la prima volta, Expo e il commissario Sala vengono bloccati e messi in discussione. Il merito è di un valoroso comitato di cittadini, No Canal, che in due mesi ha organizzato iniziative, mani, presidi all'alba e raccolto firme, a migliaia come i "like" su fb e ha ottenuto un temporaneo stop ai lavori, che termina proprio oggi.
La cosa più singolare è che il progetto (rifatto più volte) tangentando zone da bonificare, exporterebbe veleni in un'area molto vasta, da Baggio al Gallaratese. Vorrei che il comune non riducesse l'arancione alle reti di recinzione cantieristiche. Altrimenti,  ancora una volta, ribellarsi è giusto.

Le sventure di San Siro

10/9: Piazza Esquilino invasa dalla fogna "destata" dal cantiere M5
Oltre al Garibaldi, violentato anche da altro cemento, la linea 5 ha reso San Siro un quartiere degradato. E' il prezzo da pagare per un servizio che impreziosirà(?) l'area. Eppure i cantieri sono malvisti. Critiche vengono mosse da diversi abitanti su come sono stati impiantati e la foto a fianco potrebbe confermarlo. Un episodio (quasi come la sparatoria di una settimana fa) che non ha fatto notizia perché forse San Siro ultimamente non ama molto il sindaco.
Non bastava un evento calcistico o d'altro genere ogni 3 giorni (un terzo di smog in più), il traffico, anche pubblico, impazzito, i parcheggi inesistenti (per la gioia dei residenti), la militarizzazione, gli atti di microcriminalità e violenza durante le partite - e per quanto ufficializzata da poco, la partenza dell'Inter che snellirà il Meazza e la zona dai suoi match è ancora tutta da "costruire".
Intanto il quartiere vive una situazione alla Quarto Oggiaro di una volta, spaccato com'è dai cantieri. Capita che i mezzi di soccorso fatichino a raggiungere il luogo di un'emergenza, e mica solo durante le partite. Poi, soprattutto i topi d'auto hanno imparato che a San Siro si frega bene anche senza calcio.
Il Palazzetto dello Sport, o meglio l'area su cui sorgeva, resta una bomba ecologica, abbandonata a sé; il 7/11 verrano sfrattati i cavalli delle piste ippiche contigue al parco di Trenno, un gran bel pezzo di verde a rischio, come del resto le altre appetitose aree della Snai che, con in giro grandi delinquenti come un D'Alfonso, non si può mai sapere che fine faranno, all'uscio i Berlusca&Moratti (Ligresti ha già pasteggiato in zona, grazie); questo, nonostante la vocazione che si vorrebbe ecologista della giunta Arancione scolorito.
La preoccupazione più grande resta il termine dei lavori della linea fantasmilla: se il Lotto 1 non ha ancora visto l'inaugurazione (dopo ferragosto la sorpresa dell'ennesimo rinvio), il 2, Garibaldi-San Siro, verrà terminato nel 2017?

Il Vulcano cattivo

Il centro commerciale Vulcano, a Sesto San Giovanni, è sorto sulle ceneri del più grande stabilimento sestese delle acciaierie Falck. Ormai parlare di questa cittadina richiama alla mente una grandissima corruzione, il "Sistema Sesto", un bel domino che, solo per la politica, tocca molti nomi eccellenti, dall'ex sindaco Penati all'attuale, Oldrini, fino a Boni della Lega e La Russa (ma non il cocainomane, il fratello altrettanto squadrista). Già la bonifica del Vulcano fu drammatica, con interventi dei Nas, denunce di Verdi e Legambiente, minacce, fino ai fondi neri ottenuti gonfiando i costi, fatti questi che portarono in carcere il defunto re delle bonifiche, Giuseppe Grossi. 
Inaugurato dalla famiglia Caltagirone al completo, tanto da ribattezzare il colosso di cemento "CaltaCity", il centro commerciale sarebbe nato già inutile, avendo altri concorrenti nelle vicinanze; inoltre è collocato in un crocevia di traffico pesantissimo, con la prossimità dei vialoni di Sesto e le uscite omonime di tangenziale nord e A4, quest'ultima a ridosso della sterminata SS36. 
Ma il Vulcano, col suo megahotel annesso, con la sua pianta meravigliosamente a fortino, con tutto l'odore di soldi (puliti?) che emana, ha qualcosa di diverso da tutti gli altri centri commerciali. Quando si entra in uno di quei posti infernali, si può osservare un certo grado di vigilanza, vuoi per il personale, vuoi per gli apparecchi di sicurezza (telecamere, rilevatori...). Al Vulcano la percezione però non è così morbida: accedendovi si riceve la comunicazione che lì il controllo è di acciaio; neanche è chiaro quanti e quali siano i corpi di vigilanza, dato che accanto alle guardie giurate sono presenti dei tizi in tenuta pseudo-elegante che hanno tutta l'aria di picciotti dallo sguardo sanguinario. Non importa se sei vestito male o no, questi figuri ti fanno capire che lì niente passa inosservato. Avrei voluto fotografarli per questo articoletto ma per ovvie ragioni ho dovuto rinunciare.
Che dei palazzinari di Palermo abbiano tanti affari nel paese non significa certo mafia. Ma per me, il fortino del Vulcano, coi suoi bravi sguinzagliati ovunque, con le sue gru a pezzi (con quello che son costate) dimenticate nelle erbacce intorno, con le sue strapaesane animazioni estive in terrazza, dà un'altra sensazione...