4.1.16

87 ore

Franco era il maestro più alto del mondo. I disegni dei suoi scolari mostravano un affetto profondo. Ma Francesco Mastrogiovanni era anarchico e manco fossimo ai tempi di Lombroso, era sotto la lente della psichiatria. Guarda un po'.
Per questo è stato crocifisso in un letto. Crocifisso, sì, perché tra contenzione, farmaci e nutrizione mancata, è morto soffocato, proprio come in croce.
Sequestrato con un TSO illegale, del sindaco "pescatore", che evidentemente poteva temere più un maestro anarchico che la camorra, ma è la seconda a uccidere. E a volte anche un sindaco.
Franco si butta in mare. Canta "Addio Lugano Bella". Urla che se lo portano a Vallo non ne esce vivo. Poi, la sua agonia, lunga 87 ore, riprese da telecamere silenziose. Il suo corpo che non è un astrazione filosofica, legato fino a sanguinare. Franco muore come un pesce fuor d'acqua, come racconta il medico legale alla fine del film di Costanza Quatriglio.
Mastrogiovanni non era pericoloso per sé e per gli altri, come vorrebbe l'art. 54 c.p. Ma forse, un anarchico lo è. A prescindere.
Ancora una volta, un morto di Stato. Una pasionaria, sua nipote Grazie Serra, a combattere per giustizia. Un'altra Antigone, come Ilaria Cucchi, Lucia Uva, Domenica Ferrulli, Patrizia Moretti, Ornella Gemini...
Nessun perdono. Mai.
             

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