23.9.11

Il sangue del Leoncavallo

Iaio, ucciso in via Mancinelli  
©Archivio De Bellis
Uno degli errori di Berlinguer era quello di invocare la questione morale per tutti, tranne che per il suo partito. Il tabu permane nel Pd, ma anche altri ambienti di "sinistra" ne sono partecipi. E se li si critica, proprio da sinistra, si viene additati come destrorsi, se non fascisti.
In questi giorni il comune di Milano si sta occupando della regolarizzazione del Leoncavallo. Un bel marchio per fare soldi, ma, se i centri sociali spesso prendevano il nome  dalla via dove si trovavano, allora quello spazio andrebbe chiamato "Watteau", sin dalla sua nascita, nel 1994, l'anno in cui il centro sociale venne svenduto da chi lo aveva egemonizzato, vale a dire Daniele Farina e i suoi accoliti, in cambio di una sede più grande, in via Salomone, precedente a quella attuale di Greco.
In un post su Usenet, c'è una descrizione fuori dal coro di come andarono le cose al vecchio Leo. "This must be the place" voleva Farina come capo e così, un figlio della borghesia infarcito di stalinismo, si fece bello del sangue altrui: quello di Fausto e Iaio, uccisi in via Mancinelli probabilmente per conto dei servizi segreti, con moventi politici senza ancora una completa chiarezza.
Di sangue ne è scorso parecchio, in via Leoncavallo, dalla rissa del luglio 1988 con cui fu cacciata la vecchia guardia, a quello di Andrea, accoltellato da dei nazi-skin davanti al centro sociale. E poi c'è tanto altro sangue, di chi non era d'accordo e di chi invece non era "autorizzato" a spacciare lì. 
Di sangue ne viene ancora versato: un altro esempio di come vadano le cose, ancora oggi, al "Watteau" è in un post su Indymedia che invita al boicottaggio di quello spazio. Che quello non sia più un centro sociale è un fatto chiaro e condiviso da anni; costoro sono stati addirittura estromessi, sin dagli albori, dal torneo di calcio dei centri sociali, che si tiene annualmente al Paolo Pini. Un esempio banale, certo, ma in via Watteau accade un po' come alle feste del Pd: per farle funzionare, molta gente bisogna pagarla.
Tra tutto quello che verrebbe da dire sulla vicenda "Leoncavallo", trovo esecrabile che la giunta si occupi di una situazione che mira al vantaggio di poche persone (qualcuna addirittura da Sert, a sentire i racconti che girano non soltanto su Indymedia): ma Daniele Farina è il coordinatore provinciale di Sel, il partito del sindaco. Se non bastava il Pd dei Penati, dei Pierfranceschi e dei sì-Tav, ora è ancora più chiaro che, anche a sinistra, vale tantissimo l'espressione "amici degli amici".

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