13.1.12

Il paese dell'impunità

Questi numeri tragici indicano il punto dove ieri il Suv ha cominciato a trascinare il vigile urbano Nicolò Savarino. L'atmosfera davanti alla stazione della Bovisa stanotte era surreale. Le macchine dei vigili, tristi e incazzati, con le torce a terra come ceri di una veglia funebre, presidiavano tutte le strade dove si era consumato l'assassinio del collega che non ha esitato a fare quello che ha sentito di dover fare. In bici, al gelo, davanti a un Suv, inutilmente grande, come tutti i Suv. Non ci sarebbe bisogno di dire che il vigile Nicolò era in gamba; anche senza saperne la storia, ha dimostrato con la sua dedizione la sua schiena dritta. Ha difeso il torto subito da un cittadino nomade, senza avere paura. Come il suo collega, in bici disperatamente alla rincorsa della macchina infernale. La cronaca restituisce un ritratto esemplare di Savarino: uomo generoso, faceva volontariato per i disabili; sindacalista dell'Usb, lottava perché i vigili in bici fossero supportati da pattuglie in auto. Richiesta vana...
Mi chiedo se i colpevoli verranno presi. Soprattutto in casi come questo lo si deve fare. Pisapia e tutti quanti si esprimono in tal senso. Ce lo auguriamo in molti*, ma io spero che non finisca come a Roma, dove ormai si stanno perdendo tutte le speranze di arrestare gli uccisori della piccola bambina cinese e di suo papà. 
Siamo sempre più il paese dell'impunità e questo influenza i comportamenti abituali: i vigili urbani sono sempre più impotenti e negli articoli sulla notizia, accanto alle dichiarazioni dei ghisa, che vogliono prendere il bastardo assassino di via Varé, si legge il loro lamentare che la strada è diventata impossibile, a partire proprio da loro, i tutori del traffico. Si stava chiarendo da tempo, con le centinaia di aggressioni che i vigili subiscono ogni anno. Occorre una virata culturale e per questo ci vorrebbero amministratori capaci di grandi innovazioni. Ma mi fermo e devo, di fronte allo sterminato dolore del padre, dei fratelli, della fidanzata, dei colleghi di Nicolò Savarino. E di noi tutti che possiamo ricordarci, ancora una volta, di restare umani...

* Avevo scritto "tutti" ma nei giorni successivi al tragico evento ho sentito molte persone irridere la scelta di Nicolò. Se anche lui non si aspettava una reazione così - di solito chi guida certi "babbasoni" ha molti denari e poca voglia di rovinarsi l'esistenza, è ingiusto disprezzare chi ha pagato con la vita e sul lavoro, non dimentichiamolo. Ho stima per i vigili urbani e non riuscirò mai a chiamarli "poliziotti locali": sono figure sociali che, come dei netturbini, si ritrovano sovente a smaltire il peggio della città. Rispetto.

Nessun commento:

Posta un commento