19.2.18

recessione e suicidi

Ogni tanto si sente dire che la recessione è passata, lo ha fatto anche giorni fa quell'indiavolato di Draghi. Sistemica o no che sia, la recessione comporta un aumento del numero dei suicidi. È sufficiente cercare i due termini del titolo su un motore di ricerca e compariranno migliaia di risultati.
La notizia non è nuova, come non lo sono appunto i vari proclami sull'uscita dalla crisi. Già, ma per chi? Da noi, il Sud è un cimitero per quanto riguarda il lavoro, che, con la formazione, sarebbe l'unico vero rimedio. Non esce dalla crisi chi non trova politiche sociali funzionanti, per cui il lavoro resta un miraggio, avere una casa una fortuna e così sembrano restare due alternative: la strada o la morte.
L'austerità uccide e se non si muore già dentro, prima o poi si rischia di sparire completamente. Invisibili in strada, oppure scomparsi del tutto.
A essere complottisti, si può persino pensare che a qualcuno faccia piacere che le persone "comuni" si tolgano di mezzo da sole, un'esternalità "positiva" della recessione per cui gli si fa persino il favore di autodistruggersi, passando per gioco d'azzardo (di Stato), droghe pesanti e il legalissimo e diffuso alcool. Prima di scomparire del tutto, come clochard o suicida.
Tanto, un rapper per fare gli spot si trova sempre, come i Montezemolo  bombati di grano ma non un politico serio, a partire dal taglio di vitalizi e stipendi immeritati. E se non esistono fondi, né politiche mirate al contrasto dei suicidi, sono solo alcune onlus coraggiose a lottare contro il disamore per la vita.

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