inutili buonismi

 Ultimamente, mi pongo il dubbio di essere diventato un forcaiolo. Chissà... Ma non sarò mai fascista. Da Giordano Rosetta, Maria Cantù, Angelo Finzi, Portella della Ginestra a Piazza Fontana, al poliziotto Antonio Marino, a Pa' e da ultimi i morti invano, da Carlo Giuliani a Giovanni Sala, io "so", penso, ricordo i nostri caduti
Non piango per gli spacciatori, per chi, impunemente, se ne va in giro con 1000 euro in tasca "per la serata". E magari poi ci lascia la vita, anche se fatico a vedere costoro come gigli, vittime di questo mondo.
Io sto dalla parte degli homeless. Dei disperati. Di chi non ha voce, chi non fa notizia. 
Di chi sta su auto di servizio a fare la fame per tenere insieme questo luridume che diventa sempre più il nostro paese, ambulanze, autopompe, volanti o Radiomobili che siano e Milano, le merdopoli, è il ramo di spine all'occhiello di questo sciagurato paese. Che non muore per sfortuna, ma per scelta, di tutti i decisori, che si tratti di macellai dell'umantà (politicanti), picciotti, fino ai beceri capetti degli ETS che invocano Dio e servono "mammona".
Mi sento quasi alla fine del mio percorso da operatore sociale. Non so che fine farò, ma questo blog è (stato) un modo per resistere. Uno sfogo, che piano piano si è zittito perché troppo c'era da dire. 
Dopo sedici anni di articoletti, e 25 tra sociale e profit, perché ogni tanto è bello non dover sottostare alle criminose lacune del mondo dell'assistenza, mi sento a pezzi, distrutto, vuoto, inutile. Tiremm Innanz, alla Amatore, dico dentro. E lo faccio, ma se potessi, chiuderei gli occhi e sai quando? Ieri, non domani.
Finalmente i miei nipoti, i Fantastici Quattro, diventano grandicelli. Non avranno bisogno di me, ormai sento di poter fare sempre meno, per me stesso, per tutti e tutto chi e quel che mi interessava.
Sopravvivo, e insomma, che vuoi che sia. C'è ben altro.
Un barista mi diceva, ore fa, che chi vive in strada alla fine lo sceglie. Vero. Ma in fondo, anche questo è nichilismo. In definitiva, ogni suicidio è rabbia, un omicidio, ma diretto verso se stessi.

Inseguimenti

C'è chi insegue un terzo mandato, come beppino sala. Ma così non lo inseguirà più nessuno, né partiti né elettori, e finalmente ce ne libereremo. 
Ci sta qualcuno che inseguendo un criminale ha perso un rene, a Lambrate, ma ancora lavora in Polizia. E a sentirlo parlare, sembra un Francesco d'Assisi partenopeo.
Ci sono poliziotti che inseguono il loro dovere, e pazienza se una notte di quasi Natale, del 2016, si vedono sparare addosso, rispondono e senza saperlo giustiziano un bastardo che a Berlino aveva ucciso 12 persone. Riposa in pace, Luca.
Ci sono millemila pendolari che ogni giorno inseguono un fottuto treno, sperando arrivi, non troppo in ritardo, non troppo pieno, non troppo criminale, non troppo sporco, o letale, come purtroppo successo a Codogno, Pioltello, Livorno...
Ci sono migliaia di lavoratori che Milano non se la possono permettere, e amen se bus, scuole, servizi sociali, culturali e di Polizia rimangono deserti.
Siamo un sacco di fumatori che inseguono un fottuto posticino dove inebriarsi, e ormai ci salutiamo come nativi americani chiusi in una riserva. A Milano, dove se no.
Ci stiamo in tanti a sognare una pensione che non avremo mai, che ci farà morire di fame e quasi inseguiamo la morte, perché è meglio che crepare di miseria dopo una vita di lavoro.
Ci stanno frotte di non morti che inseguono spacciatori e sostanze a Rogoredo, alle Groane o in qualche bosco padano e non importa se il loro boia sia nordafricano, venusiano o di chissà dove, gli venderà morte, comunque.
Ci sono i familiari di Giovanni Sala, giustiziato da delle merdose guardie private davanti agli studi di Sky di Milano, che inseguono da anni giustizia, mentre il loro figlio era stato foraggiato magari da qualche spacciatore, magari egiziano, magari del Corvetto, incurante di condannarlo quasi a morte. E per lui, per il buon Giovanni, non si è mosso un solo manifestante, presunto anarchico o altro che sia.
Ci sono torme di maranza che a Capodanno inseguono le donne in Duomo, per stuprarle, e poi te li trovi a Lambrate, o a San Siro, condannati a ghetti infami, mentre inseguono gente da derubare, ma nessuno di loro diventerà mai un Malcolm X. E prova a parlargliene, sì, come no.
Ci sono troppi inseguimenti, e quasi tutti sbagliati. Come in questa foto, dove un poliziotto corre dietro a un fuggitivo anche lui in moto, e non esita a puntare la pistola, in mezzo a auto, pedoni, la qualsiasi. Ah, ma lì è in Brasile, si dirà, lì è diverso. Paese che vai...
C'è una serenità da inseguire, ma non la raggiungeremo mai. Soprattutto se viviamo in una merdopoli che si chiama Milano.

chi non fa notizia

 Ci sono morti che non fanno notizia. Homeless, suicidi. In una grande(?) città come Milano, poi...
Un ragazzo. Senegalese, agitatissimo. È arrivato di notte, dai senza dimora che dormono in Largo Marinai d'Italia. Era sconvolto? Fatto? E di cosa? Non c'è droga più grande del dolore. E mica la scegli.
I poveri marinai di terra gli hanno dato delle coperte. Perché chi è senza casa ha l'anima nuda, materialmente non ha una minchia fottuta, ma se può, dà, a chi ha bisogno, a chi è disperato. Oh certo, mica tutti, ma insomma, uno può essere alcolizzato, criminale, quello che vuoi, eppure ha più solidarietà di un ministro, un assessore, un ente del Welfare.
Ma il ragazzo senegalese dice ai naviganti senza movimento "Una penna! Una penna! Una penna!", di continuo. Loro, non capiscono. Gli indicano una panchina libera, devono dormire, al mattino, se non si svegliano, lo fa la polizia. E quindi, anche lui, è meglio che riposi.
Nel buio silenzioso di quel cargo umano, tutti sono sopraffatti dalla stanchezza. Africani, asiatici, sudamericani. E più di tutti, lui, quello sconosciuto. Il giovane Wolof lascia le coperte, ripiegate sulla panchina, si toglie la giacca, la maglia e le appoggia sopra quei salvavita delle notti d'inverno, per chi ha per tetto il cielo. Poi se ne va. Ma fa poca strada. Abbraccia un albero, pieno di cuori con le iniziali intagliate sulla corteccia del grosso tronco. Ecco i brividi, l'adrenalina. E dopo, tutti gli altri sintomi.
Il mattino è ancora buio quando arrivano pompieri, polizia, ambulanza. Dicono che si sia impiccato, ma i vigili del fuoco vanno via subito, non c'è nessuno da tirare giù, non c'è più nessuno da salvare.
Lo hanno trovato assiderato, ancora abbracciato a quel benedetto albero. 
Chiedeva una penna, per scrivere un addio, ma gli homeless non ne usano. Di inchiostro, sì, ma anche di addii, se ne vanno, così, puf. E ormai, l'inchiostro sta scomparendo un po' da tutti. 
Chissà perché era stanco. Perché si è arreso. 
Noi eravamo passati un po' prima, a dare un saluto e del cibo a quei marinai attraccati al porto Formentano. Ma noi, boh, forse avremmo solo potuto dargli una penna, a quel giovane. Ieri notte, a fine servizio, mi sono reso conto di averne ben quattro, nelle tasche.
Addio ragazzo. Sei morto dopo 4000 chilometri, e chissà quante lacrime. Ora sei in pace.
 
Ps Ho scritto questo post tremando. Non scherzo, non lo farei. Non riuscivo a scrivere. E mi sento un idiota. Non perché un po' prima eravamo passati di lì, no. Perché sono anni che mi capita di dire che il suicidio per assideramento è forse il metodo più sconosciuto e meno usato. Eppure, eppure, eppure... Prima o poi riuscirò a piangere.

 

Pinelli e Luttazzi

Ce ne ho messo a trovare la voglia di scrivere, per via dell'essere ripugnante in questione. 
 
 Cosa c'entra Pinelli con Luttazzi? Be', entrambi hanno lottato per la libertà, uno credendo nell'anarchia, l'altro nella satira. Il risultato è lo stesso: entrambi sono stati uccisi, materialmente Giuseppe, "virtualmente" Daniele, che di fatto però è come se non esistesse più, detto con enorme rammarico.
I due però sono accomunati da un essere appunto disgustoso: quel figlio di mussolini, che di recente, sentendosi ormai un boss, ha pontificato sul duce e sul ducetto, come se non bastassero i libri vomitevoli che gli ha già dedicato.
Voglio ricordare che fu proprio vespa a sbandierare in collegamento televisivo che la bomba in piazza Fontana l'avesse messa Pinelli. E di recente, il figlio di *** si è espresso lodando sia il padre che l'editto bulgaro del ducetto. Un altrettanto tragico momento di demolizione della democrazia, che fece fuori tre voci di spicco colpevoli solo di aver detto che razza di merdone fosse berlusconi. Così, nonostante bravura - e ascolti notevoli, visto che Satyricon toccava i 7,5 milioni di spettatori, Biagi, Santoro e Luttazzi furono fucilati. Di fatto, a parte il secondo, che comunque oggi è abbastanza invisibile, gli altri scompariranno gradualmente, Biagi addirittura morendo qualche anno dopo. Però hanno avuto tanti soldi, dice il figlio di NN. Sarà, ma non certo Luttazzi, che dopo un parentesi sul canale La7 sopravvisse in teatro per poi vedersi tagliare anche quel mondo.
E poi cosa fa il vespa? Inneggia a mussolini, definendolo un grande, poi vittima di Hitler, come se leggi razziali e dichiarazione di guerra fossero stati estorti al duce. D'altronde, lui, vespa, guadagna quasi due milioni di euro a stagione. Uno spreco enorme di denaro pubblico che fa però comodo ai potenti di turno. Il leccapiedi infatti difende l'indifendibile, come quel fitto che in Europa è già stato bollato come un ladro. 
Com'è noto, vespa è bravo con la lingua. Quando morirà, potrebbero tagliarla, imbalsamarla ed esporla in qualche museo, magari con la didascalia "strumento di adulazione viscida e servizievole, usata per ben più di sessant'anni".
 Riposa in pace Licia

Meloni è l'AntiCristo

 Al compleanno del blog ho detto che Meloni non fa la cattiva, lo è davvero. Tempo fa si pensava che la sua faccia da stronza servisse a nascondere il nervosismo per una coalizione zoppicante. Davvero?
Meloni ha proposto l'abrogazione del reato di tortura, faticosamente raggiunto dopo decenni di lotte. Quindi, se costei avesse visto un povero Cristo in croce (noto strumento di tortura), lo avrebbe lasciato lì. Anzi, magari lo avrebbe pure trafitto. Con una lancia.
Sorvolando sulla sua omofobia, tipico vino della casa, il premier è anche contro eutanasia, cannabis, divorzio e aborto "facili"(?). Quindi, ancora, adora la tortura sui malati, terminali e non, su chiunque si voglia divertire ed essere libero. Gesù, come un buon medico, invece i malati li guariva. Però, certo, magari avrebbe avuto pietà della sofferenza (ciao Welby!). 
Se Meloni avesse beccato i tre della Sacra Famiglia in fuga dalla strage degli Innocenti, li avrebbe rispediti indietro, magari in un (costoso, in tutti i sensi) lager in Albania.
L'attuale presidente del consiglio non è certo per la pace: guerrafondaia, tanto da far impallidire Crosetti e Tajani, di sicuro avrà le coliche a sentir dire: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14,27).
Meloni non è nemmeno per salari minimi e cose così. «Il denaro deve servire e non governare!» (Evangelii gaudium 58). 
La legittima difesa? Sempre legittima! Mentre la Resurrezione stessa è uno smascherare la violenza, eh, ma la signora Meloni è anche pro castrazione, dé vedrai.
Poi, penso sia un po' blasfemo dire che "Il Signore degli Anelli" sia un testo sacro, infatti nella Bibbia non c'è.
Ma se tutto questo non bastasse, per notare che Mrs. Meloni sia anticristiana, o il male assoluto, si può guardare alle sue leggi razziali in Rai, che a parte pochi baluardi storici tipo Federica Sciarelli 😍, è inguardabile perfino col filtro di Blob. 
Questo governo ha già tagliato, e si appresta a farlo ancora, le pensioni: “Vado a prepararvi un posto” (Gv 14,2). E pure le detrazioni fiscali - ché tanto se uno è povero manco ce le ha o è "come se", visto l'importo esiguo. "Beati i poveri" si riferiva allo spirito...
Infine, ma chissà quanto ancora ci sarebbe da dire, l'asprezza del ddl Sicurezza, che infiamma queste giornate, mostra il vero volto del governo, e del suo bel pupazzetto premiato da Musk - e magari da Besos, visto che, come noto, molte big company finanziano l'ultradestra.

15 anni di blog

Una notte di quindici anni fa, ero contrariato per l'annuncio di una proposta della Lega Nord a sfavore di studenti stranieri. Per sfogarmi, decisi di aprire questo blog. Il post poi l'ho cancellato, anche perché la lega fece marcia indietro, ma da allora sono comparsi più di 400 articoletti. Certo, con l'andare del tempo la voglia di scrivere è venuta meno, così come i contributi e le idee di amici - e gli amici stessi, ma pazienza.
Nondimeno, il blog rimane come una finestrella da cui soffiare pensieri, anche se sempre più di rado, scacchiando l'apparenza dietro istituzioni, notizie, meccanismi perversi che hanno portato al malessere diffuso. Negli anni Scacchiatore contava gli episodi di malapolizia, i suicidi in carcere, le baggianate tutte meneghine e dei macellai dell'umanità, i politici, ma la stanchezza è salita nel vedere una sorta di utopia del miglioramento. Se sulle Forze dell'Ordine qualcosa si è mosso, il dramma delle carceri è sotto gli occhi di tutti, eppure non sembra esserci o intravedersi soluzione. Mentre il mondo sdogana la cannabis, la cui depenalizzazione svuoterebbe un bel po' di penitenziari, da noi si cincischia per nascondere che alla fine, l'attuale governo sembra più prono a mafie e capitali, dandoci in pasto scemenze come corna e quella faccia da Gremlin del premier che ogni tot fa la cattiva. Il problema non è che lo faccia, lo è davvero.
E insomma il blog è un po' come questa bicicletta, smembrata (ma quel modello non doveva essere custom e quindi non appetibile per ricambi?), abbandonata in un prato sporco e ripugnante, decorata da una piantaccia infestante che ormai se la divora. Non sarà una bella immagine, ma il sentire è questo. Anche se il blog è stato un bell'esercizio di scrittura (e infatti ora pubblico qualcosina su Amazon), di editing fotografico su Gimp, ora qualche pezzo si è perso, spiritualmente, fisicamente, in me e nelle persone su cui non posso più contare. Ma questo è esistere.

Un grazie sentito, comunque, a chi passa ancora a leggere: sapere di essere ascoltato, in qualche modo, da qualcuno, aiuta a sopravvivere.


Il mostro

Molti, troppi, si sono avvicendati a cercare di chiarire chi fosse in realtà il Mostro di Firenze. Un po' troppo eccitante pensare a un serial killer, figura che, per fortuna, da noi non è così presente come altrove. Ma certo è legittimo chiedersi chi abbia ucciso almeno 14 persone, o forse anche di più. Probabilmente, ne avrebbe ammazzate anche altre, se le potenziali vittime non fossero scappate o lui non fosse stato disturbato da auto di passaggio e altri eventi.
La scia di sangue che percorre il periodo di attività del mostro e successivamente, vede ancora più cadaveri: sospettati, testimoni, prostitute, guardoni...Non tutti riconducibili alla pista del killer, certo.
Quel che è sicuro è... L'incertezza, come sempre, maledettamente, sui misteri italiani. 
Il mostro è rimasto pressoché senza volto. E gli elementi in gioco sono troppi, arrivando a scomodare piste sarde e gli immancabili servizi segreti.
Un primo fatto abbastanza condiviso è che i cosiddetti compagni di Merende non potevano essere gli assassini. Se mai, anzi, sono serviti a confondere tutto, accusandosi, e insomma con l'essere inattendibili persino come testimoni. Perversi, esperti del luogo, sì, ma la personalità del killer è diversa. La psicologa Emanuela Gamba ha steso una precisa profilazione del mostro. Personalità multipla, con disturbo narcisistico, che si sente sempre più onnipotente ad ogni omicidio. Affetto da necromania e misoginia. Solitario.
Una delle ipotesi che fu messa sul tavolo era quella del "Rosso del Mugello". Una persona che fu indagata, ma poi prosciolta, e di cui non è mai stato rivelato il nome. E che col tempo sembra diventare sempre più consistente.
Il "Rosso" viene visto da diversi testimoni intorno alla penultima coppia uccisa. La persona possiede una villa, a poca distanza dalla cassetta postale di San Piero a Sieve, dove fu imbucata la busta per il magistrato Silvia Della Monica, contenente un lembo di seno della vittima francese, l'ultima coppia uccisa, e dove poi furono trovati dei proiettili calibro 22, come quelli usati dal killer. Questo "Rosso" in passato aveva anche subito denunce per reati di violenza sessuale.
Mai iscritto tra i sospettati. Pare, avesse persino lavorato in Procura. Il che appare un po' strano: un sex-offender che opera nella Giustizia? Questo però spiegherebbe la sua capacità di non farsi beccare, più che veri depistaggi. Inoltre, sarebbe stato in carcere quando il mostro non uccise ovvero i periodi tra' il 68-'74 e '74-'81.
C'è un nome. E anche una foto. Anzi, due. Stefano Paoli. Ritratto sul luogo dell'ultimo delitto. Vissuto a Scandicci, e sepolto miseramente a Firenze, sotto una lapide senza foto, neanche incisa, ma scritta a pennarello. Alto, rossiccio di capelli, stempiato. Ora ci vorrebbe un Lucarelli a dire "Ma no, non è vero niente". Solo riaprire le indagini, usare nuovi strumenti, come il DNA, potrebbe far sapere. Ma sarebbe da comprendere anche, e soprattutto, come mai siano rimasti impuniti quasi trent'anni di delitti.

Povera San Siro!

E anche povera Baggio e poveri QT8, Quinto Romano e Gallaratese.
Quest'estate è un vero tormento per tutti i concerti che si svolgono tra Stadio, Ippodromo e persino la fangosa Acquatica, col suo Festival Latrino Americano.
Il piano di zone verdi e rosse per contenere il traffico si è rivelato un boomerang. Ci sono residenti che sono stati bloccati e non sono potuti tornare a casa, anche se tra loro c'erano anziani, disabili e bimbi - senza nulla togliere a chi, ahinoi, lavora. E in generale, la viabilità è continuamente un disastro.
Il profitto a danno dei residenti: ancora una volta la città puttana senza cuore ha mostrato il suo volto più infame. Si possono pensare eventi da 70.000 persone in una zona così angusta? Siam mica all'Arena di Reggio Emilia o al parco di Monza. Boicottare la Coca Cola, quindi, diventa un buon gesto, almeno contro gli I-Days, che di Indipendente non hanno proprio un fico secco.
E così, ecco un concerto fatto di smog, parcheggi selvaggi, a danno anche del verde, rumorosità non solo della (presunta) musica ma soprattutto del traffico.
Questa foto, scattata da un residente, è emblematica. Via Novara è un ingorgo tremendo e, si noti, soprattutto in direzione autostrade. Sì, perché qui il concerto è finito e la tregua arriverà solo a notte fonda. Al centro della foto, sulla corsia in direzione Centro, il simbolo della zona 30 pare beffardo. Anche perché la ciclabile dipinta - e per lo più in disuso, già crea traffico quotidianamente.
Nemmeno consola pensare che non tutti i "musicisti" abbiano fatto il pienone, come accaduto con negramaro e club dogo. Ma alle proteste dei residenti di rivedere l'ordinanza viabilità e parcheggi il Comune non ha risposto. D'altronde, ormai restano solo due settimane di tortura. Ammesso che le date dei concerti non cambino, come già successo. Ma è snervante stare a cercare chi e quando suona. Persino i commercianti della zona a volte restano spiazzati e se gli chiedi nomi e date, capita che non li sappiano neanche loro.
Il Comune sembra fare lo struzzo. Resta poco da patire, va bene, il che però vuol dire ancora 9 concerti in 14 giorni. Più appunto il festival latrino all'Acquatica, che terminerà solo a fine luglio, portando ancora in dono a Quinto Romano e Baggio traffico, sosta selvaggia, microcriminalità, spazzatura e il decesso di un campo coltivato, usato come parcheggio, facente parte del Parco Agricolo Sud, come ricordato da consiglieri del Municipio 8, ignorati dallo stesso Comune.
E magari il futuro dello Stadio saranno i concerti? Non vediamo l'ora..

grazie Christian!

 Mi sono appena visto (due volte) l'intervista a Christian Di Martino, il poliziotto che la sera dell'8 maggio è intervenuto con altri colleghi per via di un immigrato che lanciava pietre contro persone e treni.
La prima cosa che mi colpisce di questo ragazzo è la sua bontà disarmante: pacato, umile, senza vanità, semplice. È il poliziotto che vorresti avere nel tuo quartiere, magari pure come vicino. 
Un altro fatto sorprendente è come ammetta che lo rifarebbe: non si pente, no, anche se ha perso un rene - e per questo dice "devo solo stare un po' attento alla dieta". Dopo le coltellate, non ha smesso di cercare di fermare chi lo aveva appena ferito a morte. E a un Del Debbio stupito, perché senti che sta parlando onestamente, risponde che è riuscito forse per l'adrenalina, senza lanciarsi in discorsi di eroismo.
Ma quello che mi commuove di più è che quando è uscito dal coma, Christian ha detto "L'ho fatto per Milano". Sì, l'ha fatto per noi, davvero, dopo che erano state ferite due persone e danneggiati dei treni. Sento particolarmente questa frase perché è gente come lui, invisibile, sconosciuta, che non si ferma e lavora per la città, che la rende ancora umana, decente e parlo con cognizione di causa. Quella sera, infatti, per fortuna non ero di turno nell'assistenza agli homeless, ma alla stazione di Lambrate ci devo andare almeno tre volte alla settimana. E sin da quando ho iniziato il servizio, diversi anni fa, per me quel posto è un incubo. È vero, al binario 12 non ci stiamo andando più, anche perché ci dorme gente poco raccomandabile, sex-offender, e non solo. Ma Christian ci è passato.
La sera dell'8 maggio a Lambrate c'è stato ben altro che un film. Il pazzo che lancia pietre, i poliziotti che arrivano, Christian che cerca di fermarlo col taser, ma il giubbotto para la scarica. Poi, le coltellate, la colluttazione, il fermo del magrebino. L'ambulanza che si precipita e soccorre il giovane agente, le volanti che lo scortano all'Ospedale, così come faranno nel portare lì la fidanzata, a notte fonda. E i colleghi che donano sangue, per le decine di trasfusioni, i medici a operare per ore e ore...
Tutte queste persone sono le forze del Bene. Se il male non trionfa, è proprio grazie a chi fa il suo dovere, e non si ferma, davanti a niente e nessuno.
 
Grazie Christian!
 

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